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23 Dicembre 2020
Ultima modifica: 28 Dicembre 2020 ore 10:15

Recovery fund: arrivano i nostri!

Il Coronavirus ha obbligato gli Stati Europei a condividere i debiti
Foto di Riccardo Ghinelli
Sono enormi gli stanziamenti finanziari destinati ai paesi messi in difficoltà dal Coronavirus. Primo fra tutti: l'Italia
Grazie all'accordo raggiunto i giorni scorsi, l'Italia porta a casa la fetta più grossa del Recovery Fund: il 28% del totale. Si parla con esattezza di 209 miliardi di euro, così suddivisi: 82 a fondo perduto e 127 in prestiti. In sintesi, 36 miliardi di euro in più rispetto alla precedente proposta.

Con un meccanismo mai visto prima: il nostro Paese dovrà rimborsare solo una parte dei soldi ricevuti, con prestiti a lunga scadenza. Per l’altra parte se ne farà carico l’Unione anche con l’emissione di titoli di debito.

Cos'è il Recovery Fund

In questo periodo si parla molto delle decisioni che si stanno prendendo a livello europeo, in particolare sentiamo nominare termini molto distanti dal nostro vivere. In particolare si rincorrono termini come MES (Meccanismo europeo di stabilità), Recovery Fund (Fondo per la ripresa).

Sono termini che entrano di diritto, viste le scelte dei nostri rappresentanti, nell’architettura europea. Termini che possono essere percepiti come negativi, ma che sono tasselli fondamentali per un sistema di tutela e di coordinamento, verso una politica economica europea unitaria.  

Cerchiamo di capire cos'è il Recovery Fund, o Next Generation Eu. Si tratta della risposta dell’Europa all'emergenza causata dalla pandemia da Covid-19. Consiste in un fondo di ripresa, associato al bilancio pluriennale (2021-2027) dell'Unione Europea.

In totale il prossimo bilancio europeo sarà pari a 1.800 miliardi di euro.


Il significato letterale del termine è “fondo di recupero”. Il finanziamento di questo fondo avviene attraverso una raccolta di liquidità da parte dell'Europa, con l'emissione di titoli debito comuni europei. È pensato per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia. 

Verso gli Stati Uniti d'Europa

Si tratta di una svolta storica: per la prima volta, dal 2021, l’Unione Europea emetterà titoli di debito comuni, per il cui rimborso risponderà l'Unione intera e non ogni singolo Stato, come è stato per tutte le crisi avvenute fino ad oggi. È un passaggio epocale: sancisce la creazione di un bilancio europeo finanziato con risorse che sono raccolte sui mercati finanziari, ed è uno dei tasselli mancanti alla creazione di una sorta di Stati Uniti d’Europa.

Come ci si è arrivati

 L’emergenza Coronavirus ha causato enormi flessioni del Pil in molti Paesi del mondo.  L'Europa, in particolare, si è trovata a dover pensare a una misura capace di rispondere ad un'emergenza che è senza precedenti. Una soluzione condivisa tuttavia non è stata facile da trovare, visti i contrasti interni. Da un lato, infatti, si è formato lo schieramento degli Stati che hanno una posizione di maggior contenimento del bilancio europeo, avversi alle ipotesi di condivisione del debito, come Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Austria. 

Cartina e bandiere in Europa
Il continente europeo.
Foto di Denys Rudyi, Adobe stock
Dall'altro, invece, si sono schierati i Paesi come l’Italia o la Spagna, duramente colpiti dall'emergenza. A queste tensioni si sono aggiunti gli scontri sulle regole del meccanismo sullo stato di diritto, quello che blocca i fondi a chi non rispetta le regole democratiche. 

Per questo Polonia ed Ungheria hanno messo un veto bloccando l’accordo. Grazie all’intermediazione della Germania è stato trovato un compromesso, che ha rimandato le decisioni sul rispetto o meno sullo stato di diritto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.