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4 Aprile 2026
Ultima modifica: 4 Aprile 2026 ore 09:45

«Sono tornata per dirvi che la luce esiste»: la Pasqua di Francesca

Colpita da un batterio killer, Francesca Bonivardo Abbà racconta il suo incontro con Gesù e Don Oreste Benzi prima di tornare alla vita nel giorno di Risurrezione.
«Sono tornata per dirvi che la luce esiste»: la Pasqua di Francesca
Foto di Adobe Stock (generato con IA)
Un anno fa, proprio il giorno di Pasqua, Francesca veniva dimessa dopo un calvario tra la vita e la morte. Oggi testimonia la gioia ritrovata e il mandato ricevuto nell'Aldilà: «Devi tornare dai tuoi poveri».
Ci sono storie che sembrano sfidare le leggi della logica e della medicina, racconti che appaiono irreali a chi ascolta, ma per chi li ha vissuti sono realtà viva, che rimane attaccata alla pelle come un tatuaggio invisibile.  Quella di Francesca Bonivardo Abbà è una di queste: la storia di un’esistenza che si è capovolta in un attimo, travolta da un evento tanto eccezionale quanto terribile. La morte è venuta a cercarla in maniera subdola, travestita da batterio: il Clostridium difficile, che ha deciso di divorarle la carne e portarla al confine tra la vita e la morte.
 
È stata Francesca stessa a cercarmi. Aveva letto su semprenews.it un mio articolo in cui raccontavo altre storie "al confine", esperienze di pre-morte analoghe alla sua. In quelle righe ha ritrovato un pezzo della sua verità e ha capito che era giunto il momento di rompere il silenzio, di non tenere solo per sé quel tesoro di luce scoperto nel buio della rianimazione.

Il verdetto: una speranza del 2%

Tutto ha inizio il 20 ottobre 2024, ironia della sorte, proprio il giorno del suo anniversario di matrimonio. Francesca ha 48 anni, è moglie di Lorenzo dal 2001 e madre di una famiglia numerosa e accogliente, parte della Comunità Papa Giovanni XXIII. Una casa piena di vita, con otto figli tra naturali, affidatari e adottivi: Elia, Gioele, Mattia Giuseppe, Camilla Chiara Luce, Davide, Cristel, Stella e Loredana, quest’ultima già mamma della piccola Soraya. Da qualche tempo Francesca avverte strani sintomi: debolezza, malessere, dolori addominali. Segnali che inizialmente non sembrano allarmanti, finché non compare una febbre altissima e una sensibilità alterata ai piedi. Quando arriva al Pronto Soccorso di Cuneo, la situazione precipita con una velocità spaventosa. Viene ricoverata in Medicina d’urgenza e la stessa notte trasferita in Rianimazione.
Il verdetto è di quelli che non lasciano spazio alle speranze: sepsi /shock settico da batterio clostridium difficile.
In poche ore l’infezione manda in tilt la circolazione, provoca un blocco renale e il corpo si copre di lividi, scatenando una necrosi diffusa che inizia a "mangiare" letteralmente la carne. Francesca viene intubata e operata d'urgenza di fasciotomia al braccio destro nel tentativo di fermare il batterio.
Il 21 ottobre, i medici chiamano la famiglia per quello che sembra essere l’ultimo saluto: dicono che le probabilità di sopravvivenza sono appena del 2%. Tre psicologi vengono incaricati di preparare i figli alla morte della madre.

La grande famiglia di Francesca Bonivardo Abbà insieme a fratelli, sorelle, nipoti e nonna Maddalena.

L’incontro nella città di luce

Ma mentre la medicina la considerava ormai spacciata, Francesca entra in un’altra realtà. Vive un’esperienza di Near death experiences (Nde), in italiano Esperienze di pre morte (Epm). Francesca si vede dal di fuori del proprio corpo (visione autoscopica). Vede i medici affannarsi, vede i figli disperati e il marito Lorenzo al suo fianco, ma non prova dolore. Viene attirata da una luce immensa dentro al tunnel e si ritrova in una città luminosa, protetta da un cancello. Qui viene accolta da figure vestite di bianco che la conducono in una stanza dove, seduto su un trono, riconosce Gesù Cristo.  
Lo descrive con una precisione impressionante: capelli lunghi, barba, una tunica beige, sandali ai piedi e il cuore. Un cuore visibile, pulsante, quel Sacro Cuore che troppe volte abbiamo ridotto a un’immaginetta stucchevole e che lì, invece, era il motore del tutto.  
L’incontro è di una semplicità disarmante e profonda. La fa sedere, la abbraccia e le dice: «Non avere paura, sei qui con me». In quel luogo sospeso, il tempo si dilata. Francesca esprime la sua pena per i figli, ma il dialogo si sposta su di lei. Gesù le parla con l’anima e le chiede perché non abbia avuto più cura del suo corpo. È un richiamo d'amore, non un rimprovero. Francesca comprende in quel momento quanto si fosse annullata: quindici anni passati a curare gli altri nel suo studio di Medicina integrata naturopatica, a correre dietro alle malattie dei figli «due dei quali con epilessia, uno con idrocefalo, disturbi gravi, sia cardiaci, di deglutizione e neuromotori per i quali non mancavo mai ad una visita» trascurando se stessa, le proprie visite, la propria salute. «Mi ha detto che dovevo custodirmi». Gesù le ricorda che la vita è una missione, e che chi porta avanti una casa famiglia, chi si occupa degli ultimi, non ha il diritto di autodistruggersi.
Ma c’è un altro dolore: la depressione profonda iniziata nel 2021 con la morte del padre. «Per tre anni ho pianto ogni giorno, arrivando a desiderare di morire per raggiungerlo». Suo padre era stato il suo "primo ultimo", un uomo dalla vita difficile, segnata dall'alcol, che Francesca aveva accompagnato verso la liberazione dalla dipendenza prima che un cancro se lo portasse via in un mese. Quando Francesca chiede di vederlo, la risposta è un "non ancora": lui, i nonni e i cari sono dietro una porta alla sua destra, li sente, ma lei non può entrare perché il suo viaggio non finisce lì.

