Il nuovo Regolamento europeo (PPWR) impone limiti rigidi allo spreco: nei pacchi e-commerce lo spazio vuoto non potrà superare il 40%. Stop anche ai PFAS negli imballaggi alimentari e nuovi obblighi di riciclo per le imprese. Una svolta epocale per milioni di aziende e per il pianeta.
Quante volte avete ricevuto un piccolo oggetto acquistato online imballato in una scatola enorme, piena per metà di carta stropicciata o pluriball? Ebbene, quei giorni sono contati. Dal
12 agosto 2026 entreranno in vigore i primi requisiti vincolanti del
PPWR — il
Packaging and Packaging Waste Regulation, ovvero il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Reg. UE 2025/40) — e le cose cambieranno in modo radicale.
Cos'è il PPWR e perché è una svolta storica
Adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio il 19 dicembre 2024 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 22 gennaio 2025, il PPWR
è entrato formalmente in vigore l'11 febbraio 2025. Non si tratta, però, di una semplice direttiva: a differenza della precedente 94/62/CE, il PPWR
è un regolamento direttamente applicabile in tutti i 27 Stati membri dell'UE, senza possibilità di interpretazioni nazionali diverse, garantendo così un'armonizzazione molto più forte delle regole in tutto il mercato unico europeo.
Secondo diversi esperti, il PPWR sarà l'atto legislativo più rivoluzionario per il settore degli imballaggi degli ultimi 30 anni. Infatti, la misura più immediata e tangibile per le imprese riguarda proprio l'efficienza degli spazi: dal 12 agosto 2026, gli imballaggi — inclusi i pacchi e-commerce — devono rispettare rigide regole sull'efficienza dei materiali e dello spazio vuoto, che nei pacchi non deve superare il 40%, salvo casi tecnicamente inevitabili.
In parole semplici: se spedite un prodotto, la scatola non può essere riempita per più del 60% di aria. Un vincolo che, a prima vista, sembra banale ma che costringe migliaia di aziende a riprogettare i propri processi di imbustamento e spedizione.
Addio anche ai PFAS negli imballaggi alimentari
Non basta più che una confezione sembri sicura: dovrà esserlo davvero, anche sulla carta. Gli
imballaggi a contatto con gli alimenti dovranno rispettare limiti stringenti sui PFAS — i famigerati composti chimici artificiali difficilissimi da smaltire e potenzialmente dannosi per l'organismo — con soglie precise: nessun PFAS individuale potrà superare i 25 ppb (parti per miliardo), la somma totale di PFAS non potrà eccedere i 250 ppb, e il fluoro totale dovrà restare al di sotto dei 50 ppm. Produttori e importatori saranno obbligati a conservare la documentazione tecnica per un periodo compreso tra i 5 e i 10 anni, garantendo la tracciabilità del prodotto tramite codici a barre o QR code.
Ma il 12 agosto 2026 è solo il punto di partenza. Il PPWR prevede obiettivi di riduzione progressiva dei rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018. Dal 2030, almeno il 70% degli imballaggi dovrà essere riciclabile per poter essere immesso sul mercato UE, e gli imballaggi in plastica dovranno contenere dal 10% al 35% di contenuto riciclato.
Più in generale, dal 2027, poi, gli imballaggi dovranno riportare identificatori digitali — come QR code — che rimandano a informazioni strutturate su composizione del materiale, riciclabilità e possibilità di riuso.
Chi è coinvolto e i rischi per chi non si adegua
Il regolamento riguarda tutti: produttori, importatori, distributori, retailer, operatori e-commerce e persino la ristorazione. Le nuove norme si applicano a tutti gli imballaggi, indipendentemente dal materiale — plastica, carta, metallo, vetro — e dalla provenienza, che sia industriale, commerciale o domestica. La non conformità potrebbe comportare sanzioni importanti.
L'adeguamento al PPWR non rappresenta soltanto un obbligo normativo, ma può trasformarsi in un'opportunità concreta per le imprese: la conformità diventa un driver strategico in ottica ESG e un fattore competitivo sui mercati internazionali.
L'Italia parte da una posizione di relativa forza, grazie all'alto tasso di riciclo dei rifiuti da imballaggio, sebbene la quantità di rifiuti da imballaggio generati sia maggiore della media europea. Il tempo per adeguarsi c'è ancora, ma è contato.