Negli Stati Uniti più di 11.000 bambini sono stati separati da un genitore, migliaia di minori risiedono nei centri federali e centinaia di donne sono state arrestate in stato di gravidanza. Le politiche di immigrazione, incarnate dalle azioni dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), pesano anche sulle spalle delle famiglie.
Le azioni dell’
Immigration and Customs Enforcement (ICE), che hanno raggiunto l’apice mediatico durante l’
Operation Metro Surge (dicembre 2025 – febbraio 2026), hanno mostrato un alto livello di violenza e arresti di massa, con migliaia di persone fermate. Durante le operazioni sono morte alcune persone, tra cui
Renée Good e
Alex Pretti, uccise da agenti federali, e un uomo deceduto in custodia. Le retate aggressive, l’uso della forza e i controlli indiscriminati hanno causato paura diffusa, proteste e gravi disagi sociali.
Nel periodo di Operation Metro Surge,
gli agenti arrestavano circa 49 persone al giorno. In realtà, già prima di tale periodo e dello spiccato aumento di attività, la situazione era già drammatica:
un report del New York Times mostra che, attraverso le operazioni ICE,
fino a dicembre 2025, avvenivano all’incirca 67.000 trasferimenti interni al mese. La maggior parte delle persone detenute o deportate ha origini latinoamericane, come Ecuador, Messico, Guatemala e Honduras.
Nonostante l’amministrazione Trump annunci con orgoglio di arrestare criminali, nuovi dati (MPR News) dimostrano che
meno di un quarto delle persone arrestate aveva una condanna penale a loro carico e il 13% risulta avere un procedimento penale pendente. Infine, sembra che il 35% degli arresti fosse una conseguenza “collaterale” più che dei target effettivi.
L’aumento degli arresti rapidi e arbitrari ha iniziato ad espandere una crisi umanitaria negli Stati Uniti:
la crisi delle famiglie di persone immigrate che vengono separate a causa delle detenzioni e delle deportazioni, la crisi di bambini e ragazzi che vengono allontanati dai genitori.
In 7 mesi più di 11.000 bambini sono stati separati da almeno un genitore a causa degli arresti.
Uno studio pubblicato di recente da
Propublica mostra che, nei primi sette mesi dell’amministrazione Trump,
più di 11.000 bambini cittadini statunitensi hanno avuto un genitore arrestato e detenuto dall’ICE – il report ha considerato nel conteggio solo i padri per evitare di contare alcuni minori due volte – e suggerisce che, mantenendo lo stesso ritmo, il numero sarebbe raddoppiato nei mesi successivi. Legalmente, negli Stati Uniti i minori non possono raggiungere i genitori nei centri di detenzione per immigrati; per cui alcuni di loro vengono affidati ad amici di famiglia o a sconosciuti in seguito all’arresto dei genitori. Anche lo studio di
ProPublica conferma un dato già visto: «Durante l’amministrazione Trump, più della metà dei padri detenuti con figli cittadini statunitensi e circa tre quarti delle madri non avevano condanne penali negli Stati Uniti, se non per reati legati al traffico o all’immigrazione».
Gli agenti dell’ICE dovrebbero chiedere alle persone che arrestano se sono genitori o tutori legali di minori e, in tal caso, consentire loro di organizzare l’assistenza per i figli. Tuttavia,
la rapidità degli arresti e delle deportazioni causa spesso un allontanamento tra genitori e figli, che possono ritrovarsi a migliaia di chilometri di distanza senza aver avuto l’occasione di organizzarsi o di vedersi.
A tal proposito,
uno studio della
Women’s Refugee Commission (WRC) e di
Physicians for Human Rights (PHR) ha intervistato numerose famiglie provenienti dall’Honduras che hanno subito arresti o deportazioni. Da queste testimonianze sono emerse
chiare violazioni della politica statunitense che dovrebbe preservare l’unità familiare: risulta infatti che la maggior parte dei genitori non è mai stata interrogata sulla presenza di figli e non ha avuto la possibilità di contattarli o di avvisare chi si prendeva cura di loro.
I bambini lasciati soli vengono destinati ai centri federali per minori non accompagnati.
Alcuni minori, che si ritrovano senza tutori legali sul territorio, vengono etichettati come
minori non accompagnati e assegnati ai centri federali per minori. Nell’ultimo anno, l’Immigration and Customs Enforcement ha trasferito nei centri federali per minori non accompagnati più bambini rispetto ai quattro anni precedenti messi insieme. Inoltre, dal gennaio 2025,
la durata media della detenzione dei bambini è aumentata del 386%, a volte superando il limite massimo di detenzione e aggravando ulteriormente le condizioni fisiche e mentali dei minori.
Vi sono poi casi in cui l’intera famiglia viene detenuta in centri specializzati per famiglie, come il
South Texas Family Residential Center di Dilley. I dati del Deportation Data Project mostrano che circa
3.800 minori sono stati ospitati nei centri di detenzione familiare tra gennaio e ottobre 2025. Più di 2.600 sono stati presi dagli agenti ICE all’interno del Paese, non al confine. La detenzione ha un impatto immediato e profondo sulla salute mentale dei minori. Molti sviluppano
ansia, incubi e comportamenti regressivi, mentre nel lungo periodo possono emergere disturbi più gravi come
depressione e
PTSD. Alcuni perdono peso o sviluppano
carenze nutrizionali, mentre altri vedono peggiorare condizioni mediche già esistenti. Ci sono segnalazioni di cibo inadeguato, assistenza medica insufficiente e un clima generale di paura.
Aumentano anche i casi di donne detenute in stato di gravidanza o in fase post-partum.
Nelle linee guida aggiornate del 2021 dell’Immigration and Customs Enforcement, era stabilito che le
donne in stato di gravidanza, nel periodo post-partum o in fase di allattamento non dovessero essere detenute, se non in circostanze eccezionali. Tuttavia, i dati più recenti mostrano una realtà diversa: il Department of Homeland Security ha riferito che
tra il 1° gennaio 2025 e il 16 febbraio 2026, 363 donne in queste condizioni sono state deportate, mentre
121 risultavano ancora detenute alla stessa data. Anche questo fenomeno dimostra una grave crisi umanitaria in cui i diritti delle persone, dei minori e delle famiglie in particolare, spesso non vengono rispettati.