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4 Luglio 2026
Ultima modifica: 4 Luglio 2026 ore 18:55

Papa Leone a Lampedusa: l'Europa è in grado di affrontare la crisi

Papa Leone a Lampedusa: l'Europa è in grado di affrontare la crisi
Foto di Vatican Media
L'Europa possiede un potenziale unico - ha detto il papa - che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale
«Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. L’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare».

L'Europa e la sua vocazione

In queste poche parole, pronunciate nell'omelia durante la celebrazione della Messa a Lampedusa, Papa Leone ha racchiuso la sfida che ha di fronte l'Europa. Parla di una “chiamata”, come una vocazione, cui dare un responso e quindi una responsabilità definita “epocale”, che costituisce dunque l’inizio di una nuova era. Il Santo Padre aveva già introdotto questo concetto di “responsabilità” nel discorso che aveva pronunciato lo scorso 2 ottobre a Roma alla conferenza “Rifugiati e migranti nella nostra casa comune”. Troppo spesso di fronte ai problemi enormi e alla sofferenza degli innocenti, si rimane «immobili, silenziosi e forse tristi», aveva detto Leone,  pensando che ormai «non si possa fare nulla». È qui che si rischia la «globalizzazione dell’impotenza», atteggiamento pericoloso tanto quanto la “globalizzazione dell’indifferenza” di cui parlava Papa Francesco. Ecco allora che oggi a Lampedusa, “in questo piccolo lembo di terra che si pone domande” come l'ha definita il Sindaco, Leone ha incoraggiato il continente definito “vecchio”, ed oggi divenutolo per la crisi demografica, ad essere «audace». «L’Europa è in grado» ha detto il Santo Padre, non ha detto “ si deve impegnare”, o “dovrebbe”, ma «è in grado». Dunque è solo una questione di scelta.
La strada che ha definito il Santo Padre volge in due direzioni. La prima è inserire «il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti». Tradotto, anzitutto salvare vite in mare, questo è il primo soccorso per chi attraversa il Mediterraneo o l'Oceano Atlantico per arrivare alle Canarie. Quindi introdurre politiche di non respingimento, come avviene nel confine orientale dell'Europa, e di integrazione, perché se non c'è integrazione si finisce nell'illegalità col rischio di finire nella delinquenza. La seconda direzione prevede di lavorare per la cooperazione allo «sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare». Questo concetto era già stato espresso chiaramente qualche settimana fa durante la visita alle Isole Canarie, quando il Pontefice aveva spiegato che «se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare». Aveva detto esattamente così: esiste «il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini».

Papa Leone visita il Cimitero dei migranti

È significativo che queste parole, che potrebbero essere riprese in un qualsiasi comizio elettorale, siano state pronunciate durante la messa. «Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi» ha detto il Santo Padre durante i saluti iniziali.
«Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti». Prima della celebrazione Leone ha visitato il Cimitero, portando dei fiori sulle tombe dei migranti morti in mare, segnate con delle croci realizzate col legno dei barconi. Quindi il Santo Padre ha incontrato due famiglie di migranti presso la Porta d'Europa, il monumento alto cinque metri e largo tre, in ferro zincato e ceramica refrattaria in modo da riflettere la luce del sole e della luna, inaugurato nel 2008, che si trova sull'estremo promontorio dell'isola, il primo lembo di terra visibile per chi arriva dall'Africa. Qui, arrampicandosi sullo scoglio più alto, il vento ha fatto volar via la papalina bianca dal capo. Infine, si è recato al Molo Favaloro, il principale approdo del porto dell'isola dove vengono condotte le imbarcazioni dopo i salvataggi in mare per garantire le prime operazioni di sbarco, per benedire la targa che intitola il Molo a Papa Francesco, il suo predecessore che in quest'isola aveva compiuto il suo primo viaggio apostolico nel 2013.
Una visita fatta di gesti, senza discorsi, solo con una messa in cui Papa Leone ha ricordato gli Apostoli che «hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà», una messa in cui è stato proclamato il Vangelo con la famosa parabola del Buon Samaritano che ha scelto di farsi prossimo, perché 
«l’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni». 

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