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18 Luglio 2019

Sole sì, ma con cautela

Come sfruttare al massimo i benefici del sole e come evitare i rischi di un'eccessiva esposizione solare. Prevenire la cheratosi.
Foto di TerryC - Pixabay
Quali sono i rischi quando ci esponiamo al sole? Cos'è la cheratosi solare? Quali sono gli errori più comuni da evitare? Scopriamoli insieme con i consigli del medico

«Vorrei portare il mio bambino al mare – ci scrive una mamma –. Come mi devo comportare per non fare danni al mio piccolo che ha una pelle molto?» 
Cara mamma, occorre esporli al sole con cautela, evitando gli errori più comuni. Vediamoli. Negli anni sessanta in Italia si era diffusa la convinzione che il sole facesse bene e rinforzasse la salute e, quindi, via la maglietta, il cappello e altri indumenti che potessero fare da scudo. I bambini di allora sono gli adulti di oggi e la conseguenza di questa idea è sotto gli occhi di tutti: pelle precocemente invecchiata. Ma oggi le cose sono cambiate? Sembra proprio di no: in spiaggia vediamo mamme premurose che spalmano i propri bambini con crema solare ad alto fattore di protezione in quantità pari alla nutella sul pane e poi se li dimenticano al sole. Cosa succede? La crema solare in parte viene assorbita dalla pelle e in parte si scioglie e, dopo poco tempo, la protezione è svanita e la pelle inizia a subire i danni dei raggi ultravioletti senza che la mamma se ne accorga. I danni sono così due: quelli dell’assorbimento della crema solare e quelli del sole. La crema solare infonde una sensazione di sicurezza e protezione che fa stare al sole per tempi sconsideratamente lunghi.

Una buona regola è di non esporre i bambini, almeno fino a quattro anni, direttamente al sole, ma di proteggerli con l’ombra, il cappello, gli occhiali con buone lenti filtranti e la maglietta. Dopo i quattro anni e per tutte le età vale sempre il principio di esporsi il meno possibile al sole, soprattutto nelle ore dalle 11 alle 15, quando più forte e l’azione dei raggi UVB, responsabili delle scottature solari. Non dimentichiamo, però, che lungo tutto l’arco della giornata ed in eguale misura sono presenti i raggi UVA, i maggiori responsabili dell’invecchiamento precoce e dei tumori cutanei come il melanoma e l’epitelioma, nei confronti dei quali le creme solari offrono purtroppo una scarsa protezione e i cui effetti dannosi non sono immediatamente percepibili e quantificabili.

Le creme solari, inoltre, contengono filtri chimici in quantità tanto più alte quanto maggiore è il fattore di protezione e possono causare dermatiti ed essere esse stesse responsabili di intolleranza alla luce solare. Un altro errore comune è pensare che il sole di maggio e giugno sia meno dannoso: in realtà i raggi UV sono all’apice della loro potenza proprio in quei mesi. E la vitamina D, è cosi importante per la formazione del tessuto osseo? La potenzialità di sviluppare vitamina D è individuale ed è sufficiente la luce del giorno che arriva nelle aree scoperte (volto, braccia, gambe) per soddisfarne il fabbisogno. Anche per chi fa le vacanze in montagna, valgono le stesse raccomandazioni, ben sapendo che, salendo di quota aumenta anche l’intensità dei raggi UVB ed UVA e meno efficace è la protezione data dalle creme solari. Per questa ragione vediamo gli alpinisti scalatori con i visi bianchi perché, molto saggiamente, preferiscono proteggersi con creme ad alto contenuto di ossido di zinco, che è un pigmento che riflette i raggi del sole, ma rende bianca la pelle. 

Il bagno dopo mangiato: sì o no?

Sono 3 i fattori che possono causare un malore:
  • la temperatura dell’acqua,
  • il tipo di pasto
  • lo sforzo fisico
Immergersi in acqua fredda può causare un raffreddamento dello stomaco impegnato nella digestione con riduzione dell’affl usso di sangue all’apparato digerente, ma anche al cervello con possibile perdita di coscienza, ed ai muscoli con comparsa di crampi muscolari: il rischio è l’annegamento (nei mari tropicali dove l’acqua è caldissima il rischio è assai limitato).
Dopo un pasto leggero, ad es. un piccolo panino o uno snack leggero a base di frutta, il tempo necessario per la digestione è assai ridotto, mentre un pasto abbondante ricco di grassi e di alcolici può richiedere anche più di tre ore.
Lo sforzo fisico intenso, inteso come nuotare a lungo con tuffi ed immersioni, deve avvenire solo a digestione ultimata, quindi almeno dopo due ore dal termine del pasto, indipendentemente dalla sua pesantezza. Il motivo è semplice ed intuitivo: l’attività fi sica richiama molto sangue nel tessuto muscolare e perciò, se l’acqua è fredda e la digestione in corso, la possibilità che ne arrivi in quantità non suffi ciente al cervello, con conseguente perdita di coscienza, diventa assai alta

