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9 Aprile 2020

Verso Pasqua insieme all'umanità ferita

O la Pasqua è qualcosa di scomodo o non è Pasqua.
Una testimonianza da don Federico che da 3 anni vive a Bucarest e che venerdì 10 aprile guiderà una via Crucis in diretta streaming
Mentre sto viaggiando in pulmino ricevo una telefonata dalla redazione di Sempre con la richiesta di scrivere qualche riga sulla Pasqua. Mi volto a destra e c’è Andrea, 37 anni, abbandonato a tre anni dalla mamma, cresciuto col padre e con i parenti, alle spalle vent’anni di tossicodipendenza. Mi volto a sinistra: Christian, 38 anni, a sei costretto a fuggire con la madre da un padre violento e alcolizzato... anche lui, più di vent’anni di tossicodipendenza. Sarebbe più giusto chiedere a loro cos’è la Pasqua.
Andrea e Christian sono due dei 10 ragazzi italiani ex tossicodipendenti che vivono con me a Bucarest assieme ad altri 6 ex senza fissa dimora romeni.
 
Pasqua: festa dell’umanità ferita! Anche un ateo potrebbe festeggiare la Pasqua perché è la rinascita dalle nostre ferite. Don Oreste Benzi ha scritto: «Anche ad uno che fosse ateo io direi: fai un ora di preghiera tutti i giorni, cioè rientra dentro di te e ascolta!».
Gesù ci dà il grande esempio. Chi più di lui è ferito? Chi più di lui ha vissuto la sua affettività ferita? Tradito, rinnegato, abbandonato dal Padre: «Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?»
Eppure non è scappato, non è andato a rifugiarsi in false relazioni, non ha trovato certezze nelle sicurezze di questo mondo o nelle frivolezze della vita, non è affogato nello sballo o nel “casino” assordante... ha affrontato, ha attraversato fino in fondo la sua umanità ferita.
Ecco perché dicevo che Christian ed Andrea potrebbero dirci cos’è la Pasqua perché l‘hanno vissuta sulla propria pelle, ci sono passati ed ora sono rinati.
Oggi, sulle strade di Bucarest portano la loro Pasqua, portano il loro corpo rinato a chi soffre, a chi non ha nemmeno una pietra su cui posare il capo.
Non si tirano indietro di fronte ai bimbi zingari, non fuggono di fronte ai giovani tossici che si fanno a cielo aperto, non temono la puzza del barbone; a tutti con il proprio corpo e con la propria vita dicono che si può vivere da risorti.
Non dobbiamo avere paura (purtroppo la nostra società ci fa vivere di paure per far più soldi) di riconoscerci per quello che siamo, per chi siamo veramente. Solo da lì può partire la resurrezione.
Ammettere le proprie fragilità ci fa sentire perdenti, a volte soli, ma solo così, passando dalle mie scomodità interiori posso essere segno di una vita nuova.
E allora o la Pasqua è qualcosa di scomodo o non è Pasqua.
Lui, il Cristo, ferito dal profondo e nel profondo della sua affettività ci dice che la Pasqua c’è, che si può vivere nella gioia!
Buona “scomoda”, ma vera Pasqua!

Diretta streaming della via Crucis Venerdì 10 marzo 2020