Una visita che ha anche un significato di riconciliazione dopo il rifiuto dell'Università romana di accogliere Benedetto XVI nel 2028.
Quasi una sintesi dell’insegnamento di questo primo anno di pontificato, con in primo piano, come sempre, l’invito alla pace e al dialogo, l’invito ad uscire da quello che con bellissima espressione Leone XIV ha chiamato «inquinamento della ragione» che produce guerre e distruzioni.
La visita del Santo all’Università La Sapienza di Roma è un evento in qualche modo storico, anche perché è stato presentato come un gesto di riconciliazione dopo lo “schiaffo” inferto a Benedetto XVI nel 2008. Dopo le proteste di un gruppo di studenti e di docenti (fra cui il futuro Nobel, Parisi), l’Università decise di annullare la prevista lectio magistralis di papa Ratzinger.
Una nuova alleanza educativa tra Chiesa e Università
Papa Prevost si è invece presentato in visita pastorale, per incontrare studenti e docenti, per consolidare «una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta».
L’accoglienza degli studenti è stata numerosa e calorosa, al grido di «Viva il Papa!». Davanti alla sede universitaria era stato srotolato anche un grande striscione degli studenti di Comunione e Liberazione.
All’arrivo il papa ha pronunciato alcune parole a braccio: «Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione in tante forme e che Dio ha voluto mettere la sua impronta in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli di Dio, creature fatte nella sua immagine ma anche nella sua creazione».
Le due domande rivolte agli studenti e ai docenti
Ancora una volta, nel discorso pronunciato in un’aula magna gremita di studenti e docenti, si è dichiarato figlio di sant’Agostino, che fu un giovane inquieto che, attraverso i suoi molti errori, giunse infine a godere dell’autentica bellezza e della verità.
Leone XIV vuole essere vicino alle inquietudini e al malessere dei giovani di oggi. Il Papa ricorda che «dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni».
Secondo Leone «Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!».
Il papa ha invitato studenti e docenti a riflettere su due domande.
«A voi giovani questo malessere chiede: “Chi sei?” Essere noi stessi, infatti, è l’impegno caratteristico della vita di ogni uomo e di ogni donna. “Chi sei?” è la domanda che ci facciamo l’un l’altro; la domanda, che silenziosamente poniamo a Dio; la domanda cui possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli. Noi siamo i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura: a maggior ragione, è vitale che gli anni dell’università siano il tempo dei grandi incontri.» Alla fine del discorso il pontefice ha rivolto ai giovani ai giovani l’invito a «trasformare l’inquietudine in profezia».
Una richiesta di responsabilità anche ai docenti: «“Che mondo stiamo lasciando?”. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale».
Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza
Il papa ha sottolineato che «nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune». Leone XIV accenna anche velocemente alla necessità «vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento».