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28 Aprile 2020

Zamagni: «La finanza cancro dell'economia. Servono nuove regole»

«Don Benzi aveva fiuto per l'economia, fu un vero imprenditore, e ci ha indicato un modello». Il dialogo con Ramonda.
Foto di 1STunningART
La condivisione come concetto trainante di un nuovo modello di sviluppo economico. In diretta facebook con Giovanni Ramonda, l'economista Stefano Zamagni sostiene il progetto proposto dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per uscire dalla crisi e dice: «Dobbiamo agire dal basso e dall'alto, per creare nuova consapevolezza e cambiare le regole del gioco»
«Amazon in due mesi, grazie alla crisi da Covid-19, ha aumentato i profitti di 37 milioni di dollari. Il Gafam – acronimo che raggruppa Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft – ha una ricchezza superiore a quella della Svizzera e costituisce un oligopolio in grado di influire sui governi. I paradisi fiscali fanno danni enormi perché sottraggono capitali che potrebbero essere usati per fare del bene nei Paesi dove vengono prodotti.»
Non usa mezzi termini, l’economista Stefano Zamagni, per denunciare le iniquità dell’attuale sistema economico internazionale. E così pure di quello finanziario: «La finanza esiste da 5 mila anni – spiega il professore, presidente della Pontificia accademia di scienze sociali – . Gli egizi inventarono strumenti finanziari per raccogliere il risparmio con cui costruire le piramidi. I monti di pietà li hanno fondati i francescani nel 1472. Ma le cose sono cambiate 40 anni fa quando la finanza da mezzo è diventato fine e si è trasformata in un cancro. Oggi il volume degli asset finanziari è 6 volte superiore al PIL mondiale. Ma sono convinto che dopo questa pandemia alcune cose cambieranno.»

Fase 2: ripartire dalla condivisione

Ora che il Governo italiano ha ufficializzato nel 4 maggio l’inizio della cosiddetta  “fase 2”, e mentre l’Europa discute su come far ripartire l’economia dopo la crisi da Covid-19, nel dibattito si inserisce anche la Comunità Papa Giovanni XXIII che ha discusso alcune proposte con l’economista Stefano Zamagni nel corso di una diretta facebook che è svolta ieri pomeriggio, seguita da oltre 400 persone.



«Con l’emergenza coronavirus si è sviluppata una gara di solidarietà – ha detto Giovanni Ramonda, presidente della Comunità – ma dobbiamo fare modo che questa spinta non si esaurisca e che non torni tutto come prima.»
La proposta lanciata dall’associazione ha un nome: “economia di condivisione”. 
L’idea, spiega Ramonda, nasce da «un progetto di rinnovamento sociale che don Oreste Benzi lanciò cinquant’anni fa coinvolgendo i giovani: superare l’approccio tradizionale al mondo dell’emarginazione, fondato sull’assistenza, con la rivoluzione della condivisione per cui i più fragili sono messi al centro di una comunità, di un popolo, e ne segnano il cammino. Lui era un maestro nello scovare il bene che c’è in ogni persona e offrire a tutti un’opportunità, un ruolo attivo.»

Concetto che non ha solo una valenza educativa e sociale ma anche economica.
«Don Benzi non era un economista ma aveva fiuto per l’economia, un vero imprenditore – conferma Zamagni, che di don Oreste fu giovane allievo e collaboratore –.  In un’epoca in cui l’economia era centrata sull’idea che a muovere l’uomo fosse solo la ricerca del proprio tornaconto, lui si opponeva con forza a questa visione. Molti lo ritenevano un sognatore, invece aveva ragione. Oggi nessun economista serio sostiene più quelle vecchie teorie. Ma occorre cambiare le regole del gioco. E per farlo dobbiamo puntare sui giovani, come vuole fare Papa Francesco con l’iniziativa “The economy of Francesco”. Perché ha capito che una persona già formata non è in grado di intercettare le nuove esigenze e avere il coraggio di imboccare vie nuove. In sostanza, dice il Papa, bisogna cambiare i libri di testo e smetterla di insegnare cose che appartengono a un mondo che non c’è più.» 

I nuovi mondi vitali

Un processo di rinnovamento in cui si inseriscono le esperienze concrete di condivisione realizzate dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Anzitutto la casa famiglia. «Pensate a cosa sarebbe successo con il Covid-19 se non ci fosse stata la battaglia per la deistituzionalizzazione e i disabili fossero ancora nelle grandi strutture» dice Ramonda. 
Ma anche le cooperative sociali. «Persone che erano ai margini perché disabili, o in carcere, o vittime di dipendenze, hanno recuperato la dignità, mantengono una famiglia e spesso sono i migliori operatori.» 
«Le imprese che mettono al centro non il “ti do se tu mi dai in cambio” ma la reciprocità delle relazioni ottengono performance superiori – spiega Zamagni –. La Papa Giovanni non solo fa del bene ma indica un metodo. L’opera fondata da don Benzi indica un cammino: quantitativamente è una minoranza ma anticipa quello che sarà.»

