9 Settembre 2019

Azionisti critici contro le bombe in Yemen

Partecipano alle assemblee dei produttori di armi facendo domande scomode.
Foto di ANSA/YAHYA ARHAB
Un'impresa che produce armi cresce vendendo armi, senza chiedersi se, per esempio, le sue bombe MK 80, costruite a Domusnovas, in Sardegna, finiscono per colpire i ribelli sciiti Houthi in Yemen.
«Che cosa deve succedere ancora? Quanti altri civili innocenti dovranno morire fino a quando non smetterete, finalmente, di contribuire alla terribile guerra in Yemen?».

Strategie in crescita

Le domande di Barbara Happe, dell'organizzazione per i diritti umani tedesca Urgewald, risuonano nella sala dell'hotel Maritim di Berlino, dove il 28 maggio scorso si è tenuta l'assemblea degli azionisti di Rheinmetall, il più grande produttore di armi della Germania. Nessuno, però, se ne cura. 
 
L'amministratore delegato rimane come sempre impassibile. Si sente «obbligato nei confronti degli investitori che, giustamente, si aspettano strategie orientate alla crescita». 
E un'impresa che produce armi cresce vendendo armi, senza chiedersi se, per esempio, le sue bombe MK 80, costruite a Domusnovas, in Sardegna, finiscono per colpire i ribelli sciiti Houthi in Yemen, in una guerra senza alcuna legittimazione internazionale, che ha già fatto decine di migliaia di vittime tra i civili. E sta costringendo 22 milioni di persone a vivere di aiuti esterni. 

In Sardegna si espande la fabbrica di armi

Al microfono intervengo anch'io, come rappresentante di Fondazione Finanza Etica (Banca Etica), assieme a Tommy Piemonte, della banca cattolica tedesca Bank für Kirche und Caritas. Portiamo le domande della rete di investitori europei SfC - Shareholders for Change (azionisti per il cambiamento), della Rete Italiana per il Disarmo e dei soci sardi di Banca Etica. Chiediamo di rispettare i principi della Nazioni Unite e le normative ambientali, in Sardegna,dove la fabbrica delle bombe si espande in continuazione. 
Le domande vengono eluse, le risposte sono generiche. Frustrati dall'impossibilità assoluta di dialogo, una cinquantina di azionisti-pacifisti saltano sul palco, dispiegano striscioni e scandiscono slogan contro le guerre. La polizia, che non è preparata a un attacco del genere, è costretta a chiamare rinforzi e ci mette un'ora a trascinare fuori di peso i pacifisti, uno ad uno. 

Yemen é dall'altra parte del mondo

Buona parte degli azionisti applaude le forze dell’ordine. «Ho giocato sulle macerie della seconda guerra mondiale»­­ – mi spiega un'anziana azionista berlinese, mentre applaude soddisfatta. «So bene che cosa sia una guerra. Però in Yemen la situazione è diversa. È' tutta un'altra cosa». 

*Rappresentante di Fondazione Finanza Etica