Foto di Karen Warfel
La storia di Luca e Caterina, dalla crisi profonda alla riscoperta di un amore più forte di prima. Il racconto del consulente di coppia.
Luca e Caterina si presentano nel mio studio molto agitati e scontrosi. «Che cosa posso fare per voi?» chiedo. «Niente» risponde subito lui serio. In effetti l'iniziativa era tutta di Caterina. Anzi, più che l'iniziativa, a dire il vero lei non gli aveva nemmeno detto che sarebbero venuti da me.
Sposati da 5 anni, due bambini piccoli, sono una coppia che dall'esterno sembra molto affiatata: una bella famiglia, bene inseriti nel volontariato locale, addirittura animatori di un gruppo di preghiera per coppie.
Mi fai schifo!
«Sabato scorso al gruppo siamo scoppiati - dice secca Caterina -. Io gli ho detto che non mi andava più di stare con uno che ha sempre il muso. Ci siamo sfogati con il gruppo e una mi ha detto che "Ci odiamo" dal modo in cui ci poniamo».
«Il fatto è che lei mi critica sempre per ogni cosa - spiega Luca - per lei sono un marito che fa schifo».
«Io non ho mai usato quella parola - ribatte immediatamente lei - piuttosto sei tu che mi hai detto che ti faccio schifo e che sono una cicciona».
«Sì è vero quando mi critichi mi fai schifo».
Interrompo con una certa diplomazia questo scambio che non portava da nessuna parte e propongo loro di fare qualche incontro per analizzare la coppia, l'incastro, l'innamoramento, i modelli ereditati dalle famiglie di origine.
Loro acconsentono ma prima del successivo appuntamento lei mi manda un messaggio: «Luca non vuole più venire, credo che ci separiamo».
Rispondo che l'accesso da me rimane libero e che loro sarebbero potuti ritornare quando entrambi l'avessero voluto. In realtà non ci speravo molto: tanta aggressività, molto scoraggiamento e soprattutto un sentore di fastidio... quello sì, glielo avevo pure rimandato, un fastidio l'uno per l'altra che non mi spiegavo da dove potesse arrivare.
Circa due mesi dopo, approfittando di un mio stato su WhatsApp nel quale promuovevo un incontro per coppie, lei mi ricontatta. Mi chiede se sono ancora diponibile per un percorso di coppia ed io confermo di sì.
Disponibili a fare dei passi
Luca e Caterina tornano, ora la decisione è presa da entrambi e si sente: entrambi sono disponibili a mettersi in gioco e a fare dei piccoli passi per avvicinarsi all'altro. Non sarà facile perché l'alternanza tra un'idealità molto alta e la sfiducia per le dinamiche nelle quali spesso incappavano li rendeva molto altalenanti.
Ma portare la discussione fuori dal loro solito brodo, sulle famiglie di origine e sul loro innamoramento, ha aiutato ad andare avanti. Un episodio nel loro racconto mi ha colpito: prima che si fidanzassero Luca, durante un campo scuola, aveva fatto trovare a lei un cartellone in un salone con scritto "Caterina sei fantastica". Questo l'aveva sciolta.
Gareggiate nello stimarvi a vicenda
Ho capito quanto per loro la stima reciproca fosse importante: perché lei si è sentita innamorata quando lui le ha fatto un complimento eccezionale, e lui si sentiva uno schifo quando lei lo criticava. Mettendo insieme le due esigenze incrociate ho suggerito loro di "Gareggiare nello stimarsi a vicenda", citando pure San Paolo, visto la loro matrice molto cattolica. In quel momemento loro facevano l'esatto contrario, cioé si criticavano a vicenda. Il cambio di passo avrebbe dovuto essere quello di invertire la rotta, cioé farsi notare le cose che apprezzavano dell'altro.
Questo in un primo momento è servito, ma poi lei lo riteneva un messaggio un po' forzato, poco spontaneo.
Infatti questi piccoli suggerimenti servono per mitigare un poco il clima, non per risolvere un problema di coppia.
Dalla simbiosi alla relazione
Comunque tra alti e bassi si andava avanti. Cercavo di restituire loro sempre un'immagine incoraggiante, anche se non sempre era facile.
Un giorno ho avuto un'intuizione che mi sono permesso di dire loro in questi termini: «Secondo me siete rimasti un po' simbiotici». Ed ho spiegato loro che è normale all'inizio di un rapporto essere fusi interiormente, essere convinti del cambiamento dell'altro, essere dipendenti dal giudizio altrui. È la cosiddetta "fase fusionale" della coppia. Così trovavano una collocazione i dati che avevo raccolto prima: la dipendenza reciproca dai complimenti e dai fastidi, la conflittualità disperante, l'eccesso di emotività nelle naturali divergenze. «Mi sa che è proprio vero che dovete separarvi - ho detto scherzando - ma non come intendete voi, dall'avvocato. Vi devete separare interiormente per porvi come individui l'uno di fronte all'altro e relazionarvi nella libertà e nella verità del vostro essere».
Uno sguardo evolutivo
Lei, studente di Psicologia, si è illuminata, era una chiave di lettura che le piaceva. Lui un po' meno, ma ormai avevo imparato a conoscerlo.
Ora il compito diventava quello di crescere ognuno nella propria individualità, tenendo anche degli spazi per la coppia.
Loro hanno cominciato ad essere più distesi. Non erano "sbagliati" ma soltanto bloccati in una delle fasi della coppia. Dovevano solo imparare ad evolvere. E così stanno facendo, tra alti e bassi, tra cadute e rialzate, nel cammino della vita a due, che è sempre meraviglioso.