Il bilancio sale a 265 morti. La testimonianza dei volontari di Operazione Colomba
Il paese scava ancora tra le macerie. A tre giorni dal violento terremoto di magnitudo 7,4 che lunedì ha colpito le regioni occidentali della Colombia, il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi di ora in ora. Secondo l'ultimo aggiornamento fornito dal presidente colombiano Abelardo de la Espriella e riportato da ANSA, i morti sono saliti a 265, con 3.494 feriti, le persone ancora disperse sono 496, mentre oltre 53mila risultano complessivamente colpite dall'emergenza.
L'epicentro del sisma, come confermato dalle autorità, è stato localizzato a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, dove sono state colpite le città di Cali, Pereira, Quibdó, Manizales e Armenia. Pesante il conto dei danni materiali: sono crollate 257 strutture, mentre risultano danneggiati 129 tratti stradali, 20 ponti, 43 acquedotti e due aeroporti. Le operazioni di riconoscimento delle vittime proseguono senza sosta: l'Istituto di Medicina legale ha finora ricevuto 202 corpi, dei quali 122 già identificati al fine della restituzione delle salme alle famiglie.
I volontari di Operazione Colomba: «Distanti dall'epicentro, ma il sisma si è sentito forte»
In questo scenario drammatico, la Comunità Papa Giovanni XXIII segue con apprensione la situazione attraverso i propri volontari di Operazione Colomba, presenti in Colombia dal 2009. Monica ed Emanuele, impegnati nella missione presso la comunità contadina di San José de Apartadó, nella regione di Urabá antioqueño, hanno fatto sapere di stare bene: l'area della loro missione si trova distante dall'epicentro e non ha subito danni rilevanti, sebbene la scossa sia stata avvertita distintamente anche lì. Nei prossimi giorni li raggiungerà, come da programma, anche Silvia De Munari, cooperante in Colombia dal 2013, il cui rientro nel Paese resta confermato nonostante il terremoto.
Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, è presente a San José de Apartadó per accompagnare e proteggere, attraverso la sola forza della presenza nonviolenta, la popolazione contadina locale, da anni impegnata in una forma di resistenza pacifica contro i gruppi armati che si contendono il controllo del territorio. Un'azione di scorta e tutela della comunità civile che, in un Paese ancora segnato da un conflitto interno spesso dimenticato, assume oggi un significato ancora più urgente, mentre la Colombia fa i conti con una delle catastrofi naturali più gravi degli ultimi anni.
«Si parla troppo poco della situazione del terremoto devastante che ha colpito la Colombia: sono quasi 250 le vittime accertate, ma il bilancio sale di ora in ora Colombia, dov'è in corso una vera e propria guerra civile – ha dichiarato Silvia De Munari –. Una situazione drammatica. Il nostro compito è quello di scortare e proteggere la comunità dai gruppi armati che si fronteggiano nella regione. Non possiamo lasciarsi soli, specialmente ora che il terremoto ha messo ancora più in ginocchio il paese».