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31 Dicembre 2022

Cosa ci aspettiamo dal 2023

Per superare le ingiustizie non basta essere "contro". Servono obiettivi concreti e collaborazione.
Cosa ci aspettiamo dal 2023
Foto di Alessio Zamboni
Si chiude un 2022 segnato da una crisi economica alimentata dalla pandemia e dalla guerra. Altre ingiustizie sono strutturali ma non inevitabili: la capacità di superarle dipende dalle nostre scelte.
Si conclude oggi un anno, il 2022, che ci ha lasciato in una delle crisi economiche più forti degli ultimi secoli a causa della guerra in Ucraina e della pandemia.
La povertà crescente, tuttavia, ha cause più profonde, non legate solo a questi eventi. Negli ultimi dieci anni in Italia, secondo l’Istat, il numero di coloro che non hanno risorse sufficienti per uno standard di vita minimamente accettabile è più che raddoppiato: un milione e novecento mila famiglie che non ce la fanno.
Nel mondo 828 milioni di persone soffrono la fame, soprattutto bambini, soprattutto in Africa. Non è un fatto inevitabile, le risorse per sfamate tutti ci sarebbero, ma sono concentrate in poche mani che non le vogliono condividere: il 10% della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza, mentre il 50% possiede il 2% della ricchezza.
 
Ma non dobbiamo farci rubare la speranza, come ripete sovente Papa Francesco.
Bisogna però darsi degli obiettivi concreti, perché i pronunciamenti sui diritti umani non rimangano parole vuote: cibo per tutti, garantendo almeno un pasto al giorno in ogni angolo del mondo a tutte le creature, una casa salubre, un lavoro adeguato per il mantenimento di sé e della propria famiglia, una scuola accessibile a tutti per ridurre la forbice delle diseguaglianze, cure sanitarie garantite a ogni persona a partire dai più deboli e vulnerabili.
Obiettivi possibili se si smettere di essere “contro” e si sceglie di collaborare, società civile e comunità ecclesiali, per dare risposte reali ai bisogni della povera gente e al grido dei poveri.
Anche la cura e la custodia del creato, che richiedono una transizione ecologica non più rimandabile, sono un invito a superare le divergenze per concentrarci su obiettivi comuni, disposti anche a fare scelte di sobrietà  che permettano a tutti di avere il necessario per vivere dignitosamente.  
 
C’è però un macigno che grava sull’umanità intera: la nuova corsa agli armamenti con più di 20 guerre importanti presenti nel mondo. Una follia, come pronunciato più volte da papa Bergoglio, che distrugge vite umane, soprattutto giovani, bambini, famiglie intere, alimentando un odio fra i popoli incomprensibile.
Abbiamo più volte richiesto, anche intervenendo presso la sede Onu di Ginevra dove siamo presenti come Comunità Papa Giovanni XXIII, di promuovere l’istituzione di un Ministero della Pace, a livello nazionale e sovranazionale, per investire in una Pedagogia della Pace che sviluppi il rispetto reciproco, la stima, la concordia, l’aiuto scambievole, la nonviolenza, la riconciliazione come nuovo modo di intessere le relazioni.
 
Dobbiamo leggere la storia dalla prospettiva dei poveri, degli esclusi, delle vittime, degli emarginati: sono loro che ci rendono evidenti le contraddizioni e ci indicano la via di un nuovo sviluppo.
Un cammino da fare accanto a loro con una Chiesa “in uscita”, nelle periferie geografiche ed esistenziali, per mettere la spalla sotto la croce di chi soffre e per chi dire a chi le fabbrica di smettere di produrre sofferenze.  
Un cammino d’insieme, unendo le forze, con un lavoro di rete, sinodale, di comunione, con parresia, schiettezza.
Per dare speranza alle tante donne schiavizzate e a volte uccise, per dare voce ai bimbi a cui non viene permesso di nascere, per consentire agli anziani di rimanere in famiglia, per liberare i giovani dalle varie dipendenze.

Unendo le forze su obiettivi concreti si può fare molto, come abbiamo sperimentato quest’anno e continueremo a fare nel 2023 in Ucraina con la rete Stop the war now: più di 170 organizzazioni laiche e di ispirazione religiosa impegnate a stare con i civili inermi, accogliere i profughi, costruire pozzi per ridare acqua potabile resa inaccessibile dai bombardamenti.
I giovani ci chiedono di rendere visibile oggi il sogno del profeta Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra.»
Buon 2023.