Topic:
28 Dicembre 2021

In Tanzania c'è un luogo dove i disabili sono i benvenuti!

A un'ora da Dar es Salaam, in Tanzania, c'è un'isola felice dove si sta diffondendo un nuovo sguardo verso i bambini disabili.
Foto di Stefano Vitali
Nel Centro Baba Oreste l'accoglienza è la medicina che sana le ferite del corpo e dell'anima.

Ogni volta che arrivo a Dar Es Salaam, entro in ansia per il traffico che so già troverò. 
Quel traffico caotico, i rumori assordanti dei clacson, l’aria quasi irrespirabile, gli eterni cantieri stradali cinesi. Poi, quasi per magia, dopo più di un’ora di macchina, ci si immette sulla Bagamoyo road, una lunga strada che costeggia l’oceano Indiano. Qui tutto cambia, il traffico diventa scorrevole e il panorama ti regala scorci meravigliosi. Anche lo stato d’animo pian piano cambia, la tranquillità prende il sopravvento sull’irritazione.  

Il centro Baba Oreste: luogo di inclusione per i disabili

Il Centro Baba Oreste mi dà il benvenuto dopo due ore di macchina dall’aeroporto. Un’inaspettata isola colorata che mi rimette subito in pace con il mondo. 
Qui il traffico disumano della capitale è solo un lontano ricordo e presto mi abbandona anche quella sensazione di velata tristezza che mi viene sempre mentre attraverso la costa, luogo della memoria da cui in passato partivano gli schiavi.
Appena entro, respiro la serenità. I bambini e i ragazzi mi vengono incontro sereni, felici. Lo sono per davvero, come gli educatori che si prendono cura di loro. Tra loro c’è una sorta di magia, palpabile e sincera che non potrebbe mai essere costruita solo perché arriva un visitatore.
A prendermi per mano è Bibi, un ragazzino che ormai frequenta il Centro da qualche anno. 
Maurizio Robino e sua moglie Esther Zimba, i responsabili del Centro, pensano che Bibi ne abbia viste tante. Accolto allo stato brado, abituato a vivere senza regole e non curato da nessuno, nel tempo ha cominciato a essere un protagonista attivo, a comunicare a modo suo con gli altri. Dice pochissime parole, ma si sente talmente responsabile di quello che accade nel Centro che ti accompagna, come fosse una vera guida.
Il Centro Baba Oreste accoglie 52 bambini disabili. Esther e Maurizio, insieme agli altri educatori, aiutano tutti a far sbocciare le capacità di ognuno attraverso il gioco, la danza, il canto, la musica.
Bambini del Centro Diurno Baba Oreste
Il Centro Diurno Baba Oreste si trova a Dar es Salaam in Tanzania e offre sostegno alimentare e attività educative e ricreative a circa 40 bambini disabili
Foto di Stefano Vitali
Esther e Maurizio
Esther Zimba e Maurizio Robino gestiscono il Centro Diurno Baba Oreste per bambini disabili della Comunità Papa Giovanni XXIII in Tanzania
Foto di Stefano Vitali
mensa centro diurno
Il Centro Baba Oreste in Tanzania offre attività ricreative ed educative e anche un sostegno alimentare a circa 40 bambini disabili
Foto di Stefano Vitali
Gruppo bambini Centro Baba Oreste
Il Centro Diurno Baba Oreste si trova a Dar es Salaam in Tanzania e offre attività ricreative ed educative, nonché sostegno alimentare a circa 40 bambini disabili
Foto di Stefano Vitali

Cosa significa nascere disabili in Tanzania?

