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27 Novembre 2020
Ultima modifica: 27 Novembre 2020 ore 09:38

Le 5 cose che cambiano nella Messa

Dio non ci «induce» in tentazione, e nel nuovo atto penitenziale spunta la parità di genere.
A partire dal 29 novembre 2020, i fedeli sono invitati a recitare la preghiera di Gesù seguendo la nuova traduzione voluta da Papa Francesco. Ecco come don Benzi commentava il Padre Nostro.
Sono 5 le parti del Messale che a partire da domenica 29 novembre 2020 subiranno piccoli cambiamenti. Le modifiche liturgiche al Messale e al rito della Santa Messa sono evidenziate di seguito in grassetto: vediamole insieme:

Atto Penitenziale

La preghiera dell’atto penitenziale verrà recitata così:
«Confesso a Dio Onnipotente e a voi fratelli e sorelle (…) e supplico la Beata sempre Vergine Maria, gli angeli e voi fratelli e sorelle (…)»

Kyrie Eleison

Un’altra sottolineatura durante l’atto penitenziale sarà quella di dare priorità alla formula greca del “Signore Pietà”, una delle espressioni più ricorrenti nei Vangeli in lingua originale:
«Kyrie Eleison; Christe Eleison; Kyrie Eleison»

Gloria

Nell’acclamazione del Gloria è stata modificata una piccola parte:
«Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore (…)»

Padre Nostro

Una delle modifiche apportate alla traduzione italiana della Bibbia a cura della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) riguarda la preghiera del Padre Nostro. Dal 29 novembre 2020, prima domenica di Avvento col la quale inizia un nuovo anno liturgico, questa nuova versione entrerà a far parte del Messale e quindi anche del rito della Messa:
«Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male».

Riti di Comunione

È prevista anche una leggera modifica nelle parole pronunciate dal sacerdote durante i riti di comunione:
«Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello».

Infografica nuova messa

Commento di don Benzi al Padre Nostro

In numerose occasioni don Oreste Benzi ha commentato la preghiera del Padre Nostro, offrendo spunti stimolanti per il cammino spirituale di ogni cristiano. L’introduzione della piccola modifica a questa preghiera è l’occasione per rileggere alcune delle sue riflessioni in merito. Di seguito alcuni dei passaggi più interessanti:
 
«Padre nostro che sei nei cieli»: dentro la mia mente comincio a ragionare: «Perché Padre?». Prima di lui non c’era nulla, con lui tutto esiste, lui è il creatore di queste cose, è colui che le crea, le genera, quindi è Padre, allora se lui è Padre, è attento alla sua creatura. La realtà intima di Dio è un “nostro”, non un “mio”. Solo Gesù, in tutto il Vangelo, dice «Padre mio e Padre vostro».
Dire «Padre nostro» vuol dire che tutti voi, fratelli e sorelle, siete in me; non posso rivolgermi a Dio con queste parole se io non vi ho tutti dentro al cuore.
 
«Sia santificato il tuo nome». Noi non siamo santi, santo è solo Dio; ma Dio vuole manifestare la sua santità attraverso noi. Il suo nome sarà santificato se tutti coloro che c’incontrano potranno dire: «Guarda quali figli di Dio veramente belli, guarda come si amano tra di loro. Dicono sempre bene gli uni degli altri».
 
«Venga il tuo regno»: è un regno di verità, di giustizia e di amore. È il regno di Dio in mezzo il mondo degli uomini. Questo mondo è desiderato o no? Quando io dico «Venga il tuo regno» è evidente che io dico «io voglio essere nel mondo di Dio», perché solo così il mondo dell'uomo diventa veramente umano. Per questo andiamo fino ai confini della terra a portare l'annuncio.
 
«Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra»: non si può modificare il Padre Nostro e aggiungere «Purché la tua volontà, Signore, sia come la mia!». La vera volontà di Dio è attuare il suo regno, facendo sì che egli regni in tutte le sue creature.
 
«Dacci oggi il nostro pane quotidiano»: la giustizia di Dio diventa giustizia distributiva. Se tu ne hai più del necessario come faranno gli altri ad avere il pane quotidiano? Come si può mangiare sereni il pane se non lo mangiano tutti? Lottare per la giustizia distributiva è compiere la volontà del Padre, è fare regnare Dio, è santificare il suo nome. Quando un giorno verrà qualcuno alla vostra tavola e mangerete insieme, allora potrete dire: «È il nostro pane quotidiano!». Però non è sufficiente lottare per la giustizia distributiva se non c’è una relazione intima e profonda con Dio.
 
«E rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori»
Debito vuol dire ciò che ho fatto di male agli altri. “Come io perdono ai nostri debitori”: chi fa misericordia riceve misericordia. È grave quello che dice il Signore, perché dice che i tuoi peccati ti saranno perdonati nella misura in cui anche tu li perdoni. Quando tu per tutta la vita non perdonassi i peccati ad alcuno, te li troverai tutti pronti per il purgatorio. Dirai: «Come mai questa montagna?!». E il Signore dirà: «Ma me l’hai detto tu: perdonami come io perdono! Tu hai perdonato?». «No!». «Ahi, adesso mettiti un po’ a posto che ne hai bisogno!».
Noi chiediamo a Dio: «Non perdonarmi Signore, se non nella misura in cui anch’io perdono».
 
«E non abbandonarci alla tentazione»
Cioè non permettere che la tentazione sia superiore alle nostre forze. Dio può permettere una cosa simile? No. Vuol dire: «Non permettere che io mi lasci cadere nella tentazione, ma vieni a prendermi, Signore, svegliami!».
 
«Ma liberaci dal male»: è una preghiera al plurale, perché noi siamo il popolo di Dio. Gesù, perché è Figlio di Dio, perché è Dio e vive nella volontà del Padre, libera le cose dal male, le rende sante, le rende gradite a Dio. Quello che lui tocca diventa gradito a Dio, perché è lui che le santifica in quanto in esse esprime tutta la volontà del Padre.
 
Puoi leggere i commenti di don Benzi alle letture della Messa sul messalino Pane Quotidiano.
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