1 Agosto 2019

La tossicodipendenza si cura con la poesia

Versi diversi in una serata di poesia e riflessione con l'artista Roberto Mercadini e i ragazzi delle strutture terapeutiche della Comunità Papa Giovanni XXIII
Foto di Andrea Luccitelli
L’arte di saper raccontare storie appartiene senza dubbio all’artista cesenate Roberto Mercadini. Autore, grande affabulatore, con oltre 150 date all’anno, porta in giro per la Romagna e per il resto d’Italia i suoi monologhi su temi che spaziano dalla Bibbia ebraica all’origine della filosofia, dall’evoluzionismo alla felicità.
Lunedì 29 Luglio il suo piglio istrionico unito a una grande sensibilità è stato messo a servizio del reading poetico “Feritoie” a San Mauro Pascoli (FC), nell’ambito della rassegna poetica “Il giardino della poesia”, una rassegna davvero significativa organizzata da esperti e sul cui palco da anni si susseguono artisti e poeti nazionali di un certo livello. 
“Feritoie” è un progetto culturale proposto dalla Comunità Papa Giovanni XXIII nell’ambito della rassegna poetica sanmaurese, in cui l’estro di Mercadini si è fatto interprete dei componimenti poetici scritti dai ragazzi ospiti delle strutture terapeutichedella Comunità. A Mercadini è stato chiesto di selezionare le poesie più significative per lui tra le tante partecipanti al concorso “PrimaVera poesia” che ormai da 5 anni a questa parte viene proposto a tutti gli ospiti delle comunità terapeutiche della Papa Giovanni XXIII, quale strumento creativo e occasione per i partecipanti per dare voce ai propri vissuti su temi come la bellezza, la libertà e, in quest’ultima edizione, la realtà in tutte le sue forme. 
Poesie pregne di significato, dolore e speranza ritrovata, la riprova di come il potenziale espressivo anche nei vissuti più dolorosi si faccia intenso e necessario, ricerca di nuovi pertugi capaci di trasformare le ferite in feritoie. 
Al termine di una serata davvero intensa e partecipata, presenti anche alcuni autori delle stesse poesie chiamati a dialogare con l’attore sempre attraverso la poesia, abbiamo avuto il piacere di raccogliere alcune considerazioni da parte dello stesso Mercadin. 
 
Con che criterio hai scelto le poesie dei ragazzi? 
Ho scelto quelle che mi toccavano di più, che mi sorprendevano e che mi sembravano le più emozionanti e poi ho scoperto che si poteva cucire quasi una narrazione, un filo rosso. Ho associato ogni poesia dei ragazzi a una poesia di un grande poeta rendendomi conto che spesso si tenevano per mano; a volte l’una era il rovescio della medaglia dell’altra. Ho trovato la cosa sorprendente.
 
Cosa ti ha sorpreso di più?
Mi ha sorpreso vedere che la poesia è sempre la poesia, quella dei grandi poeti come quella di un neofita, in questo caso di un ragazzo che fa la comunità, che soffre e che si è appena approcciato alla scrittura come attività terapeutica. La poesia è una cosa che ci fa mettere nei panni degli altri e questo ritorna nei poeti antichi come in quelli moderni, così come nelle poesie di questi ragazzi. 
 
La poesia è terapeutica?
È terapeutica per la persona e lo è anche per la nostra società, perché rende le persone più empatiche.
 
Chi è oggi il poeta secondo te? C’è ancora lo spazio per essere poeti?
Penso di sì perché la poesia ha 2 caratteristiche fondamentali: la prima è quella di poter vedere avere un punto diverso sulle cose. Dobbiamo renderci conto che il mondo è sempre più grande, c’è sempre più diversità, novità e ignoto. La seconda è che nella poesia c’è un lavoro sulla lingua, che viene rinnovata. Si creano dei neologismi, si recuperano delle parole antiche ora in disuso, si impara a mettere le parole in un ordine diverso rispetto al solito. Questa è un’epoca di trasformazioni in cui si trasforma anche la lingua, a maggior ragione ha senso che si faccia della poesia. La poesia è l’arte del dialogo e questo è un tempo che ne ha davvero bisogno.
 
Che idea hai rispetto alla tossicodipendenza? 
Ho conosciuto alcune persone quando ero giovane che erano dipendenti. Ho visto la tristezza di avere avuto una vita fiorente che svanisce, il volo che viene tarpato. La vita di un ragazzo che potrebbe essere felice, avventurosa, elettrica che invece si spegne. Anni fa poi fa poi ho fatto un monologo sulla dipendenza e sull’adolescenza e ho avuto occasione di parlare con dei responsabili del SERT che mi spiegavano come fosse cambiata la dipendenza. Mentre in passato l’uso di certe sostanze aveva a che fare col contestare questa società, ora c’è una perversione ancora più inquietante perché a volte ci si droga per essere accettati, per entrare nei canoni, per essere all’altezza della società che ci vuole sempre belli, pronti, intelligenti. La poesia non ha paura di dire il dolore e contrasta questa allegria obbligatoria che è deleteria. Il non concedersi mai un momento di riflessione, di malinconia, di tristezza fa male ed è falso.