Un Pasto al Giorno 2026. Al via il 26 e 27 settembre l'iniziativa della Comunità di don Benzi
Torna l'evento di piazza della Comunità Papa Giovanni XXIII che coinvolge migliaia di volontari in Italia e nel mondo. Ecco perché questa mobilitazione è così importante e come si può partecipare
L'intuizione di don Benzi: «Lo dirò a tutti!». La voce diretta dei missionari. Cosa c'è dietro il "pasto" e come può cambiare la vita di tante persone. La storia del puzzle. Tutto quello che c'è da sapere per comprendere e valorizzare questa iniziativa
L’immagine di una tavola, lunga abbastanza per accogliere chiunque, apparecchiata per ciascuno che arriverà a chiedere aiuto, è ciò che accompagna quest’anno l’evento Un Pasto al Giorno della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Per il diciottesimo anno consecutivo, il 26 e 27 settembre inizia la mobilitazione della Comunità e di tanti volontari per l’evento di piazza che ha l’obiettivo di raccogliere donazioni per garantire almeno un pasto al giorno alle persone accolte nelle case e realtà di accoglienza della Comunità o raggiunte dall’aiuto e dal sostegno alimentare in tanti Paesi del mondo. Quasi ogni fine settimana, per i prossimi mesi, ci saranno dei volontari o dei membri della Comunità che dedicheranno ore e giornate a raccontare le forme di povertà e ingiustizia che la Comunità Papa Giovanni XXIII incontra nei vari contesti di emarginazione in cui è presente. Porteranno la voce e le testimonianze dei missionari che in Africa, Asia o America Latina affrontano ogni giorno le conseguenze della fame e dell’ingiustizia.
Apriranno anche uno sguardo sulla possibilità di ribaltare queste situazioni, raccontando le esperienze, in giro per il mondo, in cui l’intervento della Comunità e dei fondi raccolti grazie a Un Pasto al Giorno cambia la vita di chi gode di questo aiuto.
Il racconto di Franca: «Solo quando sono arrivata ho capito»
«Sono arrivata a Chalna, in Bangladesh, 28 anni fa. Il Bangladesh è uno dei Paesi più poveri al mondo, lo diceva anche don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, quando ci esortava a venire qui per aprire una missione. Solo quando sono arrivata ho capito davvero cosa volesse dire: la gente non mangiava. Ovunque mi voltassi, c’era solo fame e miseria».
A parlare è Franca Mencarelli, missionaria della Comunità, che ha accettato di mandare un messaggio a tutti i volontari che saranno alle postazioni di Un Pasto al Giorno.
Di 28 anni in missione, un episodio ha voluto ricordare con emozione: «Un giorno ero nella mensa in cui distribuiamo pasti e sono rimasta colpita da un bambino che frequentava la classe elementare. Vedevo che non andava a mangiare quando era il suo turno e gli ho chiesto il perché. Mi ha risposto che aspettava il turno più tardi, “perché non so se stasera mangerò e poi lo stomaco vuoto, stanotte, mi terrà sveglio”. In quel momento è stato il mio stomaco a ricevere un pugno, di quelli che ti colpiscono e ti tolgono il fiato. La fame è una compagna quotidiana per molti, per questo in Bangladesh, quando incontri qualcuno, dopo averti chiesto come stai, ti chiede subito se hai mangiato».
La malnutrizione cronica ha ripercussioni su tanti aspetti della vita di una persona: «La fame non è l’unico problema – spiega Mencarelli –. Vedo bambini malnutriti che hanno problemi neurologici per colpa della malnutrizione, e questo significa minare il loro futuro, significa che avranno difficoltà a scuola, ad apprendere, e le loro possibilità di costruirsi un futuro dignitoso si affievoliscono ogni giorno che passa. È un’ingiustizia e io, dopo tutti questi anni, non riesco ad abituarmi e ancora oggi mi chiedo come sia possibile accettare tutto questo». In Bangladesh, grazie al sostegno di Un pasto al giorno, molte bambine possono rimanere a scuola più a lungo per costruire il proprio futuro, anche fino all'Università
Foto di Archivio "Sempre", Comunità Papa Giovanni XXIII
Dal pasto al diritto all'istruzione
In Bangladesh, uno dei progetti di sostegno alimentare promossi dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e destinatario delle donazioni raccolte grazie alla campagna Un Pasto al Giorno riguarda la distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie.
