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4 Febbraio 2026
Ultima modifica: 4 Febbraio 2026 ore 17:12

Migranti minorenni soli: che fare? La prima accoglienza non basta

Migranti minorenni soli: che fare? La prima accoglienza non basta
Foto di Roberto Fortugno
Confronto a Catona (RC) con il procuratore Roberto Placido di Palma. Le storie dei "Figli venuti dal mare". La testimonianza di Alazar, da minore accolto a mediatore culturale. Il rischio di finire tra la criminalità minorile, servono progetti di inclusione
A Catona (RC) si sono incontrate le storie di dolore e di speranza dei Figli venuti dal mare, minori stranieri che sono arrivati soli sulle coste dell'Italia e che sono stati accolti alla Casa dell'Annunziata, una struttura di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, situata a Reggio Calabria e gestito dalla Comunità di don Benzi.

L'appuntamento si è tenuto venerdì 30 gennaio alle ore 18.45 presso la Chiesa di San Francesco alla marina in via Beato Umberto 32 a Catona (RC). Ecco ciò che è emerso.

«Abbiamo riaperto questo luogo proprio per realizzare iniziative come queste. Ascoltare queste storie sarà davvero importante» ha detto don Francesco Siclari, parroco della chiesa di Catona, aprendo l'evento 
 
Giovanni Fortugno, responsabile della Casa dell'Annunziata, racconta l'operato svolto assieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII nel corso degli ultimi anni, in particolare nel sud Italia, dove l'emergenza migranti necessita di risorse umane. Particolare rilevanza, sottolinea, riveste la prevenzione e il contrasto del fenomeno dei maranza e delle baby gang che, spesso, sfruttano i piccoli migranti con l'unico esito di danneggiarne l'adolescenza. «Noi della Comunità Papa Giovanni XXIII partiamo sempre dalle periferie. Tanti anni fa ho iniziato a occuparmi di immigrazione, senza conoscere gli eventuali risvolti futuri. Attraverso i primi viaggi ho conosciuto questa realtà. In particolare, il fenomeno degli MSNA, minori stranieri non accompagnati. Bambini molto piccoli, anche arrivati all’età di 2-3 anni»

Storie ora raccontate nel libro Figli venuti dal mare scritto assieme al giornalista Luca Luccitelli.
«Dal 2013 al 2019 sono sbarcati 8000 minori non accompagnati, che restano ancora oggi in carico alla città di Reggio Calabria. Oggi si contano anche nuovi termini, come il fenomeno dei maranza a Milano. Il nostro lavoro si incentra sulla prevenzione, anche se in questi giorni sento parlare spesso di repressione. Questo libro contiene 9 storie, io sono testimone diretto di almeno 5 di esse.» 

Alazar, una storia di resilienza

Tra le storie raccontate nel libro anche quella di Alazar, oggi mediatore culturale presso la Casa dell'Annunziata, presente all'incontro. Una storia di resilienza e tenacia, che racconta direttamente: «Sono nato nel 1994 in Eritrea. Non sono cresciuto come un bambino normale, ma sono cresciuto in un ambiente dove c'era sofferenza e mancanza di libertà. Il mio è un paese in cui c'è la dittatura. Un giovane non potrà mai lavorare, perché è il governo che sceglie per lui. Il suo destino è divenire soldato. Ho lasciato il mio paese nel 2011, dopo aver partecipato a una guerra da bambino-soldato. Volevo costruirmi un futuro positivo. Sono fuggito in Sudan, dove rimasi due settimane, trovai un trafficante, con il quale crebbi. Il successivo viaggio è stato pesante, abbiamo perso molte persone. Durante la traversata nel deserto, molti sono caduti e sono stati abbandonati. Il trafficante mi ha venduto, assieme ad altre persone. Siamo finiti in un capannone, dove ho trascorso 5 mesi. Il film “Io capitano” è vero, la storia è proprio quella. Ho subito torture, avevo pure la gamba rotta. Grazie a mia sorella, che ha pagato, sono uscito da lì, ma non ero del tutto al sicuro. Sono andato in centro città, ho scelto di tornare indietro. Dovevo ancora curarmi, avevo solo 16 anni. Ho scelto, dopo altri tre mesi, di tentare nuovamente il viaggio. Mio zio mi consiglio il modo con cui viaggiare, ma venni fermato ancora. Minacciarono di rimpatriarmi nel mio paese, io li pagai. Tornai di nuovo indietro, ma questa volta la mia famiglia mi raggiunse. Purtroppo, i miei fratelli non c'erano più. Mio padre scelse di spostarsi in Etiopia, dove vissi per 7 anni. Studiai, ma nel 2018 scoppiò la guerra civile. Non potevo concludere gli studi. Correvamo il rischio di morire, mio padre, dunque, ha cercato un modo per uscire dal paese. Ha trovato il progetto dei corridoi umanitari e siamo arrivati in Italia. Attorno al 2020, cominciai a studiare infermieristica a Torino, ma, a causa del COVID, dovetti interrompere gli studi. Quindi, grazie a un'opportunità iniziai a lavorare con la Comunità. Oggi sono qui grazie a loro».

L'importanza della prevenzione

Non tutte le storie finiscono come quella di Alazar. «Anche quest'anno sono arrivati molti minori - spiega Fortugno - e, se non entrano in determinati progetti, faticano a integrarsi, a inserirsi nell’educazione. Nel 2025 abbiamo accolto 32 minori, 12 dei quali si sono allontanati volontariamente. Vanno al nord, dove non vengono assorbiti dal tessuto sociale, dunque rischiano di essere assorbiti dal fenomeno delle maranze. Per questo lavoriamo sulla prevenzione.» 

Il procuratore: «Questo libro mi ha rivitalizzato»


Sottolinea l'importanza della prevenzione anche Roberto Placido di Palma, Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, per fornire ai giovani, non solo migranti, strumenti per affrontare meglio l'esistenza e superare le loro difficoltà. «L’accoglienza e integrazione di questi ragazzi è un problema. Tendiamo a ignorare i loro bisogni. Uno dei metodi di accoglienza si basa sull'amore, su comunità di accoglienza che non siano solo numeriche, perché i ragazzi non sono dei numeri. Il tema della prevenzione parla anche dei nostri figli. Il minore che sbaglia è vittima di un sistema che non si è preso cura di lui. Oggi i genitori dedicano poco tempo ai figli, non discutono con loro. Allora loro verranno abbandonati a vivere allo stato brado. Purtroppo, c'è molta violenza domestica nelle famiglie. Questo libro, presentato per la prima volta il 13 Dicembre 2024, mi ha rivitalizzato in un periodo delicato della mia vita. La nostra cristianità ci deve ricordare l'importanza di accogliere lo straniero».
 

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