Ed è proprio Bibi che mi introduce nel mondo speciale che, insieme ai suoi compagni, ha la fortuna di vivere ogni giorno.
Perché speciale? Perché qui hai a che fare con gli ultimi degli ultimi, in una terra già povera, una terra in cui i disabili sono per i genitori e la società una punizione divina. Molti vivono chiusi in casa, altri sono abbandonati a loro stessi. Tanti si perdono, alcuni sono scomparsi.
Per loro il Centro è un porto sicuro, una mano tesa da cui lasciarsi finalmente coccolare.
Qui iniziano a relazionarsi in modo normale, senza pugni. Spesso ne hanno passate così tante che, quando allunghi la mano, la prima cosa che fanno è difendersi. Poi dicono le prime parole e infine instaurano una relazione umana, d’amore.
Anche la loro salute spesso migliora. Il Centro cerca infatti di soddisfare tutti quei bisogni primari che altrimenti non potrebbero soddisfare durante il giorno. 
Per molti la necessità principale è poter mangiare (colazione, pranzo e merenda), così se arrivano a casa e non cenano almeno non vanno a letto a stomaco vuoto.

Cosa possono fare i disabili in Tanzania?

Grazie alle varie attività educative, esprimono poi le proprie capacità. Che sia una parola, il saper contare fino a 10, il tirar fuori attraverso la musica l’armonia che hanno dentro. Ballare, cantare a memoria una canzone, giocare insieme agli altri e non essere un oggetto di bullismo.
Prima di andare via, ognuno fa la doccia e si cambia. 
Cose scontate? In questo angolo di mondo, no. Prima del Centro la maggior parte di questi bambini e ragazzi non sapeva neanche cosa significasse prendersi cura del corpo in questo modo.
Un segnale forte anche per le loro famiglie, che finalmente hanno capito quanto sia importante che i loro figli abbiano un’apparenza dignitosa.

Il centro Baba Oreste sta cambiando la percezione della disabilità

Maurizio ed Esther hanno il grande merito di aver avviato una relazione con i genitori, per responsabilizzarli e farli sentire parte attiva della vita dei loro figli all’interno del Centro.
Questi incontri regolari, difficili da costruire, hanno prodotto in loro un cambiamento nell’approccio educativo e, anche se poveri, alcuni hanno iniziato a dare una piccola offerta per le spese quotidiane del Centro o a prendersi cura delle piccole manutenzioni di cui c’è bisogno.
Questa piccola isola felice sta cambiando la percezione della disabilità non solo nelle famiglie ma anche nella società locale.
La capacità di fare squadra con le autorità e le associazioni è una rivoluzione, se si pensa come è considerato qui il disabile. A dicembre di ogni anno viene anche organizzata una marcia di sensibilizzazione seguita dai mezzi di comunicazione locali e nazionali.
Don Oreste diceva che «non basta aiutare chi soffre, ma bisogna fare in modo di rimuovere le cause che provocano quella sofferenza».
E qual è la più grande sofferenza dei bambini e dei ragazzi disabili nei paesi in via di sviluppo? L’indifferenza, la solitudine e l’abbandono.

Confessioni diverse insieme per liberare i disabili

In un contesto come questo, queste attività sono di per sé rivoluzionarie perché goccia dopo goccia stanno cambiando il modo di approcciare la disabilità del popolo tanzaniano.
Maurizio ed Esther sono riusciti anche a coinvolgere Associazioni e ONG internazionali. In Italia possono contare su una rete di amici e sulla Fondazione Maria Bonino, che da anni ne sostiene le attività e che ha permesso l’acquisto di un pullman per il trasporto dei circa 50 bambini e ragazzi accolti.
Altra collaborazione significativa è quella con un gruppo di famiglie americane di fede battista che hanno aiutato a costruire nuovi spazi all’interno del centro, in particolare la nuova ala destinata alla fisioterapia, e che con diversi volontari partecipano alle attività. 
Anche questo non è scontato.
In un mondo che si divide anche e soprattutto per appartenenza religiosa
, lavorare insieme per il cosiddetto “bene comune” appare quasi sconvolgente. In fondo, però, questa è l’unica strada che gli uomini e le donne di buona volontà possono percorrere per raggiungere l’obiettivo comune di salvare gli ultimi. E questo lo si può fare solamente insieme.