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3 Giugno 2026
Ultima modifica: 3 Giugno 2026 ore 10:12

Aumentano i minori negli istituti penali: le conseguenze di un sistema punitivo

Le cause e le risposte del disagio sociale che vivono i giovani in Italia
Aumentano i minori negli istituti penali: le conseguenze di un sistema punitivo
Foto di Foto di Robert Pastryk da Pixabay
Il nuovo rapporto di Antigone evidenzia un aumento preoccupante dei minori e dei giovani adulti detenuti negli IPM e nelle carceri. Sono in crescita anche i casi di detenzione di madri con bambini piccoli. L'associazione mette inoltre in discussione l'efficacia delle risposte politiche all'aumento della criminalità giovanile.
La detenzione minorile in Italia continua a peggiorare e i numeri mostrano una crescita preoccupante della presenza di giovani negli istituti penali. Secondo il nuovo report 2026 dell’associazione Antigone, “Tutto chiuso - XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione”, rispetto al 2022 il numero dei ragazzi detenuti negli IPM è aumentato del 52,5%. A crescere è anche il numero di madri con bambini piccoli all’interno dei centri detentivi.
Il rapporto di Antigone mostra un aumento di minori stranieri detenuti negli istituti penali minorili (IPM). Tuttavia, i dati evidenziano che i reati attribuiti ai giovani stranieri sono in media meno gravi rispetto a quelli commessi dai detenuti italiani. Un elemento che, secondo l’associazione, dovrebbe spingere a promuovere concretamente misure alternative e percorsi educativi per chi proviene da contesti sociali più fragili.
Il peggioramento della situazione non rappresenta un fenomeno improvviso legato soltanto al 2026, ma il risultato di una tendenza che va avanti da diversi anni. Tuttavia, per Antigone, alcuni cambiamenti dovuti ai recenti decreti in materia di sicurezza e giustizia minorile potrebbero aver contribuito ad aggravare ulteriormente il quadro, aumentando gli ingressi negli IPM e riducendo gli spazi per interventi educativi e di reinserimento sociale.

Aumentano i giovani negli IPM: dati e cause del peggioramento

Negli ultimi anni, gli IPM in Italia sono diventati più affollati, crescendo del 52,5% rispetto al 2022. L’associazione Antigone sottolinea che il numero di detenuti sarebbe ancora più elevato se non fosse per il crescente numero di trasferimenti di neomaggiorenni negli istituti per adulti. I giovani tra i 18 e i 25 anni che hanno commesso reati da minorenni possono rimanere negli IPM per portare a termine il percorso educativo. Eppure, dal 2022 ad oggi i trasferimenti sono aumentati dell'85,7%. Considerando anche l’aumento significativo dei giovani adulti in carcere (18-21 anni), ne risulta una tendenza preoccupante: l'interruzione o l’assenza di percorsi educativi e di reinserimento adeguati per i giovani che commettono reati.
Il Report di Antigone individua come cardine del peggioramento il Decreto Caivano del 2023 (decreto-legge n. 123, 2023), che ha introdotto modifiche significative al sistema di giustizia minorile e ha adottato un approccio più punitivo e repressivo.
L’aumento drastico dei giovani detenuti negli IPM e nelle carceri per adulti è un dato indiscutibile, ma la questione delle cause che l’hanno provocato è più complessa. Il Decreto Caivano è stato introdotto in risposta alla percezione di un aumento di violenza e criminalità giovanile. Pur non sottovalutando la quantità di reati gravi, è rilevante segnalare che quasi il 95% dei casi (ad aprile 2026) riguarda reati meno gravi o di media gravità, ricadendo nelle categorie di furti, rapine, lesioni, risse, uso o spaccio di stupefacenti, danni al patrimonio (dati del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità). Parallelamente, numerosi studi e rapporti istituzionali evidenziano che dietro la maggior parte della criminalità minorile vi siano condizioni di disagio sociale, marginalità economica e povertà educativa, fenomeni che colpiscono maggiormente alcuni gruppi sociali, in particolare i minori stranieri.
In questo contesto, la crescita della popolazione detenuta solleva interrogativi sull'efficacia di una risposta prevalentemente punitiva. Al contrario, l'assenza di pene alternative, di efficaci programmi educativi e di reinserimento può ridurre le opportunità di integrazione sociale e lavorativa.

Dopo anni di miglioramento, tornano ad aumentare le madri con bambini piccoli nei centri detentivi

Le donne detenute rappresentano una quota stabile ma minoritaria della popolazione carceraria italiana: circa il 4–5%. Secondo il XXII Rapporto Antigone, al 31 marzo 2026 erano registrate circa 2.800 donne e 22 ragazze minorenni detenute.
Un elemento degno di nota riguarda la presenza di madri con figli piccoli nelle carceri. I dati evidenziano che dal 2017 al 2024 si è verificato un calo significativo, passando da 50 a 11 casi. Tuttavia, nel 2025 i numeri hanno ricominciato a salire, contando 22 madri con bambini (per un totale di 26 bambini) detenute nelle carceri italiane, in specifico negli ICAM o in sezioni protette.
In seguito al decreto sicurezza emanato nell’aprile 2025, il quadro normativo è cambiato in senso più restrittivo: il rinvio della pena per le donne incinte o con figli piccoli è stato convertito da obbligatorio in facoltativo. Secondo Antigone, le nuove normative possono aver influito sull’aumento dei casi e aver introdotto maggiore incertezza e criticità nelle condizioni della madre e dei bambini nei primi mesi di vita. L’associazione conclude il report con un appello: «Ci auguriamo che non sia questa la volta che un cambiamento legislativo riporti il numero dei bambini imprigionati a quello che eravamo riusciti a lasciarci alle spalle.»

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