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3 Febbraio 2020

Affido: informiamoci da chi lo conosce davvero

È importante informarsi da chi l'affido lo conosce veramente, per evitare di diffondere idee sbagliate e pregiudizi
Foto di Andreas160578
È l'intero territorio sociale che custodisce le famiglie d'origine e anche le famiglie affidatarie.
Negli ultimi mesi del 2019 come Comunità Papa Giovanni XXIII abbiamo sostenuto una coppia di etnia rom con 5 figli ed uno in arrivo, a cui il Tribunale aveva disposto l’allontanamento dei bambini in comunità educativa in quanto il padre doveva scontare una pena e la madre non era ritenuta in grado di seguire le proprie creature.
La situazione era veramente difficile: quel papà aveva sbagliato e doveva giustamente scontare una pena. Ma separare quei bimbi da entrambi i genitori collocandoli in una struttura con educatori a turno sarebbe stata una vera crudeltà. Così abbiamo proposto e ottenuto dal giudice, in collaborazione con i servizi sociali competenti, che il padre scontasse la pena in un nostro CEC (comunità educante con i carcerati, dove si fa un vero cammino rieducativo nei confronti di chi commette reati) e la mamma con i figli andasse a vivere in una canonica vuota messa a disposizione da una parrocchia, assieme ad un nostro educatore che ha scelto per un periodo di condividere la vita con loro, supportando la mamma e verificando la capacità genitoriale.
Mi sembra un bell’esempio di come, mettendo assieme le idee e le forze della comunità civile ed ecclesiale, si possano trovare risposte adeguate per tutelare i bambini salvando il rapporto con i genitori, a meno che non vi siano violenze e soprusi.

Perché esiste l'affido familiare?

Il bambino va dato in affidamento solo quando è inevitabile. Al tempo stesso bisogna lavorare per risolvere i problemi che stanno alla base del suo allontanamento. 
L’affido è nato come aiuto al bambino ma anche alla sua famiglia, non va mai contrapposto. Il bambino percepisce che la nuova famiglia vuole bene a lui e anche ai suoi genitori, si sente amato e non accumula aggressività che farà poi pagare ad altri.
Come fare perché l’affido funzioni bene e prevenire possibili utilizzi distorti?
Occorre creare una rete, un controllo sociale molto ampio. Nessuno deve agire da solo e anche i servizi sociali devono lavorare con una pluralità di soggetti.
È un intero territorio sociale che custodisce le famiglie d’origine e anche le famiglie affidatarie.
Informiamoci da chi l’affido lo conosce veramente, non diffondiamo idee e pregiudizi che rischiano di distruggere un’esperienza di accoglienza ed amore gratuito che rappresenta per il nostro Paese un tesoro preziosissimo e una risorsa sociale insostituibile, da sostenere e alimentare.