Si è da poco conclusa la XXVI Settimana nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare della CEI a Verona. C'è stata anche una presenza della Comunità Papa Giovanni XXIII. C'erano Mariangela Zama e Vincenzo Guerrini, delegati della Comunità.

E la coppia calabrese Silvia Catalano e Giuseppe Alì, presenti come responsabili della regione Calabria, ma anch'essi della Comunità di don Benzi. A questi ultimi abbiamo fatto qualche domanda.
«Il mandato di padre Marco Vianelli alla CEI, iniziato poco prima della pandemia, ha attraversato uno spartiacque profondo. Quei mesi di lockdown hanno messo a nudo fragilità, paure e isolamento che oggi, nel 2026, sentiamo ancora riecheggiare nelle nostre comunità. Eppure, proprio da queste crepe emerge una verità antica: la famiglia resta il punto di partenza per ricostruire legami solidi.
"È il luogo naturale in cui si impara la relazione, la reciprocità, la costruzione di legami", ha ricordato Vianelli con parole che risuonano come un richiamo urgente. Pensiamo alle famiglie che anche noi come Comunità Papa Giovanni XXIII abbiamo incontrato attraverso la nostra vocazione specifica – mamme in gravidanza alle prese con ansie e paure, nuclei famigliari in difficoltà economiche e sociali, giovani isolati dai coetanei, disagio sociale»
«Quando funziona, la famiglia diventa il primo laboratorio di umanità: disinnesca conflittualità sociale, insegna l'empatia nei litigi domestici, genera resilienza nelle prove quotidiane, come un recupero post-infortunio che parte dal sostegno familiare.
Ma la pandemia ha regresso molti a uno stato di ritrazione, amplificando paure e distanze. I figli hanno lanciato un appello: non accuse, ma mani tese verso i genitori. E la Chiesa risponde con una pastorale della familiarità, da "casa aperta" che accoglie senza giudizio».
«Regredendo alle basi, l'ascolto disarmato è la chiave. Per i genitori, significa riscoprire il dialogo autentico, come in un esercizio di fisioterapia che riparte dal movimento più semplice. Per la Chiesa, continuare a essere ponte tra generazioni, integrando voci giovanili in eventi comunitari – pensiamo a festival familiari o progetti di sostenibilità energetica condivisi,incontri per raccontarsi e riscoprire valori che uniscono generazioni intorno a un bene comune».
«Accogliere questo appello non è retorica: è sfida concreta. Trasformare la fragilità in dialogo fecondo genera speranza e futuro che possa prevenire isolamenti e solitudine, promuovere sostegno alla vita e al nucleo famigliare che fa fatica nel quotidiano e rigenerare una comunità che condivide la vita. È tempo di agire: famiglie aperte, chiese accoglienti, un'Italia che riparte dal cuore. Un Chiesa che accoglie tutti come ha più volte ribadito il cardinale Matteo Zuppi, che in questi giorni ci ha accompagnato con la sua omelia ricca di esperienza concreta, quotidianità che è testimonianza viva della conoscenza dell'animo umano».
Una famiglia che vive la ferialità quindi, come la Comunità Papa Giovanni XXIII, che - oltre alle due coppie di cui abbiamo scritto sopra - era presente anche tramite i responsabili della Diocesi Cuneo-Fossano Paolo Tassinari e Sandra Rosano. Una vocazione sempre immersa nel cammino della Chiesa.

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