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19 Luglio 2021

Lavorare sulla coppia

Crisi di coppia. Occorre lavorarci per risolverla
Foto di nicolagiordano
La coppia funziona solo se le viene fatta una costante manutenzione. Come, del resto, si fa per tutte le cose della vita
Vuoi fare carriera? Lavora!
Vuoi laurearti? Studia!
Vuoi prodotti buoni dalla tua terra? Lavorala!
Ora, se questo principio basilare risulta addirittura banale per la maggior parte degli esseri umani, è difficile capire perché risulti così disatteso per la relazione di coppia.
C’è ancora chi pensa che la vita di coppia sia una questione solo “sentimentale”, una faccenda che ha da essere solamente spontanea.

Piccoli gesti che cambiano la relazione

Proprio ieri parlavo con due sposi ai quale – la volta precedente – avevo dato dei piccoli compiti. Nulla di che: un complimento, una carezza, nulla che possa turbare gli animi, un primo passo per riavvicinarsi nel gelo di una relazione che dura da anni.
Lei aveva fatto la sua parte. Lui no. Oltre a dire che aveva percepito la gentilezza della moglie come “falsa”, giustificava la sua latitanza spiegandomi che il compito “gli dovrebbe venire spontaneo”.
Ora, cari miei, che siete pure laureati: se siete una coppia in crisi da anni, che da mesi non dorme insieme, che si scambia quotidianamente insulti e lamentele; se doveste attuare dei cambiamenti su base “spontanea” non ci sarebbe bisogno di me, e poi l’avreste già fatto.
Tra la spontaneità e la falsità, c’è una terra di mezzo che si chiama impegno.
Come ho scritto nel libro Crisi di coppia. Come uscirne in 10 mosse, che uscirà il 26 luglio con l’Editore Sempre, la coppia in crisi, una volta che ha deciso che vuole risolverla, deve mettere in atto delle azioni correttive rispetto alle azioni sbagliate o alle non-azioni che hanno portato alla crisi.

Azioni concrete, non teorie

Le azioni vanno sempre tradotte in qualcosa di fattibile e concreto, perché il cervello le processi meglio. Quindi è preferibile “datevi un bacio la mattina” (semplice e concreto), piuttosto che “cercate di riavvicinarvi” (teorico e vago); è preferibile evitare indicazioni tipo “non insultarlo” (che è una non-azione, solo un trattenersi) e sostituirla con qualcosa tipo “digli una cosa che ha fatto di buono” (positivo, oggettivo).
Ricordate che le azioni di bene non leniscono solo chi le riceve, ma curano il cuore anche di chi le agisce.