7 Ottobre 2019

Risvegli da cosa?

Per la giornata dei Risvegli, un medico esprime il suo disappunto per i recenti pronunciamenti sul fine vita e l'insufficienza dei supporti a chi ha bisogno di riabilitazione
Foto di Pattilabelle
«Perché me lo avete svegliato? Per fargli fare una vita così? Per farci fare una vita così?» Sono le parole disperate di una madre. Occorre ritornare ad una visione della medicina e di servizi che siano davvero orientati al massimo bene di ogni paziente
Oggi 7 ottobre è la Giornata Europea dei Risvegli.
Ho sempre vissuto questa giornata con un certo fervore, desiderosa di aggiornami sulle varie manifestazioni nazionali, leggendo articoli sull'argomento, partecipando ai convegni ad essa dedicati. Quest'anno la vivo con un po' di sconforto.
Le decisioni giudiziali che hanno colpito malati che non hanno voce, come Vincent Lambert, tragicamente lasciato morire di fame e di sete sotto gli occhi straziati dei genitori, malgrado ci fossero persino persone disposte ad accoglierlo ed accudirlo in casa propria a proprie spese, mi hanno effettivamente spento il consueto entusiasmo.

Dopo il risveglio dal coma

Tuonano nella mia mente le parole della madre di un mio giovane paziente risvegliatosi gravissimo dal coma, la quale gridò la sua rabbia dopo che per l'ennesima volta si era sentita negare l'intensificazione delle cure riabilitative per il figlio perché oramai ritenuto stazionario (una seduta alla settimana per un giovane paziente cerebroleso è un po' pochino, diciamocelo).
Il medico che avrebbe potuto/dovuto passare le cure aveva infatti deciso di non farlo perché a suo avviso non ne valeva la pena e così lei gli ha gridato: «Ma allora perché me lo avete svegliato? Per fargli fare una vita così? Per farci fare una vita così? Ci vogliono mesi per avere una carrozzina più adatta, non ci passate la logopedia, le cure neuro riabilitative specializzate ce le dobbiamo pagare da soli... ma perché ce li svegliate se poi non credete in queste Vite?»
Un pugno nello stomaco. Ecco allora scaturire altre domande: risveglio da cosa? In quale mondo? E soprattutto: risveglio di chi? Di quale “co-scienza”?

Serve una scienza di vita, non di morte

Quando mi sono iscritta alla Facoltà di Medicina la mission era chiara: imparare a tutelare con atti sanitari e con ogni mezzo la vita, la salute, il benessere psico-fisico-sociale di ogni essere umano.
Eppure oggi c'è una fetta di scienza (che sembra non avere una coscienza) che studia e ricerca, con soldi pubblici, come uccidere un uomo perché non ritenuta dignitosa la sua modalità di vita. In Europa ci sono addirittura cliniche specializzate in questo, che fanno soldi a palate. Così gli sforzi medici e sociali non sono più tutti tesi ad aiutarci a vivere meglio potenziando i livelli di assistenza, snellendo la burocrazia, garantendo una pensione di invalidità dignitosa e al passo con il reale costo della vita, bensì ci si aiuta a morire, a farla finita. Ma allora davvero ci si chiede: «Perché svegliarci?». Dobbiamo far vedere quanto siamo bravi noi medici a svegliare/rianimare le persone, cosi il nostro ego è soddisfatto per un istante e poi? Come la giochiamo la partita della vita, insieme nella vita?
Come ci facciamo svegliare?

Faticoso stare vicino a chi soffre

È doloroso, faticoso, frustrante stare vicino a chi soffre! L'ego si umilia perché ci si sente impotenti e così spesso preferiamo l'oblio, il sonno... Ma così si arriva non solo alla morte del singolo, ma anche al “coma sociale”.
Guardo la foto di Vincent che a sua volta mi guarda.
Lui sì che è sveglio.
Presente a se stesso, alla sua condizione e ai suoi affetti.
È triste, sa che cosa gli accadrà. Sembra dirci: «Perché permettete tutto questo? »
Dovremmo guardare tutte le mattine quello sguardo e per quello sguardo alzarci, sollevarci e dare vigore alle nostre membra fiacche e alle nostre menti assopite.
Dobbiamo cercare e ricercare nuove strade, percorsi di cura e di vita per lui e assieme a lui.
 
Oggi è anche la Madonna del Rosario.
Penso a Maria, madre di Gesù in croce, che ha sostenuto quella croce con il figlio, in comunione con Lui. Ha vegliato sul figlio ogni istante e ha partecipato, nella preghiera, al suo risveglio.