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20 Maggio 2026

Festa del 2 giugno, la sfida di Fadda: «Difesa della Patria significa anche cura dei fragili»

Festa del 2 giugno, la sfida di Fadda: «Difesa della Patria significa anche cura dei fragili»
Foto di Lensory (generato con IA)
Una Festa della Repubblica alternativa potrebbe dare più spazio a scuole, ospedali e volontariato. Matteo Fadda fa un appello a ripensare il senso della "difesa della patria" alla luce della solidarietà, del servizio ai più deboli e del ripudio della guerra, in sintonia con il magistero di Papa Leone XIV
Il prossimo 2 giugno la nostra Repubblica compirà 80 anni. Era il 2 giugno 1946 quando nel referendum istituzionale gli italiani scelsero la forma repubblicana rinunciando alla monarchia dei Savoia. In quella data si votò anche per eleggere l'Assemblea Costituente con il compito di redigere la nuova Costituzione repubblicana.
Oggi, durante la celebrazione, si svolge una parata Militare a Roma ai Fori Imperiali alla presenza del Presidente della Repubblica e delle alte cariche dello Stato. Il Presidente omaggia poi il Milite Ignoto deponendo una corona d'alloro all'Altare della Patria in Piazza Venezia. Infine, il momento più atteso: il sorvolo delle Frecce Tricolori sopra Roma.
 
Lo scorso 15 aprile su Avvenire è stato pubblicato un appello in cui si propone di celebrare la Festa in modo alternativo «che veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo, assieme a tutti coloro che svolgono, con o senza divisa, il servizio di difesa della Patria».
Domenica scorsa, 17 maggio, Avvenire ha pubblicato una lettera di Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, che sostiene questa proposta.
 
«La Festa della Repubblica può diventare un’occasione preziosa per riconoscere e valorizzare anche il contributo di chi ogni giorno difende le persone più vulnerabili, promuove la pace, la solidarietà e il diritto alla vita» ha scritto Fadda, che prosegue spiegando come «sia necessario ampliare il concetto stesso di “difesa della patria”, includendo anche la “difesa della persona”, soprattutto di chi è fragile, solo o in difficoltà. Dentro questa prospettiva trovano spazio il volontariato, il mondo della cura e tutte quelle figure che quotidianamente si impegnano nella tutela della dignità umana: operatori sociali, medici, infermieri, volontari e tanti altri. Dare maggiore riconoscimento pubblico a questo impegno, all’interno delle celebrazioni della Repubblica, sarebbe un segnale forte e coerente con i valori costituzionali di solidarietà e pace».
 
Fadda cita il fondatore della comunità don Oreste Benzi e l'esperienza di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace dell'associazione che dal 1992 opera in zone di guerra, per dichiarare che «la Papa Giovanni XXIII si unisce convintamente all’appello perché, in questo particolare momento storico, la società civile deve essere il baluardo di una Repubblica fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra».
 
Il presidente della Papa Giovanni descrive come la spesa militare mondiale nel 2025 abbia raggiunto il nuovo record storico di 2.887 miliardi di dollari, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita e spiega che «continuare ad aumentare la spesa militare non risolve la profonda crisi della logica della deterrenza nella quale ci troviamo oggi. Anzi l’escalation dei conflitti e della violenza sembra ormai direttamente proporzionale all’incremento degli armamenti, creando un circolo vizioso che rende il mondo più instabile».
 
Un concetto ripreso negli stessi giorni da Papa Leone nel suo intervento all'Università La Sapienza di Roma. «Non si chiami “difesa” – ha detto il Santo Padre – un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».
 
Parole che risuonano nel finale della lettera di Fadda. «Il nostro desiderio è di ampliare la riflessione sul tema della difesa, affinché sia riconosciuto l'impegno di chi ogni giorno protegge i più deboli. In una ricorrenza nazionale che richiama un senso di unità, questo messaggio può parlare a tutti, senza irrigidire il confronto ma allargando l'orizzonte di ciò che significa difendere la Patria, la comunità e le sue persone».

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