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12 Marzo 2026

Leone XIV in Africa: sulle orme di Sant'Agostino per una «pace disarmata»

Il viaggio apostolico dal 13 al 23 aprile tra memoria agostiniana e dialogo interreligioso
Leone XIV in Africa: sulle orme di Sant'Agostino per una «pace disarmata»
Foto di ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Il Papa visiterà Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Un pellegrinaggio nel segno del vescovo di Ippona e dei martiri moderni, portando un messaggio di speranza in terre segnate da conflitti e povertà.
«Sono un figlio di sant’Agostino», ha detto papa Leone XIV. E questa figliolanza non l’ha mai nascosta, anzi ne fa un tratto distintivo della propria identità. Non c’è intervento, omelia, discorso, documento in cui non sia citato un pensiero del vescovo di Ippona.  È evidente che il carisma di questo padre della Chiesa lo ha conquistato fin dalla giovinezza e lo guida anche adesso che è chiamato a governare la Chiesa universale.

Il ritorno in Algeria: tra dialogo e ponti

Al ritorno del suo viaggio in Libano aveva dichiarato «Spero di andare in Algeria per visitare i luoghi di Sant’Agostino, ma anche per poter continuare il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano». La speranza si compirà dal 13 al 23 aprile nel corso del viaggio in Africa che porterà papa Prevost a visitare quattro paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.
 
La prima tappa sarà in Algeria, toccando le città di Algeri e di Annaba. L’Algeria è un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione è di religione musulmana, la comunità cattolica è davvero un piccolo resto d’Israele, dove sono rappresentate una quarantina di nazionalità diverse, e che anche in tempi recenti ha subito prove pesanti fino al martirio.

L'elezione nel segno dei martiri di Tibhirine

Papa Leone è stato eletto l’8 maggio, il giorno della festa liturgica dei diciannove martiri di Algeria, fra i quali sette monaci trappisti di Tibhirine e un vescovo. E proprio in quel giorno del 2025, subito dopo l’elezione il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, ha invitato il nuovo papa Leone XIV a visitare il paese nordafricano.
 
Se è la prima volta di un papa in Algeria, non è la prima volta di Robert Prevost che è giù stato due volte in questo paese quando ancora non era stato eletto papa. Andò una prima volta nel 2001 a tenere una conferenza su sant’Agostino, quale priore generale dell’Ordine agostiniano, e una seconda volta nel 2013 in occasione dell’inaugurazione della Basilica dedicata a sant’Agostino, ristrutturata anche con il contributo dello Stato, ad Annaba, l’antica Ippona.  

Il programma: da Algeri alle rovine di Ippona

Il programma dettagliato della visita non è ancora stato diffuso, ma si sa che il 13 aprile ad Algeri avrà incontri con le autorità e con la piccola comunità cattolica del paese. Il 14 aprile il papa si trasferirà ad Annaba dove celebrerà la santa Messa nella Basilica di Sant’Agostino, dove prestano servizio tre agostiniani di origine keniana, sud sudafricana e nigeriana.  Il papa dovrebbe fare visita anche ad una struttura per anziani bisognosi gestita dalle Piccole Sorelle dei poveri, e sosterà anche fra le rovine di Ippona, dove Agostino fu vescovo per oltre trent’anni.

«Disarmali e disarmaci»: il richiamo alla pace

Certamente il viaggio del papa in Algeria, oltre che sulle orme di sant’Agostino, sarà anche nel segno dei martiri moderni, quelli vittime della guerra civile che ha insanguinato il paese fra il 1994 e il 1996. Leone XIV ha mostrato di avere una certa famigliarità con loro, avendo più volte indirettamente citato uno di loro, Christian de Chergè, priore del monastero di Tibhrine, che era solito dire «Disarmali e disarmaci!». Da questa invocazione papa Prevost ha tratto l’espressione «pace disarmata e disarmante», usata molte volte nei suoi messaggi.
Molti dei martiri erano artefici del dialogo fra cristiani e musulmani, alcuni erano stretti amici di persone musulmane. Per questa ragione il papa sicuramente rilancerà il dialogo interreligioso e l’invito appunto ad una pace disarmata e disarmante.

Camerun, Angola e Guinea Equatoriale: segnali di speranza

La seconda tappa del viaggio in Africa sarà il Camerun, un paese a maggioranza cristiana (40% per cento cattolici e 30% protestanti), dove non mancano zone infestate da violenza e terrorismo. Ha dichiarato il nunzio apostolico monsignor Evelino Bettencourt: «In un contesto di continue sfide politiche e di sicurezza, consideriamo la visita del papa in Camerun un segnale di speranza come Chiesa e come camerunesi».
Secondo il nunzio anche le autorità civili collaborano perché la visita abbia «come finalità il rafforzamento della fede dei cattolici del Camerun, la promozione della pace e la collaborazione nell’affrontare la crisi umanitaria del paese».
 
Il papa visiterà anche l’Angola, l’ex colonia portoghese che dopo l’indipendenza del 1975 ha vissuto una guerra civile fino al 1996. I cattolici sono almeno la metà della popolazione angolana.
Ultima tappa la Guinea Equatoriale, già visitata da san Giovanni Paolo II 44 anni fa, unico paese africano ispanofono. I cristiani sono la stragrande maggioranza della popolazione, ma è presente anche una minoranza (7%) animista.

Prossime tappe europee: Monaco e la Spagna di Gaudì

Gli altri viaggi esteri si svolgeranno in Europa. A partire dalla visita lampo il 28 marzo nel Principato di Monaco, paese dove il cattolicesimo è religione di Stato.
Tutto da seguire il viaggio che Leone XIV compirà dal 6 al 12 giugno in Spagna, toccando città come Madrid, Barcellona e le isole Canarie. La Spagna è un paese di antica tradizione cristiana (un tempo si usava l’espressione “la cattolicissima Spagna) che negli ultimi decenn ha conosciuto un acuto processo di secolarizzazione. Fra le tappe più significative del viaggio in Spagna c’è certamente Barcellona con l’inaugurazione ufficiale della nuova torre (la più alta) della Sagrada Familia, la straordinaria cattedrale voluta dal genio di Antonio Gaudi. Fra l’altro quest’anno è il centesimo anniversario della morte di Gaudì, che la Chiesa ha dichiarato venerabile. Da Barcellona il pontefice si recherà a Tenerife e a Gran Canaria.
Negli ultimi tempi le Canarie sono diventate la meta della rotta atlantica delle migrazioni dall’Africa occidentale all’Europa. Basti pensare che nel 2024 gli sbarchi sono stati 43 mila, senza contare quelli che perdono la vita in mare, intorno ai diecimila ogni anno. È immaginabile che il papa pronunci in queste isole parole forti sull’accoglienza e sulla rimozione delle ingiustizie che provocano la migrazioni di massa.
 
 
 
 

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