Il mandato di don Oreste

Ma la porta si apre per altre due figure a lei care: Don Oreste Benzi, che non ha mai incontrato quando era in vita, e sua nonna Maddalena. Don Oreste, il fondatore della sua Comunità, prendendole le mani le parla con quella forza profetica che lo caratterizzava: «Con queste mani farai ancora tante cose, devi tornare dalla tua famiglia, dai tuoi poveri». Sua nonna, che le ha insegnato il Rosario, la esorta con dolce fermezza: «Alzati Francesca, dobbiamo andare! I tuoi figli stanno soffrendo… Camilla ha i conati di vomito dal pianto». La riportano indietro da quella luce dove sarebbe voluta restare perché stava troppo bene. La scortano lungo un corridoio che le sembra quello di un ospedale — scoprirà poi essere identico a un corridoio del CTO di Torino dove verrà effettivamente trasferita mesi dopo. In fondo al corridoio vede i suoi cari in festa, i figli che saltano di gioia e i fratelli della comunità. È il segnale del ritorno. 

Il ritorno e il corpo martoriato

Francesca, dopo tre giorni di coma, riapre gli occhi e si ritrova in rianimazione, ancora attaccata ai macchinari. Il dolore fisico che in cielo l’aveva abbandonata, torna ad invaderla. Racconta tutto a chi è al suo capezzale. Chiede subito di Camilla: in cielo aveva saputo che aveva avuto una reazione fisica molto forte alla notizia della sua presunta morte. Ed era vero. Lorenzo le racconta della catena di preghiera che ha unito persone da tutto il mondo. «Abbiamo scatenato il cielo!» le dice. Francesca è consapevole di aver ricevuto una seconda possibilità.
La strada verso la guarigione è però un calvario fisico. Viene trasferita al reparto Grandi Ustionati del CTO di Torino, perché il batterio ha lasciato sul suo corpo lesioni paragonabili a ustioni sul 75% della superficie cutanea. Affronta numerosi interventi: la pulizia chirurgica delle necrosi, innesti di pelle e, a novembre 2024, purtroppo, l’amputazione di una parte della mano destra. Le sue mani, quelle che Don Oreste le aveva detto avrebbero fatto ancora grandi cose, sono ora dimezzate, segnate, deboli. Ma sono vive.
A dicembre affronta una nuova crisi per un fungo polmonare e viene nuovamente intubata. Ma, contro ogni previsione, i medici riescono a salvarle le gambe e il braccio destro, che sembravano destinati all'amputazione. Uno dei medici che l’ha seguita, le confessa con onestà: «Quando ti operavo ero disperato, non so come abbiamo fatto a salvarti le gambe!», e poi: «Francesca dopo il tuo caso credo nei miracoli!». Dopo cinque mesi di calvario, il 20 marzo 2025 viene dimessa per la riabilitazione. Il 19 aprile 2025, per Pasqua, Francesca torna finalmente a casa dalla sua famiglia.

Francesca: una donna nuova

Il suo corpo porta i segni indelebili di quel batterio che le ha letteralmente mangiato pelle e muscoli: cicatrici estese e una neuropatia che le rende difficile camminare. Ma la donna che è tornata non è quella che era partita. Ciò che colpisce chiunque la incontri non è la sua fragilità fisica, ma la luce che emana. La depressione che l’aveva spenta per anni è svanita, lasciando spazio a una serenità che definisce “naturale”.
«Oggi non sento altro che gioia — mi confida Francesca con un sorriso che non l'abbandona mai — nonostante i dolori, appena mi alzo non riesco più a togliermi il sorriso fino a sera». È "la gioia di Dio", «per tutto quanto ho avuto e vissuto, anche il dolore è un maestro, ora sono solo grata al Signore». Ciò che ha visto e vissuto è talmente straordinario da poter sembrare folle, ma ha deciso comunque di raccontare, superando il timore di essere presa per matta, perché ha capito che la vita non è solo quella che si vede.
Oggi sente la guida di Don Oreste in ogni istante: «Lui mi ha riportato a casa. In quella chiamata alla Comunità, che ultimamente faticavo a portare avanti, oggi mi sento pronta per altri "Sì". Sento la sua guida diretta in tutti i miei passi».
Francesca cammina di nuovo, a volte con l'aiuto di un deambulatore, a volte senza, riconquistando la sua autonomia un passo alla volta, guidata da quella luce che non l'ha mai lasciata.
«Tutto è grazia, tutto è dono, – conclude – e mi dico: sono una miracolata,  sono solo grata al Signore per questo secondo tempo che mi è stato concesso».

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