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10 Luglio 2026

I bambini nei conflitti armati: aumentano le violazioni e dimiscono le missioni di pace

In trent'anni i bambini non sono mai stati così colpiti dalla guerra
I bambini nei conflitti armati: aumentano le violazioni e dimiscono le missioni di pace
Foto di Andrea Vicenzi
Trent'anni di monitoraggio, ma il bilancio è sempre più drammatico: nel 2025 record di violazioni contro i bambini nei conflitti armati. I Governi e la diminuzione delle missioni di pace rappresentano fattori determinanti del peggioramento delle violazioni.
A trent'anni dall'istituzione del mandato delle Nazioni Unite sui Bambini e i Conflitti Armati (Children and Armed Conflict - CAAC), il quadro emerso dal nuovo rapporto del Segretario Generale dell'ONU è tra i più allarmanti mai registrati. Il 30° incontro dedicato al tema ha infatti confermato una tendenza in costante peggioramento: il 2025 ha segnato il numero più alto mai registrato di gravi violazioni commesse contro i bambini.
Secondo il rapporto, nel corso dell'ultimo anno sono state documentate 38.558 gravi violazioni ai danni di minori, il quarto anno consecutivo in cui i dati raggiungono livelli record. Complessivamente, 24.174 bambini sono stati direttamente colpiti, mentre 3.176 hanno subito violazioni di diversa tipologia.
Tra queste sono comprese l'uccisione e il ferimento di minori, il loro reclutamento e utilizzo nei conflitti armati, rapimenti, violenza sessuale, attacchi contro scuole e ospedali, oltre all'impedimento dell'accesso agli aiuti umanitari.
Tra i contesti più colpiti nel 2025 c'è il Territorio Palestinese Occupato, dove il livello delle violazioni ha raggiunto cifre tragicamente elevate, confermando come i bambini continuino a pagare il prezzo più alto delle guerre. La situazione si è dimostrata grave anche in Ucraina, Myanmar, Afghanistan e Repubblica Democratica del Congo.

Le forze governative sono il principale autore delle violazioni contro i bambini

Uno degli elementi più preoccupanti evidenziati dal rapporto è il cambiamento dei responsabili delle violazioni. Per la prima volta nei trent'anni di esistenza del report CAAC, le forze governative rappresentano il principale autore delle gravi violazioni contro i bambini. Un dato che, secondo gli autori del report, segnala un deterioramento del rispetto del diritto internazionale umanitario e delle norme che dovrebbero garantire una protezione speciale ai minori.
Il report mette in evidenza come la progressiva diminuzione dei finanziamenti e delle operazioni di pace delle Nazioni Unite abbia contribuito ad ampliare la mancanza di protezione dei bambini. Le riduzioni o i ritiri delle missioni, decisi dal Consiglio di Sicurezza, hanno infatti indebolito i meccanismi di monitoraggio, prevenzione e segnalazione delle violazioni. Nei contesti più instabili, i minori si trovano così esposti a rischi maggiori e con un accesso sempre più limitato ai servizi essenziali. In particolare, il taglio dei finanziamenti ha danneggiato operazioni come MINUSCA nella Repubblica Centrafricana, MONUSCO nella Repubblica Democratica del Congo e UNMISS in Sud Sudan.

Le numerose e intrecciate minacce che affrontano i bambini

La vulnerabilità dei bambini nei conflitti non dipende da un solo fattore, ma dall'intreccio di dinamiche politiche, militari e sociali. A queste si aggiunge l'insicurezza climatica, che aggrava le minacce: la scarsità di risorse, gli spostamenti forzati dei civili e la competizione per i beni essenziali contribuiscono ad alimentare nuovi cicli di violenza.
Facendo riferimento alle violazioni più gravi, la maggior parte dei bambini uccisi o feriti nei conflitti è stata colpita dall'impiego di ordigni esplosivi – comprese mine, residuati bellici e ordigni esplosivi improvvisati – e di sistemi d'arma a controllo remoto, come i droni, il cui utilizzo continua a espandersi nei conflitti contemporanei e a cambiare le dinamiche degli scontri.

«L'inazione non è il risultato dell'ignoranza. È una scelta politica consapevole.»

Dopo trent'anni di monitoraggio, il rapporto delle Nazioni Unite lancia quindi un messaggio inequivocabile: la protezione dei bambini nei conflitti armati sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia recente. Senza un rinnovato impegno politico, il rispetto del diritto internazionale e adeguati investimenti nei meccanismi di protezione, il rischio è che questi dati continuino a peggiorare, lasciando un'intera generazione esposta alle conseguenze più devastanti della guerra. La Sottosegretaria generale delle Nazioni Unite e Rappresentante speciale per i Bambini e i Conflitti Armati, Vanessa Frazier, ha denunciato che il risultato del report 2026 non è una sorpresa: «Dopo decenni di prove, avvertimenti e appelli, la comunità internazionale non può sostenere di ignorare ciò che sta accadendo ai bambini nei conflitti armati. Se, dopo tutto ciò che milioni di bambini hanno sopportato e continuano a sopportare, non siamo ancora svegli, allora dobbiamo confrontarci con una verità ben più inquietante: che l'inazione non è il risultato dell'ignoranza. È una scelta politica consapevole. E quella scelta non è astratta. Si misura, ogni singolo giorno, nella vita dei bambini.»

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