«Abbiamo iniziato durante il periodo del Covid – continua Franca nel suo racconto – quando, per motivi di sicurezza, ci siamo trovati costretti a dover chiudere la nostra mensa. Per continuare ad assicurare sostegno alimentare alle famiglie e alle persone che contavano su di noi, abbiamo iniziato a distribuire un sacchetto, con alcuni generi alimentari essenziali, agli alunni dei nostri progetti educativi. In questo modo potevamo continuare ad aiutare le famiglie, essere certi che avessero cibo da mettere in tavola per qualche giorno: 7 chili di riso, 1 chilo di lenticchie e mezzo litro di olio. Abbiamo visto anche una seconda conseguenza positiva: sentendosi sostenute e sapendo che avrebbero ricevuto questo aiuto, le famiglie hanno iniziato a mandare i loro figli a scuola con maggiore regolarità. Non solo abbiamo difeso il diritto allo studio, ma così facendo abbiamo riscontrato una diminuzione del numero di bambini e bambine che lasciavano la scuola per via di lavoro minorile, i maschi, o matrimoni precoci, le femmine. Se in passato molte bambine venivano date in sposa a 10 o 12 anni, oggi sempre più famiglie scelgono di rimandare il matrimonio, permettendo alle figlie di restare a scuola più a lungo e di costruire il proprio futuro. Alcune ragazze le abbiamo accompagnate fino all’università e abbiamo assistito a un cambiamento che sembrava impossibile. Il cibo non è mai soltanto cibo, e garantire un pasto non si ferma solo al riempire lo stomaco. Un pasto può aprire la strada all'istruzione, alla dignità e alla speranza”.
Don Benzi: «Lo dirò a tutti. Ci aiuteranno!»
Uno dei Paesi in cui arrivano i fondi di Un Pasto al Giorno è lo Zambia. Qui la Comunità è presente dal 1985, primo Paese in cui è iniziata l’esperienza missionaria della Comunità e anche il primo in cui si è affrontato il problema della morte per fame.
Lo scorso anno, occasione non solo per le celebrazioni di cento anni dalla nascita di don Oreste Benzi, ma anche dei 40 anni dell’avvio della presenza all’estero della sua Comunità, Elisabetta Garuti ha ricordato come tutto iniziò: «Un giorno ero alla missione di Mishikishi, dove vivevo, e una mamma mi ha portato il suo bambino dicendo che era ammalato. Il bambino non camminava, non stava seduto e non parlava. Li ho accompagnati all’ospedale missionario, dove un medico olandese lo ha visitato e poi mi ha detto: “Questo bambino non è ammalato, ha semplicemente fame! Dagli un uovo al giorno e vedrai che si riprenderà, camminerà e parlerà”.
Non mi sembrava vero, una soluzione così semplice! Tutta contenta ho riferito alla mamma ciò che il medico mi aveva detto e lei, quasi con timore, mi ha chiesto: “Per quanti giorni?”. L’ho guardata in volto e ho capito che per questa mamma dare un uovo al giorno a uno solo dei suoi figli non era possibile».
Da quei primi incontri con la fame vera e con l’ingiustizia di chi, in una parte del mondo, muore, mentre in un’altra si prospera e si spreca, nasce anche la campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi Un Pasto al Giorno.
Foto di Archivio "Sempre", Comunità Papa Giovanni XXIII
Fu don Oreste Benzi a dare il via a tutto, e Elisabetta ricorda come avvenne: «Quando arrivò in Zambia per visitare la missione, una delle prime cose che mi chiese fu quanto serviva per dare da mangiare ogni giorno ad un bambino: 10.000 lire al mese basterebbero, gli dissi, e lui iniziò a ripetermi con entusiasmo: “Ci penso io! Vado io! Vado io in Italia e lo dirò a tutti, vedrai che ci aiuteranno!”. E si rivelò vero! Fin da subito mi colpì la generosità di tanti e soprattutto di molti anziani che, pur con una pensione misera, erano i primi a rispondere al nostro appello. Ho sempre pensato che chi viene dal passato, dagli anni in cui anche in Italia c’era la fame, sa bene cosa vuol dire patirla e sa di non potersi tirare indietro».