Iperconsumo e ricerca della felicità

Oggi è in atto una grande trasformazione che coinvolge i modelli di consumo, spiega Zamagni, tanto che si parla di iperconsumo e di turboconsumo. «In passato il capitale estraeva dallo sfruttamento dei lavoratori il valore da trasformare in profitto, oggi questa estrazione avviene primariamente puntando sui consumatori. Chi fa più profitti sono le grandi compagnie hi tech, che immettono sul mercato nuovi prodotti acquistati in breve tempo da miliardi di persone. È in atto un processo di manipolazione dei consumi attraverso l’induzione di nuovi bisogni fittizi, ma pochi sembrano rendersene conto. Nei bisogni reali spendiamo solo il 30-40%, a meno uno non sia davvero povero. E i destinatari di questa operazione sono soprattutto i giovani in quanto, a differenza dei più anziani, non hanno modelli di consumo già strutturati e quindi sono più facilmente influenzabili.» 
Come reagire a questa tendenza? «Dobbiamo rispolverare la categoria della felicità. Il modello attuale aumenta l’utilità ma diminuisce la felicità che, come diceva già Aristotele, risiede nelle relazioni interpersonali. La povertà evangelica non è tanto la privazione dai beni ma il distacco da essi, che devono rimanere un mezzo e non un fine. Il fine è la felicità»
In questo senso – convengono Ramonda e Zamagni – diventano centrali esperienze come il servizio civile, perché i giovani sperimentano come nelle relazioni umane autentiche, nella condivisione con gli ultimi, la vita sia più soddisfacente e allora il giovane «si converte, cioè cambia stile di vita».

Zamagni: «L’Europa dichiari illeciti i paradisi fiscali»

Dal dibattito – condotto da Giorgia Gironi e Beppe Lucano, rappresentanti del gruppo di giovani ed economisti che nella Comunità Papa Giovanni XXIII sta elaborando il “Manifesto dell’economia di condivisione” – emerge come per cambiare davvero l’economia occorra seguire due vie: da un lato sperimentare nuovi modelli di vita, dall’altro combattere le cause dell’emarginazione.
«Don Benzi diceva che non basta mettere la spalla sotto la croce del fratello ma occorre anche dire ai fabbricanti di croci di smetterla, chiamandoli per nome» ricorda Ramonda. 
E Zamagni non si sottrare dal fare esempi concreti: «Occorre fare pressione sui grandi organismi internazionali perché arrivino a modificare le regole del gioco, come sta facendo la Comunità Papa Giovanni XXIII con la sua presenza a Ginevra presso le Nazioni Unite. I paradisi fiscali sono luoghi dove arrivano i grandi capitali per non pagare le tasse. Pensate a quanto bene si potrebbe fare con quelle tasse se rimanessero nei rispettivi Paesi. Perché non si dichiara che i paradisi fiscali sono illeciti? Perché non lo fa l’Unione Europea? Perché ci sono paesi come l’Olanda, l’Irlanda e il Lussemburgo che sono essi stessi paradisi fiscali. Non parliamo poi delle isole caraibiche dove il tasso fiscale è dello 0 per cento.»

Il traffico di organi umani, crimine contro l’umanità

Altra ingiustizia da denunciare, secondo l’economista, è la tratta di esseri umani, che coinvolge non solo uomini e donne ma anche i bambini. «Oggi c’è un mercato di organi umani che alimenta un volume di affari paragonabile a quello della droga. Vengono presi i bambini nei villaggi dei Paesi poveri, vengono uccisi e si fa l’espianto degli organi. Bisogna dichiarare che questo è un crimine contro l’umanità perché solo così nessun Paese può astenersi dal perseguire questo crimine. Le cliniche dove arrivano questi organi sappiamo dove sono ma non si può far niente, perché i governi di quei Paesi pur di trarre vantaggio chiudono entrambi gli occhi.»
Altro settore in cui secondo Zamagni vanno cambiate le regole è quello della finanza speculativa: «Tu non puoi basare gli strumenti finanziari derivati sul prezzo dei beni di prima necessità come il grano, perché poi il prezzo di quel bene aumenta e i poveri muoiono di fame, come è accaduto nel 2009.»

La virtù è contagiosa

Per innescare un vero cambiamento, conclude Zamagni, «bisogna intervenire dal basso, creando una nuova consapevolezza, e contemporaneamente dall’alto, intervenendo su quelle che Giovanni Paolo II chiamava le strutture di peccato, cioè quelle regole, istituzioni e leggi che inducono le persone a fare il male. Organizzazioni come la Papa Giovanni e tante altre esercitano una pressione continua sui potenti della terra perché abbiano il coraggio di cambiare le regole del gioco. È la strategia che sta portando avanti Papa Francesco e per questo è continuamente sotto attacco, anche dall’interno del mondo cattolico, perché dà fastidio. Ma lui non si arrende. L’importante è sapere che è possibile cambiare. Mai credere a coloro che dicono che è troppo difficile. Il potere è un colosso dai piedi d’argilla, basta poco per farlo crollare. Però ci vuole un’azione sistematica e continua di chi non si scoraggia di fronte agli insuccessi del momento. Aristotele ricordava che la virtù è più contagiosa del vizio, a condizione che venga fatta conoscere. Più contagiosa anche del coronavirus.»
 
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Il dibattito è stato introdotto da Edoardo Barbarossa e guidato da Giorgia Gironi e Beppe Lucano, rappresentanti del gruppo di giovani ed economisti che nella Comunità Papa Giovanni XXIII sta elaborando il “Manifesto dell’economia di condivisione” da portare da portare ad Assisi in occasione dell’evento “The economy of Francesco”.  
È possibile vedere la registrazione audiovideo presso la Pagina Facebook e il Canale YouTube della Comunità Papa Giovanni XXIII.