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4 Aprile 2026
Ultima modifica: 4 Aprile 2026 ore 10:46

Addio a Vittorio Messori. L'intervista: «Sono un cristiano, non un cretino»

Addio a Vittorio Messori. L'intervista: «Sono un cristiano, non un cretino»
Foto di Caterina Balocco
Si è spento nella notte del Venerdì Santo lo scrittore che portò il Vangelo nelle classifiche dei bestseller. In suo ricordo, riproponiamo l'intervista esclusiva al nostro Magazine sul suo cammino interiore.
Si è spento all'età di 84 anni, nella sua casa di Desenzano sul Garda, Vittorio Messori, una vita dedicata ad approfondire le ragioni della fede.
«Il suo cuore si è spento alle ore 21.45 di ieri, Venerdì Santo -, ha annunciato all'Adnkronos Rosalia Bontà, assistente personale dello scrittore. Da anni Messori viveva con un pacemaker e fatale è stato un attacco cardiaco. La moglie, la giornalista e scrittrice Rosanna Brichetti, era morta quattro anni fa, proprio nel giorno di Sabato Santo».

Una formazione tra i "guru" del laicismo

Vittorio Messori nasce a Sassuolo (MO) nel 1941 da una famiglia anticlericale. Si trasferisce con la famiglia a Torino dove si laurea nel 1965 in Scienze Politiche con i guru della cultura laica e agnostica: Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio e Luigi Firpo.
Nel 1964 avviene la sua esperienza di conversione che, da non credente, lo porta ad essere un difensore del dogma cattolico e un diffusore della devozione mariana. Dal 1966 al 1967 frequenta i corsi dell'Istituto di Cristologia per laici della Pro Civitate Christiana ad Assisi, dove conosce Rosanna Brichetti che sposerà nel 1996, dopo aver atteso per 22 anni la dichiarazione di nullità del primo matrimonio.
Nel 1976 scrive Ipotesi su Gesù, divenuto un caso editoriale: oltre un milione di copie in Italia e tradotto in 22 lingue. Ha lavorato alla Stampa, al Corriere della Sera ed ha collaborato con Avvenire e Jesus.
Tra i molti libri scritti, nel 2009 ne aveva realizzato uno, intitolato "Perché credo" scritto con il giornalista Andrea Tornielli, che per la prima volta parlava di sé e del suo cammino interiore. Per l'occasione ci aveva concesso un'intervista che vi riproponiamo.
 

Da agnostico e anticlericale a credente. In un libro spiega perché 

 
Vittorio Messori: Sono un cristiano, non un cretino Credere non è una tentazione ingenua riservata a chi non riflette.
Travolto molti anni fa da una sorta di tsunami che lo ha portato ad immergersi nel mistero di Dio, Messori racconta la sua conversione e le ragioni che stanno alla base della sua fede.
 
 «Tutto chi mi conosceva si sarebbe aspettato che sarei diventato, tranne che uno scrittore cattolico. Invece “l’uomo propone e Dio dispone”». È il caso di Vittorio Messori, autore, tra l’altro, di un paio di libri intervista con gli ultimi due papi. Famoso in tutto il mondo grazie al libro Ipotesi su Gesù, del 1976, partorito in dodici anni di dura ricerca personale, spinto dalla fame di verità sulla figura del Nazareno, per rispondere alle tante domande che l’uomo si pone: Gesù Cristo è veramente il figlio di Dio? È davvero risorto?
 
Ma Messori non nasce cattolico, è stato “costretto” alla fede. Proveniente da una famiglia emiliana anticlericale, mangiapreti, si sono trasferiti a Torino subito dopo la guerra, perché lì, nel “triangolo della morte”, chi non voleva rinnegare le proprie origini rischiava la vita.
Vittorio era un giovane «arrogante, pupillo del laicismo duro e puro», con una formazione che lo rendeva «agnostico ed anticlericale consapevole». Ma ad un certo punto, nell’estate del 1964, quando lui ha ventitré anni, qualcosa turba il suo «realismo implacabile». «È come se si fosse aperta una botola – racconta –. Ci sono caduto dentro». Passa dal nero del buco – «sentii nella carne l’assurdità e la disperante mancanza di senso della condizione umana» – ad una esplosione di luce: «improvvisamente si aprì davanti ai miei occhi un immenso buco di luce ed il velo che oscura la realtà svanì». Scopre un mondo dove l’invisibile diventa visibile. Legge il Vangelo nascosto nella sua bibloteca di studente e, dice, fu come «andare a sbattere, senza intermediari, con una Parola che divenne carne».
Sono passati più di 40 anni da quel fatto che gli ha stravolto la vita e solo ora ha deciso di aprirsi ai lettori nelle 429 pagine del suo ultimo libro dal titolo Perché credo, raccontando una vita spesa per rendere ragione della fede.
 
Perché proprio adesso ha sentito l’esigenza di raccontare le motivazioni del suo credo?

«Mi sono arreso alle insistenze del mio amico vaticanista Andrea Tornielli, fiancheggiato da una delle responsabili del libro: mia moglie Rosanna (presenza silenziosa in un angolo della stanza durante l’intervista). Non sono uno che si confida, mi devo fare forza per raccontare di me. È un libro confessione. Un bilancio della mia vita per vedere cosa ho combinato».
 
Come è avvenuto che proprio a lei, dalla formazione agnostica e razionalista, sia stato chiamato a “fare il cattolico”?