Dove arriva "Un Pasto al giorno" nel mondo
Oggi, in Zambia, Un Pasto al Giorno continua a garantire il fabbisogno alimentare di bambini, persone con disabilità, anziani soli. Il Progetto Cicetekelo, per esempio, accoglie e sostiene oltre 300 bambini e ragazzi che vivono o rischiano di vivere in strada offrendo loro cibo, scuola, formazione. Il Progetto Old People, nel compound di Nkwazi, sostiene persone anziane sole attraverso aiuti alimentari e assistenza. Il Progetto Educazione Speciale, invece, prevede un percorso educativo e professionale che accompagna bambini e giovani con disabilità dall’infanzia al lavoro, affinché nessuno resti escluso dalla società.
L’Africa è la principale destinataria dei fondi raccolti dall’evento Un Pasto al Giorno, perché oltre ai progetti attivi in Zambia, si sostengono anche quelli in Kenya, Tanzania, Burundi e Camerun, ma anche in tutto il Sudamerica, è importante l’aiuto economico garantito.
Il Centro Arco Iris, in Brasile, è uno spazio dove ogni giorno ragazzi e bambini studiano, giocano, fanno sport, un’alternativa fondamentale alla strada e all’abbandono. I fondi raccolti con l'iniziativa Un Pasto al giorno arrivano anche in Bolivia, dove la Comunità Papa Giovanni XXIII gestisce progetti rivolti a bambini e ragazzi con un passato difficile
Foto di Archivio "Sempre", Comunità Papa Giovanni XXIII
Intervento simile, ma in Bolivia, è quello del Centro Angel de la Guardia, dove bambini e ragazzi ricevono aiuto nello studio ma anche occasione di gioco e sport, e del Comedor Santa Teresina e Ermanno Morris, che accoglie bambini e ragazzi con un passato difficile alle spalle e, oltre al pasto, offre sostegno scolastico e attività ricreative.
In entrambi questi progetti, garantire la merenda e qualcosa da mangiare completa il tipo di aiuto offerto.
«Raccontare dove arriva l’aiuto di Un Pasto al Giorno vuol dire fare un viaggio che attraversa il mondo», spiega Marco Panzetti, responsabile Comunicazione e Raccolta Fondi della Comunità Papa Giovanni XXIII, che fin dalla prima edizione anima e coordina l’organizzazione dell’evento di piazza di settembre. «Abbiamo riunito questo mondo e questa umanità in un’illustrazione appositamente realizzata per l’evento di quest’anno, che rappresenta la lunga tavola attorno alla quale tutti ci riuniamo e sediamo uno accanto all’altro. Una tavola che si allunga ancora per fare spazio a chi arriva».
Cosa riceverà chi farà la donazione
L’illustrazione, opera di Filippo Serafini, giovane disegnatore, figlio di una famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, rappresenta il dono che verrà consegnato in piazza dai volontari e dai membri della Comunità. «Abbiamo voluto trasformare questa illustrazione in un puzzle – continua Panzetti –, un vero puzzle, che simboleggia il fatto che insieme, mettendo ciascuno la propria parte, possiamo realizzare ciò che da soli non riusciremmo mai a fare, e che solo ciò che è fatto insieme acquista vero senso. Per questo, chi in piazza lascerà il suo contributo per sostenere Un Pasto al Giorno, riceverà una tessera di questo puzzle, stampata su legno e tagliata dalla Cooperativa Sociale Ro’ la Formichina, della Comunità Papa Giovanni XXIII, che coinvolge persone che arrivano dal carcere, con disabilità o esclusi dal mondo del lavoro. E affinché resti segno e memoria del gesto compiuto, abbiamo trasformato ogni tessera del puzzle in calamita da attaccare al frigorifero, magari per ricordare la lista della spesa o la bolletta da pagare. Speriamo ricordi anche di un gesto fondamentale, senza il quale il nostro aiuto non sarebbe possibile. Come un puzzle a cui mancano dei pezzi».
Dove trovare le postazioni di "Un Pasto al giorno"
Tutte le informazioni sulle postazioni organizzate in tutta Italia nel fine settimana del 26 e 27 settembre e nei fine settimana successivi sono disponibili su unpastoalgiorno.org