Se l’esposizione al sole è eccessiva si rischia la cheratosi solare (o attinica). Cos’è e come prevenirla 

«Ho 45 anni e da qualche tempo ho notato la comparsa sul mio décolleté di piccole macchie di colorito rossastro, ricoperte di crosticine. Il dermatologo mi ha diagnosticato una cheratosi solare e mi ha proibito l’esposizione al sole. Mi ha spiegato che queste lesioni possono diventare un tumore maligno della cute e che sono state causate da una esposizione eccessiva e senza adeguate precauzioni al sole e alle lampade abbronzanti artificiali, di cui in passato anch’io ho fatto un uso costante. Vorrei saperne di più».
Le cheratosi solari (attiniche) sono lesioni precancerose della pelle, che appaiono soprattutto dopo i 40 anni a causa dell’effetto cumulativo dell’esposizione solare. Si presentano con piccole macchie o rilievi cutanei, di solito di colorito rossastro o più raramente brunastro, ricoperti di squame e/o croste, di dimensioni variabili (in media intorno ai 5 mm). Appaiono sulle aree cutanee più esposte alla luce, come il viso, il cuoio capelluto, il décolleté e il dorso degli avambracci e delle mani. Le cheratosi solari sono considerate lesioni cutanee precancerose, che possono evolvere fino al 20% dei casi nel carcinoma squamo-cellulare, un particolare tipo di tumore maligno della cute.
Il fattore responsabile dell’insorgenza di questa lesione precancerosa è l’esposizione solare cronica: i raggi ultravioletti, in particolare gli UVB, causano danni a carico del DNA dei cheratinociti (le cellule dell’epidermide), provocando delle modificazioni che con il protrarsi dell’esposizione al sole diventano delle vere atipie cellulari con caratteristiche di malignità. 

Quali fattori di rischio aumentano la comparsa delle cheratosi solari?

I fattori di rischio che aumentano le probabilità della comparsa di queste lesioni precancerose sono:
  • il fototipo chiaro, cioè la pelle chiara che non si abbronza ma si scotta, con capelli biondi o rossi e gli occhi azzurri o verdi;
  • le attività lavorative che costringono a stare molte ore all’aperto (contadini, manovali, pescatori);
  • il sistema immunitario indebolito da terapie immunosoppressive utili, per esempio in caso di trapianto d’organo.

Come capire se ho cheratosi solari sulla pelle?

La diagnosi di cheratosi solare viene fatta con molta facilità dal dermatologo, mediante l’uso del dermatoscopio. Nei casi dubbi si utilizza, nei centri dermatologici specializzati nella diagnosi dei tumori cutanei, la microscopia laser confocale.
L’evoluzione delle cheratosi solari dipende dal protrarsi o meno dell’esposizione al sole: se questa viene sospesa, fino all’80 % delle cheratosi può regredire spontaneamente.

Come curare la cheratosi solare della pelle

Per la cura della cheratosi solare, il trattamento terapeutico di prima scelta, soprattutto per le forme multiple, è rappresentato dalla terapia medica topica, che si avvale dell’uso di vari farmaci (imiquimod, diclofenac, ingenolo mebutato). L’uso di tali sostanze è in genere preferibile ai trattamenti di tipo fisico come la crioterapia, la diatermocoagulazione, il curettage, la laserterapia, in quanto i farmaci agiscono non solo sulle lesioni visibili, ma anche su quelle subcliniche. La rimozione chirurgica va riservata a casi selezionati, nel dubbio di una forma già invasiva.

Come prevenire le lesioni cutanee per l’esposizione al sole

Il modo migliore per prevenire le cheratosi attiniche e il carcinoma squamo-cellulare invasivo è la protezione dal sole. Le persone che hanno un fototipo chiaro, con capelli biondi o rossi e occhi azzurri o verdi e che sono più a rischio per le cheratosi solari, devono proteggere la cute sia con schermi solari, sia tramite indumenti come vestiti, cappelli, occhiali (ricordiamo che il sole è un fattore di rischio importante per lo sviluppo della cataratta).
Le creme solari filtranti vanno applicate in quantità adeguata su tutto il corpo almeno 30 minuti prima di uscire, riapplicate ogni due ore o dopo il bagno e dopo aver sudato molto. Non bisogna esporsi direttamente al sole soprattutto tra le 11 del mattino e le 4 del pomeriggio. 
Un controllo dermatologico va effettuato ogni anno, soprattutto se si rientra nelle categorie a rischio: in tutti i casi è consigliato esaminare regolarmente la propria pelle.
 Evitare l’utilizzo di lampade abbronzanti artificiali. L’utilizzo ripetuto e costante delle lampade abbronzanti è già da diversi anni fortemente sconsigliato in quanto esse sono state equiparate ai cancerogeni di gruppo 1 come il fumo, l’alcol e l’amianto, in grado di causare l’insorgenza di tumori maligni della cute come il melanoma, il carcinoma squamo-cellulare e il basalioma.