11 Gennaio 2020

Lettera a una Scuola in cerca di Ministro

La scuola italiana è da rifare: non servono solo più soldi, ma va ripensato l'intero metodo pedagogico. Per non perdere gli studenti più a rischio devianza, che sono gli ultimi della classe.
Foto di Halfpoint
Ha scritto Lorenzo Fioramonti su Facebook: «Sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire la “linea di galleggiamento” finanziaria soprattutto in un ambito così cruciale come l'università e la ricerca». Fra i regali di fine anno al Bel Paese ci state sono le sue dimissioni da Ministro dell'Istruzione. E adesso l'insediamento di Lucia Azzolina, accusata di aver copiato la propria tesi di laurea. Il parere di Cesare Moreno:
Il sistema scuola italiano sembra avere un’idea idraulica del rapporto educativo: se un recipiente non è stato riempito durante l’infanzia, si potrà riempire più tardi. Purtroppo però non è così.
L’istruzione è come le botti: il vino che metti dentro, è quello che trovi. Un ragazzo che ha avuto a disposizione fin da piccolo le risorse per apprendere in modo informale le competenze richieste dal sistema scolastico italiano, nella scuola dell’obbligo se la potrà cavare. Chi invece è nato in un contesto di difficoltà, in difficoltà rimarrà.

La scuola italiana è stata bocciata

I dati PISA parlano chiaro: siamo oltre il ventitreesimo posto per capacità di lettura dei nostri giovani fra i paesi Ocse. In peggioramento. E il divario fra Nord e Sud sta aumentando. Come potremo compensare ad 11 anni la formazione di un bimbo che a 3 anni non ha mai avuto per le mani un libro illustrato? Gli interventi compensativi attivati dalle scuole non mettono in discussione il modello di partenza, che vede aumentare dispersione scolastica. Soprattutto fra le classi sociali più disagiate.
I giornali nazionali risolvono l'argomento chiedendo più soldi per la scuola; cambiare strada però non è questione di finanziamenti. Dobbiamo rivedere il paradigma pedagogico di riferimento, ed allinearlo ai migliori auspici dati dal Ministero dell'Istruzione.

Dobbiamo diminuire il numero di ore frontali di lezione

Serve negli insegnanti una capacità di accoglienza e di elaborazione delle emozioni degli alunni. Soprattutto, i docenti devono mantenere salda la convinzione che la scuola sia luogo fondamentale di educazione e di crescita, prima che di alfabetizzazione. Nella nostra esperienza di Napoli troviamo bambini che cercano adulti capaci di sperare, e che sanno immaginare per loro un futuro migliore. Diamo ai ragazzi una risposta con costi minimi: l'educazione è questione soprattutto di formazione dei docenti. E di organizzazione.

Investiamo nella formazione degli insegnanti

Gli insegnanti italiani lavorano in un contesto dove le regole sono da ripensare. Tocca a noi adulti costruire la speranza nelle giovani generazioni, costruendo intorno a loro comunità solidali, in cui ciascuno ha valore ed è sostenuto da persone che sanno credere in lui. L'insegnante di domani dovrà essere capace di vedere le fragilità che accomunano gli esseri umani; sarà un adulto capace di desiderare, con una stella lontana a cui agganciarsi, una stella che parlerà di solidarietà, di cura reciproca, di meraviglia per il mondo che c’è.