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1 Agosto 2020

Strage di Bologna. Riccardo: «I miei genitori nella sala dove scoppiò la bomba».

Bologna 2 agosto 1980. Enrico esce dalla sala d'aspetto della stazione per aiutare due giovani. La moglie rimane, e scoppia la bomba.
85 morti e 200 feriti. È stato il triste bilancio della strage di Bologna avvenuta 40 anni fa. Dietro ai numeri tante storie, come quella di Rossana e Enrico, che vi raccontiamo oggi, per la prima volta.
Era il 3 agosto del 1980, un caldo giorno d’estate. Avevo 19 anni, un mese dopo avrei iniziato il DAMS proprio a Bologna, dove stavo passando quel giorno. Ero ferma ai binari della stazione, arrivavo con il treno dalla provincia di Verona. Tutto si presentava spettrale. Non eravamo in guerra ma era come se lo fossimo. Il clima estivo di spensieratezza era stato spazzato via dallo scenario apocalittico che mi si presentava davanti. Era tutto vero quello che il giorno prima, esattamente il 2 agosto, gli speaker annunciavano, anzi urlavano, alla televisione, alle radio: «Strage a Bologna. Una bomba alla stazione!». 
Era passato solo un giorno e i segni della strage erano ancora perfettamente intatti. Il muro della sala d’aspetto squarciato, macerie, polizia, tanta polizia, volontari e ancora tanta polvere nell’aria che bloccava il respiro. Non eravamo in guerra ma era come se lo fossimo. 
Un ordigno composto da almeno 23 chili di tritolo, nascosto all'interno di una valigia abbandonata nella sala d'aspetto per i viaggiatori di seconda classe, aveva fatto il suo sporco lavoro esplodendo alle 10, 25 del 2 agosto 1980, spezzando la vita di 85 persone e ferendone oltre 200. Una strage.  

A 40 anni dalla strage di Bologna

Sono trascorsi 40 anni da quel terribile giorno. La strage è una pagina rovente ancora aperta, che ha segnato la storia della nostra Repubblica tra processi e condanne in atto. Gli esecutori materiali sono stati individuati nel gruppo terroristico di estrema destra Nar.
Ma i mandanti, organizzatori della strage e dei successivi depistaggi, secondo l’ultima recente inchiesta della procura generale di Bologna, sono stati Licio Gelli, il suo braccio destro Umberto Ortolani, l’alto dirigente del Viminale Federico Umberto D’Amato e il giornalista ed ex senatore Msi Mario Tedeschi. Tutti e quattro massoni, tutti morti.
I sopravvissuti, in questi anni, con forza e caparbietà hanno tenuto vivo il ricordo di quelle morti innocenti restituendo loro umanità ed esigendo risposte dallo Stato. I sopravvissuti non sono volti senza nome, ma vite che si sono legate in quella calda giornata d’estate. Tra loro c’era anche Rossana, che ci ha lasciato qualche anno fa, mamma del nostro amico Riccardo Ghinelli, professore in pensione di economia, fotografo e collaboratore di Sempre, che ha accettato di raccontarci quel giorno. 
C’era anche suo papà Enrico, scampato per miracolo alla strage. Il ricordo in Riccardo è ancora talmente vivo che non riesce proprio a trattenere la commozione. Chissà quante volte i sui genitori hanno ripercorso con lui quel momento, le emozioni, gli sguardi, gli incontri con la precisione di chi c’era.

40 i secondi dalla sala d’aspetto a primo binario

Strage di Bologna

«Quaranta secondi. Ho fatto la prova. Mio babbo mi aveva detto dove si trovava: vicino alla galleria che dal primo binario porta all’uscita. Così, quando ho avuto l’occasione, ho fatto la prova: dalla porta della sala d’aspetto a lì ci vogliono quaranta secondi».
 
Quel 2 agosto del 1980 i suoi genitori Rossana ed Enrico sono in viaggio per Verona, erano stati invitati dallo zio paterno di Riccardo ad andare a vedere l’Aida all’Arena.
«Pensa che dovevano partire alle 6 e 45 da Rimini ma il treno era in forte ritardo.  Del resto – dice con sarcasmo Riccardo – in un sabato mattina di agosto in riviera non ti puoi aspettare altro. Mia mamma fa una proposta a mio padre: “Se prendessimo la macchina?” “Ma no, Rossana, col treno siamo più sicuri”».  
Ironia della sorte. «Quella frase è rimasta nella storia della famiglia. Da allora quando qualcuno dice: “Facciamo così, è più sicuro” riemerge il ricordo e scatta un sorrisino ironico».
Enrico ama preparare tutto con cura e durante il lungo viaggio in treno ripassa come era solito fare tutte le tappe del tragitto: “A Bologna dobbiamo cambiare, il treno per Verona è al binario sei”».  
Nello scompartimento, con i genitori di Riccardo ci sono anche due ragazzine che stanno tornando a casa, in Alto Adige. Anche loro devono prendere quel treno e si informano da Enrico e Rossana, che sono ben lieti di aiutarle.

Alla sala d'aspetto in attesa del treno per Verona

Arrivati a Bologna il gruppo si saluta. Le due ragazze si dirigono direttamente al binario mentre Enrico e Rossana decidono invece di riposarsi nella sala d’aspetto. 
«Mia mamma Rossana si siede a fianco di un ragazzo giapponese, Iwaho Sekiguchi. Sappiamo il suo nome perché è sulla lapide» - dice Riccardo con il groppo alla gola.
Poi tutto accade molto in fretta. Dopo un po’ l’altoparlante avvisa che il treno per il Brennero non partirà dal binario 6 come previsto, ma da un altro binario. Enrico, premuroso com’è, si alza: si preoccupa per le due ragazzine e decide di andarle a cercare al binario per vedere se hanno sentito l’avviso. 
«Mio padre esce dalla sala d’aspetto. Cammina per quaranta secondi. Sente l’esplosione e in un attimo vede il terrore sui visi della gente che sono di fronte a lui. Torna indietro di corsa a cercare mia mamma Rossana. L’hanno tirata fuori dalle macerie della stazione, con ferite, bruciature e i timpani sfondati. Fra lei e la bomba c'era una colonna che le è finita addosso. È stata quella colonna a proteggerla dall'esplosione. Mia mamma era viva e manteneva intatto il suo spirito e la voglia di essere utile al prossimo».

La vita dopo la strage

I genitori di Riccardo non si perdono d’animo. «Mesi dopo, con un avviso sul giornale, rintracciano le due ragazze. Ne è nata una bella amicizia. Mia mamma ha continuato la sua vita come sempre, anche se provava fastidio all'udito e dolori alle gambe. Forse una delle cose che le è pesata di più è stato il fatto di faticare a stare nelle compagnie numerose, per via del rimbombo nelle orecchie».
La mamma di Riccardo, che si è spenta due anni fa, era rimasta invalida ma ha continuato ad essere una persona gioiosa e positiva.
Anche Enrico se ne è andato, è successo nel gennaio del 2007. 
Ora è Riccardo che continua ad essere voce di quel giorno attraverso quella che è stata la voce dei suoi genitori. 
In memoria della strage di Bologna
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla stazione di Bologna in occasione della deposizione di una corona di fiori sulla lapide in memoria delle vittime della strage, Bologna 30 luglio 2020.
Foto di Paolo Giandotti

A commemorare le vittime della strage di Bologna, davanti alla lapide con tutti i loro nomi  il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.