19 Novembre 2019

Bambini in carcere: è legale?

Cosa dice la legge quando finisce in carcere una madre coi figli piccoli
Foto di ondrooo
Ho sentito parlare della morte di un bambino di pochi mesi, figlio di una detenuta, nel carcere di Rebibbia. Davvero i figli vivono con le mamme detenute? Cosa dice la legge?
È un tema estremamente delicato quello dei bimbi che vivono in istituti di detenzione con il genitore, piccoli che definirei invisibili. L’ordinamento riconosce il diritto del bambino alla continuità del proprio legame affettivo con il genitore detenuto ed il diritto della madre detenuta di esercitare il ruolo genitoriale. La legge 62/2011 stabilisce che nessun bambino rimanga in carcere con la mamma nella prima infanzia, salvo che sussistano esigenze cautelari di particolare rilevanza. Quindi in caso di esigenze cautelari i bambini, fino a 6 anni, vivono negli Istituti carcerari, alcuni con spazi attrezzati per i piccoli, oppure negli Istituti a Custodia Attenuata per Madri (cosiddetti ICAM). Gli ICAM – attualmente 5 – sono un modello realizzato in una sede esterna agli istituti penitenziari, dotato di sistemi di sicurezza non riconoscibili dai bambini. 

Quanti sono i bambini in carcere?

Ad una stima del 2018, sessantadue bambini fra zero e sei anni, con cinquantadue mamme, vivevano nei penitenziari italiani. La legge prevede anche l’esecuzione degli arresti domiciliari in case famiglia protette, strutture residenziali simili a case che rappresentano un contesto più adatto per i bimbi rispetto agli Istituti penitenziari, ma la norma non ha previsto un bilancio per tali strutture, ad oggi dunque ve ne sono soltanto due. Quanto alla tutela dei bambini che vivono in carcere con le madri, recentemente sono state introdotte novità importanti alla Legge sull’ordinamento penitenziario, al fine di agevolare l’intervento del Tribunale per i Minorenni e favorire le valutazioni a tutela dei figli di detenute e delle capacità genitoriali delle madri detenute.

Le nuove norme per tutelare i minori

La nuova previsione stabilisce che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni possa prendere atto della presenza del bimbo in carcere, ed assunte le necessarie informazioni, eventualmente chiedere al tribunale di adottare i provvedimenti di propria competenza a tutela del minore. Trattasi di innovazione apprezzabile e necessaria per la tutela dei bimbi coinvolti, che richiederà tempo e convergenza di sinergie per poter giungere ad una prassi consolidata.