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9 Giugno 2021
Ultima modifica: 9 Giugno 2021 ore 10:01

Il volto di Nicola Zattoni

La Sla ha interrotto la sua vita a 37 anni. Ma la sua storia è diventata un fatto pubblico che ha diffuso speranza e gratitudine
«Prima ero indipendente, viaggiavo, ero sempre in movimento, è terribile a 36 anni dipendere per tutto - aveva dichiarato in una intervista -. Eppure questa cosa mi determina ma non mi definisce. La mia faccia non è quella di una persona schiacciata dalla malattia. Non vince il male, non vince la Sla».
«È la prima volta che mi accade di vedere sullo stesso volto umano il volto di Cristo crocifisso e risorto che convivono insieme». Ciò che dice don Carlo Grillini nell’omelia per i funerali di Nicola Zattoni che si sono svolti ieri a Rimini è davvero paradossale.
“Zatto”, così lo chiamavano gli amici, è morto a 37 anni per una Sla che non ha concesso sconti, anzi ha manifestato subito il suo volto crudele e devastante. «Zatto era crocifisso nel corpo ma aveva già il tono della resurrezione», insiste don Carlo. Quanti si sono radunati nell’ampio cortile dell’ex colonia Comasca, sul lungomare di Bellariva, dove sono stati celebrati i funerali per poter accogliere in sicurezza amici e conoscenti di Nicola, ascoltano commossi, e forse stupiti, il giudizio sorprendente di don Carlo.

Un giovane imprenditore dal carattere impetuoso

Non increduli, perché Zatto lo conoscevano tutti bene. In tanti, in questi mesi, si collegavano su Zoom per pregare con lui e per lui. Anche il sacerdote conosceva molto bene il giovane imprenditore, originario di Forlì ma da anni trapiantato a Riccione. Questa presenza contemporanea del Cristo crocifisso e risorto nel volto di Nicola «è stato un miracolo impensabile per lui e anche per me, non lo avevo mai intuito prima», ammette.
Non era quello che Nicola si aspettava quando si identificava nel canto di ingresso alla celebrazione eucaristica, «gustate e vedete come è buono il Signore». Eppure il volto di Cristo crocifisso e risorto ce l’aveva stampato in faccia, «e il mondo l’ha visto con i video e con le foto», sottolinea don Carlo.
Nicola Zattoni ha lascato questa terra all’età di 37 anni nel vespero della festa del Corpus Domini, come aveva desiderato. È una storia di apparente sconfitta ma che comunica un inaspettato senso di speranza e di vittoria. La testimonianza di Nicola è diventata un fatto pubblico, che è andato oltre la comunità di Comunione e Liberazione alla quale apparteneva. Ne hanno parlato diffusamente anche i giornali locali di Rimini e di Forlì. La sua febbre di vita, il suo carattere impetuoso (ed anche un po’ scomposto, lo ha definito don Carlo nell’omelia), lo portava a viaggiare in ogni parte del mondo.

In Islanda i primi segni della malattia

E nell’estate scorsa, in Islanda, si era accorto che il corpo non rispondeva più ai suoi comandi. Poi ad ottobre era arrivata la terribile sentenza dei medici. Una Sla, in una forma particolarmente aggressiva. In dieci mesi la malattia l’ha strappato al suo intenso desiderio di vita.
A febbraio, in una intervista a Tv2000, aveva detto: «Ho sempre avuto nella vita il desiderio di servire nel senso di essere utile ma anche di accudire. Oggi sono io ad essere accudito in tutto, ho bisogno di tutti e mi chiedo: a cosa servo? Prima ero indipendente, viaggiavo, ero sempre in movimento, è terribile a 36 anni dipendere per tutto. Eppure questa cosa mi determina ma non mi definisce. La mia faccia non è quella di una persona schiacciata dalla malattia. Non vince il male, non vince la Sla».  

Elegantissimo, per l'ultimo compleanno

La liturgia del giorno, concelebrata da una dozzina di sacerdoti, propone la seconda lettera di san Paolo ai Corinzi: «In Gesù Cristo vi fu il sì». «Anche in Nicola ci fu un sì - scandisce don Carlo. - Non fu subito un sì a Dio, perché non ne ha avuto subito coscienza. Tantomeno alla croce. Mai Nicola avrebbe detto sì alla croce».
In effetti Nicola diceva: «Non sono forte. Non sono coraggioso. Non ho le spalle per questa croce. Sono semplicemente “preso”». "Gustate e vedete quanto è buono il Signore" dice il Salmo. La conversione è questione di attrattiva.
Il 1° giugno scorso, con una cena sul terrazzo della casa che lo ospitava, è stato festeggiato il suo trentasettesimo compleanno. Nicola aveva ricevuto gli amici elegantissimo, certamente presentiva che quello sarebbe stato un addio. Anche in quell’occasione le sue parole però non hanno avuto il sapore della sconfitta ma trasudavano vittoria: «Tutto questo negli ultimi sei mesi è quello che ho sempre desiderato. Avreste dovuto vedere questa casa oggi pomeriggio. Decine di persone che lavoravano con il sorriso, grati. Ma dove si vede una cosa del genere? Chi fa tutto questo? Io vi auguro che la vostra vita possa essere piena come la mia. Io sto vivendo, e voi con me, un anticipo di paradiso. Per cui, quando tra poco non ci sarò più, saprete che non avrò smesso di festeggiare».
Prima di morire ad un amico aveva detto: «Ci pensi? Oggi Lo vedrò!».

Il ricordo degli amici

Fra gli amici che per mesi ogni sera si collegavano su Zoom (fino a 300, da ogni parte d’Italia ed anche dall’estero) c’era anche Donatella Magnani: «Nel cuore di ciascuno - racconta dando voce ai sentimenti di tanti - domina, pur nel dolore, una profonda gratitudine fino a sfiorare un'esperienza di letizia. Perché? Perché con Nicola e da Nicola siamo stati sfidati a vivere all'altezza dei nostri desideri. Nicola viveva così e ce lo ha testimoniato fino alla fine.  Nicola ha vissuto il rapporto con ciascuno di noi come quel pezzo del Mistero che dialogava con lui. E più il tempo passava più cresceva in lui lo struggimento di bene per ciascuno di noi e ci ha coinvolti in momenti dove la Bellezza con la B maiuscola diventava canti, cene, preghiera, dialoghi intensi. Nicola amava la bellezza segno della Bellezza del Mistero che stava plasmando la sua vita fino a fargli desiderare di vederlo negli occhi. Nicola desiderava vedere chi era che lo aveva preferito tutta la vita. E lui ci ha detto: "Io ho provato di tutto, ma non c'è nulla di paragonabile alla Misericordia"».