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11 Maggio 2026
Ultima modifica: 11 Maggio 2026 ore 09:06

Ministero della Pace: dalla visione alla governance

In libreria dal 12 maggio, il libro sarà presentato al Salone di Torino venerdì 15 maggio ore 17,30, in un dibattito condotto dal direttore di Avvenire Marco Girardo
Ministero della Pace: dalla visione alla governance
A due anni dal precedente libro dedicato al Ministero della Pace, in un mondo lacerato dalle guerre, il progetto non è più una visione di futuro ma una necessità del presente. E questo libro spiega come attuarlo
Il 12 maggio arriva nelle librerie – fisiche e on line, anche in formato e-book –  il saggio di Laila Simoncelli Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte. Il testo, edito da Sempre Editore, si inserisce in un clima mediatico dominato dall'emergenza bellica, proponendo un approccio strutturale alla risoluzione delle crisi.
Il volume troverà la sua prima sede di confronto al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove verrà presentato venerdì 15 maggio alle ore 17:30.
 

 
Il lavoro di Simoncelli si discosta dalla saggistica d'opinione per farsi «mappa per il presente», uno strumento tecnico-politico che mira a superare la gestione episodica dei conflitti. Nella prefazione, Matteo Fadda, Responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, inquadra l’opera come «la naturale e necessaria evoluzione di un impegno civile che deve diventare un impegno dello Stato». Secondo Fadda, la frammentazione degli interventi attuali «non è più sostenibile» e richiede un approdo unitario all'interno dell'architettura governativa.
L’autrice, nell’introduzione al testo, definisce l’operazione in termini pragmatici: «Costruire la pace non è un sogno, è mestiere, arte e responsabilità».

L'ipotesi centrale è quella di un dicastero inteso come «cabina di regia della nonviolenza a livello istituzionale», in grado di coordinare ambiti che spaziano dall'istruzione alla difesa civile. L’obiettivo non è l’aggiunta di un apparato burocratico, ma un riorientamento del modo in cui lo Stato gestisce la sicurezza e il bene comune.
L'opera si articola lungo cinque direttrici operative, arricchite dai contributi di figure di riferimento del settore. Ogni "rotta" è introdotta da un esperto che ne analizza l'applicabilità pratica:
·       Raffaele Crocco, ideatore dell'Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, esamina il ruolo dell'informazione nella costruzione del consenso;
·       Giorgio Pieri, coordinatore delle Comunità Educanti con i Carcerati (CEC), approfondisce i modelli di giustizia riparativa;
·       Andrea Michieli, direttore dell’Istituto di diritto internazionale della pace Giuseppe Toniolo, analizza il ruolo delle città come laboratori di democrazia;
·       Carlo Cefaloni, redattore di Città Nuova, interviene sulla riconversione dell'industria bellica in economia civile;
·       Massimo Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, delinea le strategie per una difesa popolare non armata;
·       Gianfranco Cattai, coordinatore di Retinopera, conclude l'analisi con una riflessione sull'economia della fraternità.
Simoncelli conclude ricordando che la pace deve essere considerata una «competenza complessa» che va «imparata, coltivata, organizzata».
Il volume offre anche gli strumenti legislativi per il passaggio all'azione: in appendice è infatti riportato un fac-simile di disegno di legge per l'istituzione del Ministero della Pace, completo di articolato tecnico e piano finanziario triennale. Un segnale che, nelle intenzioni dell'autrice, il passaggio dalla teoria alla pratica amministrativa è già stato tracciato.
 

Intervista a Laila Simoncelli, autrice del libro "Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte"

 
Laila Simoncelli
Due anni fa usciva “Ministero della pace. Una scelta di futuro”. Ora un nuovo libro che appare una sorta di sequel: “Ministero della pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte”. Il futuro è diventato presente?
«Il futuro non è arrivato: è stato chiamato per nome. Nel primo libro il Ministero della Pace era una scelta possibile. Oggi è diventato un cantiere aperto. Non siamo più nel tempo delle dichiarazioni, ma in quello delle decisioni. Mentre parliamo, il mondo brucia, dall’Ucraina al Medio Oriente, fino alle guerre dimenticate in Africa. E ogni giorno aumenta la spesa militare mentre si tagliano scuola, sanità, cura. In questo scenario, continuare a parlare di pace senza organizzarla rischia di svuotarne totalmente il significato. E la verità è semplice e scomoda: ciò che riconosciamo come necessario lo strutturiamo, lo rendiamo sistema, lo sosteniamo nel tempo. E noi abbiamo organizzato tutto — l’economia, la difesa, la burocrazia — tranne la pace. La verità è brutale: la guerra è organizzata, la pace, no. Il Ministero della Pace nasce per ribaltare questa logica. Per dire una cosa semplice e radicale: la pace deve avere strutture, risorse e dignità prioritaria nelle politiche pubbliche.»
 
Sono passati oltre 30 anni da quando don Oreste Benzi, nel 1994, scrisse al Presidente del Consiglio incaricato proponendo l’istituzione di un Ministero della pace. Sembrò una delle sue tante provocazioni. Invece ora c’è chi ci crede davvero. Cosa è cambiato?
«È cambiata la realtà, che oggi è molto più radicale delle parole. Quando don Oreste Benzi lanciò questa idea, sembrava una provocazione profetica. Oggi è diventata una risposta necessaria. Viviamo in un mondo che produce conflitti in serie: nelle relazioni, nell’economia, nella politica, perfino nel linguaggio. E allora la domanda non è più: “Serve un Ministero della Pace?” La domanda è: per quanto ancora possiamo permetterci di non averlo? Quella intuizione ha fatto un percorso silenzioso: è scesa nei territori, nelle scuole, nelle comunità. Anzi, oggi ci si chiede perché ci abbiamo messo così tanto a capirlo. Quella intuizione è diventata ora una piattaforma politica.»
 
Un libro che propone concetti ma anche molto operativo: in appendice troviamo addirittura una proposta di legge per istituire il Ministero della Pace, ma anche proposte di delibere comunali. Quanto è importante il lavoro nei territori?
«È lì che la pace prende forma. La pace non nasce nei documenti: nasce nelle relazioni quotidiane, nei quartieri, nelle comunità che scelgono di trasformare i conflitti invece di subirli. Ogni amministrazione locale che investe in mediazione, in partecipazione, in coesione sociale, sta già costruendo pezzi concreti di questa visione. Questo libro lo afferma con chiarezza: la pace è una infrastruttura viva, fatta di legami. Per questo le proposte operative non sono dettagli tecnici, ma strumenti di bellezza civile: perché rendono possibile una convivenza più giusta, più consapevole, più umana. La pace cresce dove qualcuno decide di prendersi cura delle relazioni, non di avere ragione.»
 
La scuola che ruolo può avere?
«Non basta trasmettere conoscenze: oggi è necessario formare persone capaci di stare nelle differenze, di ascoltare, di trasformare i conflitti. La nonviolenza non è un’astrazione: è un sapere concreto, che si apprende e si pratica. Educare alla pace significa dare strumenti per vivere insieme, coltivare empatia, responsabilità, capacità di cooperazione. La pace non si aggiunge all’educazione: la attraversa. Oggi o insegniamo ai ragazzi a stare nei conflitti, oppure li condanniamo a subirli o a riprodurli. Educhiamo a competere, a performare, a vincere, ma non educhiamo a comprendere, a mediare, a cooperare. E poi ci stupiamo se la violenza cresce. La nonviolenza non è un lusso per tempi tranquilli. È una competenza di sopravvivenza per tempi difficili. Chi non sa gestire un conflitto, prima o poi lo trasforma in violenza. Portare la pace nella scuola significa fare una scelta radicale: formare cittadini, non solo studenti. Quando la scuola insegna a non farsi la guerra, la società impara a non distruggersi.»
 
In ogni capitolo c’è anche un contributo di altre persone: perché questa scelta?
«Perché la pace ha sempre una forma plurale. Non nasce da una voce sola, ma dall’incontro tra esperienze, competenze, sensibilità diverse. Questo libro è costruito così perché vuole essere già, nella sua forma, un esempio di ciò che propone: una governance condivisa, una responsabilità diffusa. In un tempo segnato da divisioni e semplificazioni, scegliere la coralità è una scelta culturale e politica insieme. La pace non è uniformità: è armonia tra differenze. E forse la sua forza sta proprio qui: non nel convincere tutti, ma nel creare spazi in cui ciascuno possa contribuire. Perché la pace non si firma: si costruisce insieme, giorno per giorno.»
 
È possibile acquistare il libro direttamente dallo shop della casa editrice, e in tutte le librerie fisiche e on line.
Disponibile anche la versione e-book negli store dedicati.

 

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