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24 Dicembre 2021
Ultima modifica: 24 Dicembre 2021 ore 09:11

Anche a Natale

A Chieti c'è una Capanna di Betlemme dove si accolgono le persone che come Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù, sperimentano sulla loro pelle l'emarginazione
Foto di Gianluca Cornacchia
Natale è festa davvero se è festa dell'amore continuo, altrimenti è malinconia. Non solo il giorno di Natale, ma tutti i giorni.

Davanti a quei mobili rovinati le sue dita si soffermano su uno spigolo. Quell’armadio, quel letto, quella credenza erano stato buttati via, troppo malconci per continuare la loro funzione. Accarezzando il legno, lui però intravede qualcosa di diverso: i volti sorridenti di una famiglia che finalmente avrà i mobili della cucina e della camera da letto.

Le mani di Giuseppe sanno fare delle piccole magie: riescono a trasformare assi di legno e vecchi mobili in pezzi d’arredamento che sono più belli degli originali. Giuseppe ha un passato segnato dalla foschia tetra della depressione e dalle paludi della diffamazione ingiusta e oltraggiosa; per questo motivo si è scelto un altro nome, perché ora è approdato in un luogo dove le sue mani riescono a regalare contentezza a chi naviga con fatica nelle acque della quotidianità.
Giuseppe, oltre all’abilità delle sue mani, ha un’altra cosa in comune con l’operoso falegname di Nazareth: è ospite della Capanna di Betlemme. La Capanna di cui stiamo parlando si trova geograficamente a Chieti, ma idealmente è la gemella di quella stamberga che accolse Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù in quella notte stellata di 2000 e passa anni fa.

Una Capanna anche a Chieti

«La Capanna di Betlemme della Papa Giovanni XXIII è un luogo che interroga sulla giustizia, non è il luogo del romanticismo e della sdolcinatezza in cui tanti vorrebbero rinchiudere il Natale». Luca Fortunato, che da 13 anni è il responsabile della Capanna di Chieti, descrive così la struttura che è casa per più di 60 persone che si trovavano in difficoltà.
«Il suo nome evoca il dramma di una famiglia che non sa dove sbattere la testa. Qui noi ci sentiamo chiamati a patire assieme, a vivere questa Compassione con la C maiuscola, che ci interroga tutti i giorni a fare qualcosa perché non serva più la Capanna di Betlemme – continua Luca-. Quella Capanna è frutto di una discriminazione: quella donna non venne accolta nell’ostello, perché doveva partorire e le sue perdite di sangue avrebbero reso impuro e quindi inutilizzabile quell’albergo per diversi giorni. E ancora oggi: a causa di quale discriminazione abbiamo gente che ha bisogno della Capanna di Betlemme perché non ha più una casa, non ha più un lavoro? La Capanna di Betlemme è questo: il richiamo a un fatto drammatico accaduto a una coppia di sposi e a un neonato, che ci deve spingere a fare qualcosa di grande e di buono per gli altri, a fare qualcosa di giusto e che duri sempre, affinché non ci sia più bisogno di una Capanna».
Capanna Chieti don Oreste
La struttura di accoglienza che c'è a Chieti è una delle diverse Capanne di Betlemme, in Italia e nel mondo, nate da un'intuizione di don Oreste Benzi.
Foto di Gianluca Cornacchia
Gruppo alla Capanna di Chieti
La Capanna di Betlemme si trova a Chiesti ed è una struttura che dà ospitalità a circa 60 persone.
Foto di Gianluca Cornacchia
Capanna di Betlemme a Chieti
La Capanna di Betlemme si trova a Chiesti ed è una struttura che dà ospitalità a circa 60 persone.
Foto di Gianluca Cornacchia
Luca Fortunato
Luca Fortunato è il responsabile della Capanna di Betlemme che si trova a Chieti, una struttura che dà ospitalità a circa 60 persone in difficoltà
Foto di Gianluca Cornacchia

Il Natale è una festa se si vive tutti i giorni

Le parole di Luca scavano in profondità e arrivano diritte al cuore. Al nostro cuore e al “cuore” del Natale. «Vorrei che tutti arrivassimo a Natale sentendo forte questo richiamo alla giustizia. Non un richiamo che ci dilata il cuore solo in quei giorni vicini al Natale, ma che davvero ci interroghi sulla giustizia ogni giorno, durante tutto l’anno. Ci vorrebbe un Natale anche ad agosto! Noi re Magi, noi pastori dovremmo andare a visitare chi soffre, chi viene emarginato non solo a dicembre. Noi dovremmo andare ad “adorare”, a portare i doni, a visitare queste persone sempre, e metterle nelle condizioni di non essere più soli. Natale è festa se è continuità, altrimenti è malinconia. Nella tua famiglia i bambini sono felici a Natale perché hanno qualcosa in più, perché sanno che hanno te e il tuo affetto sempre, tutti i giorni. Se tu ti ricordi dei poveri solo una volta l’anno, a Natale, non sarà festa perché il giorno prima e il giorno dopo saranno soli. Per te sarà festa, perché senti di aver fatto qualcosa di buono, e va bene. L’elemosina è una cosa santa, ma per questi fratelli cos’è festa? Il Natale dev’essere la ciliegina sulla torta! Natale è la festa dell’amore continuo. Allora è festa davvero.»

