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7 Settembre 2021
Ultima modifica: 7 Settembre 2021 ore 10:29

Buon compleanno don Oreste

Il 7 settembre 1925 nasceva don Oreste Benzi. Il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII: «Continua a vivere nella sua opera».
Foto di Stefano Amadei
Da dove prendeva, don Benzi, la forza che gli ha consentito di dare vita ad un'opera diffusa in tutto il mondo? Ce lo ha spiegato lui stesso con alcuni semplici aneddoti che amava raccontare.
Buon compleanno, don Oreste. Da quattordici anni ormai non possiamo più chiamarti per farti gli auguri, ma siamo certi che nella tua nuova vita tu possa sentire quante persone ti vogliono bene e quanto tu sia nei cuori della Comunità Papa Giovanni XXIII, l’eredità che ci hai lasciato, l’«opera di don Benzi» come la chiama papa Francesco. Un’opera costruita attraverso la condivisione di vita con i poveri.
Da dove nasce questa forza che ci fa vivere esperienze importanti nelle periferie del mondo, anche in terre di frontiera come Iraq, Haiti, Cuba, Libano, Venezuela, Sri Lanka, Russia, per citarne alcune?
Lo spieghi tu: «Ciò che mi preme è Gesù, che lui sia conosciuto e amato e in lui e con lui si creino i cieli nuovi e le nuove terre dove regna la giustizia di Dio. Lo scopo dell’esistenza umana è arrivare ad amare il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, ma come è possibile arrivarci? Bisogna che tu ti accorga che lui ti ama. Dio ci ha dato una missione stupenda da compiere su questa terra: portare nella nostra carne mortale il Cristo Signore e conformare la nostra vita a lui.»
«Quando ero cappellano della casa di cura – raccontavi – il dott. Contarini mi chiamò in disparte e mi disse: “Tutte le volte che lei è venuto nella casa di cura l’ho osservata. Volevo vedere se voi cattolici veramente credete a ciò che affermate e cioè che lì nella chiesa c’è il Signore”. Non c’è volta che io vada in un luogo e se lì c’è la chiesa non entri per salutare il Signore.»
Noi possiamo testimoniare che è vero. Quante volte ti abbiamo visto entrare in una nostra casa famiglia e, prima di ogni altra azione, entrare subito nella cappellina.

L’attenzione ai piccoli

Sei sempre stato attento ai piccoli, ai semplici. E questa sera durante la messa che condivideremo on line da tutto il mondo (QUI il collegamento - ndr) i canti saranno animati dai nostri bambini, dalla Francia, dall’Inghilterra, dal Burundi. Vogliono fare festa con te, ti sentono vicino, il nonno che raccontava loro le fiabe, il sacerdote che pur tra mille impegni continuava a preparava i bimbi alla prima comunione con una gioia indicibile.
Sei il don del ricamo: «Mia mamma faceva spesso il ricamo ed io curioso la osservavo. Chiedevo: “Mamma cosa fai?” “Adesso non puoi capire, aspetta e vedrai che cosa bella viene fuori”. Poi mi mostrava il lavoro compiuto: “Visto che avevo ragione?”» E spiegavi: «Da adulto ho rielaborato queste impressioni e mi hanno aiutato a capire che Dio ha un disegno su ognuno di noi, un progetto preciso e ce lo rivela un passo dopo l’altro. Come faceva mia mamma un punto qui e un punto là.»

«Finché un bambino chiede una famiglia non mi darò pace»

Sei il don che ha dato tante famiglie a chi ne era privo. Dicevi: «I bambini sono nel Vangelo il simbolo dei poveri, di coloro la cui vita dipende totalmente dagli altri. I bambini senza famiglia sono i più poveri tra i poveri. Dio ha creato la famiglia, gli uomini hanno creato gli istituti.» E se un bambino ha un handicap gravissimo, ancor più, dicevi, ha bisogno di un padre e una madre che lo rigenerino nell’amore.
Per spiegare questo tuo impegno, raccontavi di quel giovane papà con due figli, separato, che venne da te dicendo: «Tienili tu!». «Li caricai sulla 500, loro piangevano e li tenevo stretti a me con un braccio. Era inverno, buio, faceva freddo, mi venne in mente una famiglia con due figli disposta ad accogliere in caso di bisogno. Li trovai e mi dissero, dove va a quest’ora, non avrà mica un bambino? Ne ho due, risposi. Li presero subito. Un giorno la bambina di 4 anni mi ha detto: “Don Oreste, quando babbo e mamma si vogliono bene ritorno a casa”. Quella bambina mi ha fatto capire che quando questo amore manca occorre allora trovare un’altra famiglia che tenga i bambini al caldo, nell’amore, avendo come fine di riportarli nella famiglia di origine se possibile. Quella volta ho fatto un giuramento: finché un bambino chiede una famiglia non mi darò pace.»

«I giovani hanno bisogno di vedermi con questa tonaca lisa»

Grazie don per la tua tonaca lisa: non hai predicato la povertà, l’hai vissuta.
«I giovani hanno bisogno di vedermi con questa tonaca lisa, io devo ricordare loro il mistero. Per secoli si è predicato il sacerdote come uomo separato dal mondo e così abbiamo vissuto nelle nostre canoniche, talora comode, ricche, piene di ogni ben di Dio. Oppure come reazione del dopo Concilio si è trasformato il prete in un profano che per stare con la gente ha creduto necessario camuffare la sua identità e fare ciò che fanno gli altri. Per me il prete come tale può stare ovunque: nelle discoteche, fra le prostitute, i ladri, gli zingari, gli omosessuali.»

Grazie don per il tuo amore a Gesù e alla povera gente. Continua a camminare con noi, prega per noi.