«È stata un’avventura mistica, parola che dico con esitazione perché non ho affatto un temperamento mistico, sono un duro razionalista. È successo che sono entrato in una dimensione ineffabile e si è verificato, più che un incontro, quello che è stato uno scontro con il protagonista dei vangeli. Oggi non riuscirei più a ragionare da non cristiano».
 
«Costretto alla fede» come dichiara nel libro?

«Io non cercavo Dio. È stato lui che in qualche modo, con prepotenza, ha determinato questo incontro che non avevo programmato. L’editore di questo libro avrebbe voluto scrivere come sottotitolo: “Una vita alla ricerca della fede”; ma non è così, io stavo benissimo nel mio agnostiscismo. Non volevo diventare cristiano, tanto meno cattolico. Mi è stata organizzata una trappola che ha cambiato le mie prospettive. Perciò ho chiesto che venisse modificato il sottotitolo: “Una vita per rendere ragione della fede”».
 
Qual è stato il sapore di quel periodo di scoperta?

«Sono vissuto “tra le nuvole” e al contempo con i piedi saldamente per terra per quasi due mesi. Assaporai un sapore nuovo, una prospettiva nuova. È stata un’esperienza definitiva, dalla quale non potevo più tornare indietro. Verificai la verità della parola di Gesù: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”».
 
Come deve essere un credente laico?

«Una delle tentazioni costanti del cristianesimo, ed in particolare del cattolicesimo, è il clericalismo, il clero che invade terreni che non sono suoi, che non “dà a Cesare quel che è di Cesare”. Dovere del credente è vigilare, perché il clericalismo è la patologia che minaccia il cristianesimo, in particolare il cattolicesimo».
 
Che differenza c’è fra studiare Dio e fare esperienza di Dio?

«Non sono due cose in antitesi. Non c’è contrasto tra il vivere un’esperienza ed interrogarsi su quella esperienza, cercare di comprenderla. Sono decenni che ci rifletto, indago. L’esperienza della fede non esclude l’approfondimento intellettuale della fede, altrimenti cosa ci starebbe a fare la teologia? Non dimentichiamo che il maggiore dei teologi, San Tommaso d’Aquino, era al contempo un grande mistico ed un grande razionalista».
 
Chi è stato il suo primo testimone della fede?

«Pascal, a cui ho dedicato Ipotesi su Gesù. Mi ha aiutato a capire cos’è la fede. Devo molto ad un discepolo di Pascal, il filosofo Jean Guitton, che ha aggiunto quello che Pascal non mi aveva dato».
 
Rosanna, la moglie, anche lei autrice di libri religiosi, che fino a questo momento ha assistito in silenzio, si siede vicino al marito e offre la sua versione sull’esperienza di fede. L’intervista diventa così a due voci. «Questo suo riandare alle basi della fede per vederne la solidità storica e la credibilità – dice – ha dato respiro anche a me. Tutta questa base mi ha permesso di affrontare le difficoltà dell’oggi».
Lei viene dal mondo cattolico, anche se ha avuto bisogno di un «periodo di disintossicazione». Appena ha iniziato a non praticare, però, ha capito che non aveva risposte profonde per il senso della vita e della morte. Ha incontrato per caso Messori ad Assisi dove era andata a studiare teologia. Il suo approccio alla fede è diverso, complementare. «Ci siamo divisi i compiti – spiega Messori –: io mi occupo della storia, delle “ragioni della ragione”, lei si occupa delle ragioni del cuore».
 
Vittorio Messori con la moglie
Vittorio Messori insieme alla moglie Rosanna Brichetti durante l’intervista a Sempre Magazine con Nicoletta Pasqualini nel 2009.
Foto di Caterina Balocco


In realtà Messori viene da una precedente eperienza matrimoniale, per la quale ha ottenuto la nullità. Un tema su cui oggi c’è un forte dibattito.
Molti dicono che la Chiesa è retrograda perché non ammette il divorzio, e vedono la Sacra Rota come una scappatoria per permettere la nullità del matrimonio.
Messori – «Vorrei precisare che un sacramento è sacro, è indelebile. Non esistono ex preti, c’è la dispensa, non esiste un ex marito, esiste la dichiarazione di nullità. La Chiesa riconosce che lì non c’è stato il matrimonio».
Rosanna - «Quello che puoi fare è tentare di imbrogliare, ma se uno ha coscienza è inutile. Nel caso di Vittorio sono stati particolarmente severi perché aveva un ruolo sociale nella Chiesa. La dichiarazione di nullità è una grande sofferenza. E c’è anche la constatazione del proprio limite perché è un errore che si è fatto. È stata una situazione che ci ha tenuti a bagnomaria per 22 anni, che ha contribuito, però, a farci vivere con pienezza il matrimonio».
 
Che sfida lancia questo libro?

«In tutti i libri che ho scritto ho cercato di dimostrare che un cristiano non è un cretino, che si può essere credenti senza essere creduloni. Oggi vanno per la maggiore Augias che ha frequentato le scuole cattoliche, Vito Mancuso, ex prete ora sposato, che per vendicarsi del loro passato, se hanno abbandonato la Chiesa danno la colpa a questa istituzione. Vogliono dimostrare che soltanto un primitivo può dirsi cristiano».
 
Ma non è il suo caso.

«Di tutto mi si può dire, ma non certo che sono un disinformato e ignorante. La mia vita è sempre stata studio e non ho mai smesso. La ragione non è un ostacolo».
 
In conclusione, qual è il bilancio della sua vita?

«”Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Le parole di Giovanni riassumono il bilancio di una vita. Io pure non saprei da chi altri andare per trovare parole di vita eterna da reggere al vaglio di scienza ed esperienza».
 

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