Il Natale alla Capanna di Chieti

Il 25 dicembre, in Capanna a Chieti, è un giorno speciale: «Ogni Natale prepariamo un pranzo bellissimo come facevo a casa dei miei. Quel giorno portiamo anche un pasto speciale a 300 famiglie, che altrimenti avrebbero mangiato una cosa frugale e umile anche a Natale. Per loro, che seguiamo con vari interventi durante tutto l’anno, pensiamo un menù natalizio con piatti tradizionali: antipasto, primo, secondo, frutta e dolce preparati da un catering e consegnati con l’aiuto dei volontari di Malta e della Papa Giovanni XXIII. L’idea è questa: stiamo insieme a voi tutti i giorni, non solo il 25 dicembre, e a Natale c’è qualche cosa di più. Poi, grazie alla collaborazione con Caritas, riusciamo ad organizzare un pranzo di Natale per i senza fissa dimora. In Italia ci piace mangiare bene e un pasto buono ti regala un sorriso». Se poi si mangia in compagnia, il buon cibo riesce a scaldare anche il cuore.
Per questo 2021, Luca ha pensato a un'iniziativa speciale: «Abbiamo chiamato questa iniziativa “Voglio stare con te”. Nella locandina che abbiamo preparato c’è un senzatetto steso su una panchina che ha il segno dei chiodi sui piedi, come il Cristo. La frase “Voglio stare con te” significa Gesù che vuole stare con i poveri; noi che vogliamo stare con i poveri; i poveri che vogliono stare con noi; noi che vogliamo stare con Dio. È tutto un intreccio questa frase “Voglio stare con te”. Non è “Voglio darti qualcosa”, ma voglio stare con te, è un passaggio fondamentale. Io sono qui perché voglio stare con te, non perché ti voglio dare qualcosa o perché ti voglio salvare». 

Voglio stare con te 24
Voglio stare con te 25
Voglio stare con te 31 dicembre

La storia di Giuseppe, da disegnatore a falegname

Ma torniamo al nostro odierno Giuseppe, che come il suo omonimo ha trovato ristoro e riparo alla Capanna di Betlemme. «Sono arrivato qui dopo un periodo buio, dovevo allontanarmi da un ambiente opprimente. Qui in Capanna ho visto tanti mobili che dovevano essere buttati e ho pensato: “Cavoli! Qui c’è da lavorare parecchio!”. In verità non sono falegname, ma conosco bene il valore del legno e dei mobili.
Ho sempre amato disegnare e già a 7-8 anni schizzavo macchine sportive. Ho perso mio padre che avevo solo 12 anni. Sono riuscito ad ottenere una borsa di studi per Architettura a Venezia, ma l’ho persa e la mia famiglia non poteva mantenermi, così sono dovuto partire per il militare. Poi ho trovato lavoro come grafico pubblicitario, in seguito ho iniziato a disegnare per un geometra, poi per un ingegnere edile. Da lì sono stato assunto da una grossissima falegnameria:
progettavo arredamenti per locali commerciali come bar, discoteche e altro, in Italia e all’estero. Sono stato uno dei primi a fare progettazione in 3D. Poi ho iniziato a stare male e per uscirne ho dovuto lasciarmi tutto alle spalle. Qui alla Capanna ho ritrovato la serenità, come se mi fossi tolto un coltello dalla ferita.
In Capanna Luca si preoccupa di trovare una casa ad alcune famiglie che sono in difficoltà. Però una volta che hanno trovato casa, come la arredano se non hanno soldi? Allora entro in gioco io e mi rendo disponibile ad aiutare queste famiglie. Prima di portare i mobili in discarica me li lasciano fuori dalla porta, con il mio avvitatore li smonto tutti e recupero tanto materiale da riutilizzare. Ora sto lavorando alla Curia vescovile di Chieti, dove il patrimonio artistico è minacciato dai tarli. Con i soldi che guadagno posso comprare il materiale che serve per i mobili delle famiglie in difficoltà e per riparare alcune cose qui in Capanna. Far del bene fa bene!» 
Giuseppe ha trovato ha trovato una nuova vita alla Capanna di Betlemme. Sì, perché alla Capanna si celebra la festa dell’esserci e del condividere. Anche a Natale, ma non solo a Natale.