Il tema del secondo incontro della rassegna "Zone d'ombra - conflitti ignorati" è la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e l'estrattivismo delle risorse minerarie che alimenta la violenza nel Paese. Gli attivisti testimoniano le ingiustizie che avvengono e il sistema di mercato che le mantiene.
La
Comunità Papa Giovanni XXIII e il
Portico della Pace hanno dato spazio a un conflitto che non compare nelle televisioni o nei telefoni, pur alimentandoli. Martedì 12 maggio si è tenuto a Bologna il secondo incontro della rassegna
"Zone d'ombra - conflitti ignorati": il tema è la
Repubblica Democratica del Congo (RDC) e l'estrattivismo minerario occidentale che devasta il Paese e su cui si costruisce il privilegio della nostra tecnologia.
Hanno portato la loro testimonianza gli attivisti
John Mpaliza e
Giacomo D'Alessandro. John è il portavoce di riferimento della
Rete per la Pace in Congo, nata dopo la visita di Papa Francesco in Congo nel 2023. Ha parlato del conflitto che affligge la RDC, in particolare
la zona chiamata Kivu, nell'est del Paese. Sono passati 32 anni dal genocidio in Ruanda e 30 dall’invasione ruandese in Congo: drammi che ai nostri occhi sembrano lontani, ma continuano a lasciare strascichi di dolore e violenza nelle persone di quei luoghi.
Il conflitto e i massacri avvenuti hanno causato 10 milioni di vittime. Trent’anni dopo,
a partire dall'inizio del 2025, il gruppo armato M23, sostenuto dal Ruanda, ha intensificato le sue operazioni, occupando aree chiave del Kivu e terrorizzando la popolazione. Nel Kivu l’aiuto umanitario non arriva: le frequenti razzie e violenze dei gruppi armati bloccano l’arrivo delle organizzazioni internazionali.
Non è una guerra convenzionale:
è una guerra di violenza sistematizzata contro i civili, in particolare contro le donne, considerando che lo stupro è un’arma strumentale dei gruppi armati.
Perché le nostre televisioni non parlano di queste tragedie e dei 6 milioni di sfollati interni al Paese?
Per rispondere alla domanda precedente è necessario fare un altro passaggio:
Come si sostengono i gruppi ribelli armati?
I ribelli si mantengono grazie al
supporto del Rwanda e di altri Stati limitrofi, grazie ai
saccheggi e grazie
all’estrazione e all’esportazione di risorse minerarie considerate preziose dai Paesi più potenti, tra cui Paesi europei e Stati Uniti.
I gruppi armati controllano le miniere e schiavizzano i civili congolesi, tra cui centinaia di migliaia di bambini.
È il
coltan che permette a tutti noi di avere un telefono in tasca: l’80% di questa risorsa arriva dal Kivu. Il
cobalto, elemento chiave per le batterie delle macchine elettriche, per il 70% viene dal Congo. Allo stesso modo,
uranio,
oro,
tungsteno (usato per componenti aerospaziali e militari),
stagno e
litio vengono da quelle terre.
Le risorse minerarie di questo Paese sono il cuore della nostra tecnologia e la loro estrazione alimenta la violenza sistematica. Ecco che diviene chiara la risposta alla domanda iniziale: le vittime del Congo non sono “non viste”, ma volutamente ignorate, nascoste per il bene delle finanze delle multinazionali e dei Paesi più ricchi. Ne è un esempio
il memorandum d'intesa UE-Ruanda (febbraio 2024), che promuove una fornitura sostenibile di materie prime critiche, ma che continua a fondarsi sullo sfruttamento dei congolesi e sul contrabbando delle materie prime.
Giacomo pone un quesito provocatorio: «Vogliamo davvero credere che nel 2026 non sia possibile comprare legalmente delle materie prime da un Paese e pagare le giuste licenze di estrazione, le giuste tasse, le giuste compensazioni ambientali?»
Micheline, attivista della Repubblica Democratica del Congo, racconta: «A 7 anni ho scoperto cos’era il suono di una bomba, il suono di un fucile. Il mio intento è quello di condividere la rabbia che accumulo, la rabbia di Micheline bambina, che si chiede perché un bambino del Congo non possa avere la sua infanzia.
Siamo sempre più schiavi della tecnologia, mentre i potenti si arricchiscono sull’infanzia dei bambini».
Per
vedere la rassegna completa, basta cliccare qui:
la registrazione della rassegna, disponibile a tutti sulla pagina della Comunità Papa Giovanni XIII tramite la piattaforma YouTube.