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12 Giugno 2026
Ultima modifica: 12 Giugno 2026 ore 09:33

Brasile: così la Casa della Gioventù strappa i bambini al lavoro minorile

Il 12 giugno si celebra la Giornata mondiale contro lo sfruttamento dei minori : lo slogan del 2026 chiede un "cartellino rosso" e politiche preventive.
Brasile: così la Casa della Gioventù strappa i bambini al lavoro minorile
Foto di Chicco DodiFC
Mentre i vertici internazionali invocano leggi più severe , il progetto della Comunità Papa Giovanni XXIII a Itaobim offre cibo, scuola e formazione professionale alle famiglie. La storia di Marcos e il riscatto che parte dalla prevenzione.
Il 12 giugno si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, promossa dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) per sensibilizzare riguardo a una delle più gravi violazioni dei diritti dell'infanzia. La ricorrenza del 2026 presenta lo slogan “Cartellino rosso al lavoro minorile: fair play per i bambini, lavoro dignitoso per gli adulti” e si concentra sulle politiche preventive e sul reinserimento sociale dei giovani coinvolti. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono ancora costretti a lavorare in condizioni che compromettono la loro salute, la loro sicurezza e il loro diritto all'istruzione. Il fenomeno è particolarmente diffuso nei settori dell'agricoltura – dove sono stati denunciati alcuni casi anche in Italia –, dell'industria manifatturiera, dell'estrazione mineraria – come accade nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo – e del lavoro domestico.

In relazione al tema, a febbraio 2026 a Marrakech, si è tenuta la Sesta Conferenza mondiale sull'eliminazione del lavoro minorile. Nel documento finale dell'incontro è segnalata l'importanza di agire a livello internazionale con «una più efficace applicazione delle leggi, il consolidamento delle istituzioni, il rafforzamento del dialogo sociale e un migliore coordinamento delle politiche» (riportato dall'OIL).

La prevenzione insieme ai ragazzi e alle famiglie: il progetto "Casa della Gioventù"

Mentre i vertici mondiali e le agenzie internazionali operano su larga scala, vi sono iniziative locali che ogni giorno portano avanti la battaglia contro lo sfruttamento minorile insieme ai ragazzi. Ne è un esempio il progetto della Comunità Papa Giovanni XXIII "Casa della Gioventù" in Brasile: una struttura che offre un rifugio sicuro ai giovani a rischio di diventare vittime di sfruttamento. Dalle attività scolastiche al sostegno alle famiglie, la Casa della Gioventù lavora sulla prevenzione e sulla protezione dei minori.
Lia Vivo, responsabile del progetto, ha raccontato in che modo si impegnano tutti i giorni per aiutare i minori.

Come opera il progetto Casa della Gioventù nell'eradicazione del lavoro minorile?

«La Casa della Gioventù è nata a Itaobim, Brasile, il 7 settembre 1997, nel Giorno del Grido degli Esclusi, e ha la missione di recuperare e restituire alla società ogni cittadino che si trovi in condizioni indegne della vita umana. L'attenzione è rivolta in particolare a bambini, adolescenti e giovani, intervenendo anche sulla realtà più ampia che è la famiglia. Si impegna quotidianamente contro la miseria, compresa la lotta per l'eradicazione del lavoro minorile e la protezione integrale di bambini e adolescenti.
Il progetto Casa della Gioventù si impegna a offrire i tre pasti principali della giornata, attività educative per il periodo extrascolastico e attività di generazione di reddito alle famiglie, garantendo loro opportunità di formazione e qualificazione professionale, senza che bambini e adolescenti siano costretti a cercare lavoro per contribuire economicamente al sostegno familiare.»

C'è una storia particolare che vorresti raccontare?

«Marcos, è un ragazzo di 17 anni. Lui e la sua famiglia (sua madre e un fratello di 10 anni) sono arrivati nella città di Itaobim, dove si trova il progetto Casa della Gioventù, con la speranza di ricominciare una nuova vita, lontano dalla violenza e dalla mancanza di opportunità che affrontavano nella loro terra d'origine.
L'équipe del progetto ha scoperto che vivevano in una zona rurale, in condizioni precarie, dovendo condividere gli spazi con altre persone che lavoravano in una fabbrica di mattoni. Ben presto Marcos e la sua famiglia avrebbero dovuto lavorare per garantirsi un alloggio.
Lui e suo fratello erano fuori dalla scuola da quasi un anno. L'abbandono scolastico è una delle principali violazioni dei diritti che bambini e adolescenti subiscono quando sono esposti al lavoro minorile.
L'équipe del progetto si è impegnata per inserirli nei programmi di assistenza pubblica che garantiscono il diritto all'abitazione in un'area urbana vicina a una scuola, dove Marcos e suo fratello hanno potuto riprendere gli studi e accedere ai benefici sociali previsti. Oggi, attraverso il progetto, partecipano ad attività come karate, capoeira, jiu-jitsu, audiovisivo, calcio, parrucchiere, sostegno scolastico, ludoteca e informatica. La madre invece riceve un sostegno economico mentre partecipa al progetto e, allo stesso tempo, può frequentare il corso di informatica audiovisiva e il corso di parrucchiera per acquisire una qualificazione professionale.»

Ci sono altri obiettivi per il progetto?

«Nel 2026 il progetto farà parte di una commissione che discuterà nuove strategie per l'eradicazione del lavoro minorile a livello municipale, statale e federale nell'ambito della Conferenza sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. In questa prospettiva si cercherà di rafforzare le pratiche di contrasto al lavoro minorile, creare nuovi strumenti di tutela e denunciare le violenze commesse contro i minori.
Il progetto crede fermamente e lavora in modo sistematico per la promozione dei diritti umani, affinché ragazzi come Marcos e suo fratello non debbano essere esposti a situazioni di rischio e possano vivere nel proprio ambiente familiare in modo sicuro, con i loro diritti fondamentali garantiti.»

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