25 Maggio 2019

Lavoro interiore: attenti allo spiritualismo!

Intervista a Giovanni Paolo Ramonda in occasione dell’Assemblea mondiale della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Più aumentano le attività di condivisione con i poveri e più c’è bisogno di cuore, di anima, di camminare insieme. Un lavoro che richiede il superamento del proprio io. Dove trovare la forza per vivere questo carisma oggi?
 
Forlì 24 maggio 2019. Inizia oggi al Palafiera e proseguirà fino a domenica l’annuale Assemblea internazionale della Comunità Papa Giovanni XXIII. Tre giorni di testimonianze, confronto, celebrazioni attorno al tema del Lavoro interiore. Prevista un’affluenza di migliaia di persone provenienti dai 43 Paesi del mondo in cui la Comunità opera.

Siamo continuamente connessi, sommersi da notizie spesso contrastanti tra loro su tutti i fronti. In mezzo a tanto brusio c’è chi cerca silenzio. Tra miriadi di oggetti che possediamo ma spesso ci posseggono c’è chi ricerca essenzialità e spiritualità.
Giovanni Paolo Ramonda è alla guida di questa grande famiglia.
 
Perché per l’appuntamento di quest’anno dei membri della Papa Giovanni è stato scelto come tema il lavoro interiore? Ce n’era bisogno?
«Abbiamo da poco celebrato i 50 anni di Comunità con il Presidente della Repubblica Mattarella che ci ha detto: “Voi costruite comunità, società. Siete un segno di speranza nel mondo”. Proprio per questo più aumentano le attività di condivisione, le opere quali le case famiglie, le comunità terapeutiche, le case di pronta accoglienza, le capanne di Betlemme, le ‘scuole del gratuito’, le presenze missionarie in 43 paesi del mondo, più c’è bisogno di cuore, di anima, di camminare insieme. Questo avviene nella misura in cui si ritorna alle sorgenti, al carisma originario per attualizzarlo nell’oggi. Il fondatore don Oreste Benzi ripeteva spesso che “non c’è nessuno più impegnato in questo mondo di chi è immerso in Dio”.»
 
Che cosa si intende esattamente per lavoro interiore?
«È soprattutto il lavoro della preghiera personale e comunitaria. Cioè scegliere spazi di silenzio, di deserto nel quotidiano. Ritagliarsi una cella interiore dove riferire la vita al buon Dio che è presente dentro di noi. Più c’è rumore e comunicazione superficiale, più c’è sete di essenzialità e di spiritualità. Cristo è il grande maestro della vita interiore.»
 
In un momento in cui la società propone la meditazione, la spiritualità, il benessere con se stessi per stare bene con gli altri, il lavoro interiore dove si colloca? 
«Il lavoro interiore ci aiuta a fare chiarezza dentro di noi, a scegliere le priorità, l’opzione fondamentale. Questo però, a volte, è anche lotta per superare l’io che è come un posto di blocco che fagocita tutto, vorrebbe tutto per sé. Il lavoro interiore invece apre all’amore del prossimo e anche di se stessi ma nel giusto equilibrio. E poi porta alla pace del cuore, anche se in mezzo alle tribolazioni o avversità.»
 
Il lavoro interiore che cambiamenti può produrre nella persona che ha intrapreso questo particolare cammino spirituale con i poveri proposto dalla Comunità?
«Nella Comunità Papa Giovanni XXIII il lavoro interiore porta ad una progressiva, graduale immersione in Gesù. Ma anche ad un utilizzo dei beni per il necessario, senza accumulare. Questa è una delle vette più impegnative della condivisione dei beni, altrimenti la spiritualità rimane spiritualismo. Il lavoro interiore poi aiuta anche la fraternità, cioè il camminare insieme con gli altri, con la guida dei responsabili, comunità e autorità: per noi è il modo abituale di procedere. Il tutto nella grande famiglia della Chiesa per essere aperti al mondo.»
 
E nella società?
«Nella società ti senti mandato come operatore di pace, di non violenza, di giustizia, non facendola però pagare agli altri ma partendo da se stessi. È la rivoluzione dell’amore che cambia la società dal di dentro, mettendoci la faccia, con umiltà e determinazione.»
 
Che cosa ti aspetti da questa Tre giorni?
«La Tre giorni è l’Assemblea Generale della Comunità in cui si arriva dai confini del mondo a raccontare le cose belle che sono successe in questo anno. È un momento di festa, di ringraziamento e lode, di fraternità. È la possibilità di rivedere fratelli e sorelle con cui da anni si cammina sulle vie del Regno di Dio. Una immersione nel dono ricevuto per ricevere forza e luce per il cammino da intraprendere, per andare sempre avanti con gioia affidandoci a Maria, madre e fiducia nostra, la mamma che ci porta a riconoscere Gesù nei poveri.»