Dal mese di giugno la campagna "Different Roots, Shared Future" porta sulle strade dell'Emilia-Romagna messaggi di inclusione in italiano, inglese, arabo e urdu del progetto AMIR avviato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, a sostegno dei migranti in Europa. La storia di Svetlana e Iryna è l'esempio di come il peer mentoring possa cambiare davvero la vita di chi fugge da guerra, violazione dei diritti o povertà per un futuro dignitoso, scegliendo di rendere migliore il nostro paese.
Se ti aggiri per Rimini e vedi cartelli colorati di arancione e di verde, fermati un momento. Leggi quelle parole.
Radici diverse, futuro condiviso. Non sono semplici slogan pubblicitari: raccontano di città che hanno scelto di trasformare gli spazi pubblici in luoghi di dialogo e speranza in cui far emergere che ogni persona vale al di là della sua provenienza geografica.
La campagna di sensibilizzazione del progetto europeo
AMIR, promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII insieme ad
ANCI Emilia-Romagna e a partner di 8 paesi europei, è partita pochi giorni fa proprio nel mese di giugno, dedicato alla
Giornata Mondiale del Rifugiato e alla
Giornata al sostegno delle vittime di torture. Un'iniziativa che invita ad andare al di là dei numeri e delle polemiche politiche e incontrare davvero, nel quotidiano, le persone, le loro storie e il loro desiderio di ricominciare.
Svetlana e Iryna: la forza di un legame che cambia il destino
Le parole della campagna prendono vita nella storia di
Svetlana, una lavoratrice ucraina della riviera romagnola. Nella quotidianità è responsabile di sala in una struttura alberghiera. Nel tempo libero, invece, è diventata peer mentor del progetto AMIR, mettendo a disposizione la propria esperienza per
accompagnare altre connazionali verso l'autonomia. «La dignità si esprime nelle opportunità di lavoro» spiega Svetlana. «Chi è straniero in Italia ha bisogno di relazioni di fiducia e di sostegno per non sentirsi solo e poter sperare di ricominciare anche lontano dalla sua casa e dai suoi affetti».
La sua storia si intreccia con quella di Iryna, giovane mamma arrivata in Italia tre anni fa dopo essere fuggita da
Zaporizhzhia che proprio in questi giorni è di nuovo sotto attacco di droni e missili russi. All'inizio il rapporto non è stato semplice.
Iryna era diffidente, temeva di essere controllata più che aiutata. Con pazienza e discrezione, Svetlana ha saputo costruire un rapporto di fiducia, dimostrando di esserci quando Iryna ne aveva bisogno, senza mai sostituirsi alle sue scelte.
Quel legame ha fatto la differenza. Iryna ha iniziato a chiedere supporto spontaneamente per affrontare le difficoltà dell'inserimento lavorativo, gestire il rapporto con il datore di lavoro e i colleghi, mentre si prepararava all'esame A2 di lingua italiana, fondamentale per consolidare il proprio percorso di integrazione nel settore alberghiero.

Foto di Alessandro Pollastri

Foto di Alessandro Pollastri

Foto di Alessandro Pollastri
Il progetto AMIR: l'inclusione si costruisce insieme
Partner di Italia, Spagna, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Svezia e Cipro uniti da un solo obiettivo:
trasformare l'integrazione in un processo concreto di opportunità formative e lavorative,
a lungo termine.
Tre sono gli assi portanti del progetto
AMIR.
Una strategia di integrazione, di mentoring tra pari e sviluppo delle competenze per garantire l'inclusione di cittadini di paesi terzi a livello regionale e locale nel supporto ai beneficiari e nella formazione di enti pubblici e privati:
l’alfabetizzazione e l’inserimento lavorativo, l'accesso alla casa e l'educazione finanziaria. La dignità passa infatti attraverso l’empowerment dei migranti e la possibilità di contribuire alla società che accoglie.
Accanto al supporto di
30 cittadini di paesi terzi e alla formazione di
30 peer mentors, il progetto sta migliorando le competenze di
2000 operatori sociali,
enti locali e servizi territoriali, creando una rete capace di accompagnare le persone migranti in maniera efficace nel loro percorso di inclusione.
Le affissioni disseminate in città raccontano proprio questa visione. I messaggi raccontano l'integrazione come una responsabilità condivisa e
la dignità della persona diventa espressione di talenti attraverso il lavoro,
rendendo migliore il nostro paese.
Dal filo spinato alla libertà: l'arte che parla alla città
La campagna AMIR si è incrociata con un'altra potente immagine che negli eventi promossi per la Giornata del rifugiato a Rimini è entrata nel patrimonio della città.
In Piazzetta Teatini, sui resti della Chiesa di San Giorgio Antico distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, colpisce
Sacro Cuore, la nuova opera dell'artista riminese
Eron, realizzata durante l'edizione 2026 di "Intrecci Spaziali" in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
Una mano stringe un paio di tronchesi a forma di cuore mentre recide una barriera di filo spinato. È un'immagine di grande impatto:
la schiavitù lascia spazio alla libertà, i confini imposti dall'uomo possono essere superati dalla solidarietà, dall'accoglienza e dal riconoscimento della dignità umana.
Una nuova narrazione, nuovi messaggi che coloreranno passo passo anche altre città dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo di scardinare stereotipi e discorsi discriminatori raccontando che chi fugge da guerra, persecuzioni, disastri naturali o povertà cerca prima di tutto un luogo sicuro dove ricominciare.
Quando quel rifugio diventa anche opportunità di lavoro, diritti condivisi e partecipazione agli spazi delle città, non è soltanto la vita di una persona a cambiare.
Cresce l'intera comunità.