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2 Febbraio 2026

Vita consacrata: non chiamatela rinuncia: «La gioia di essere luce della notte»

In occasione della Giornata Mondiale della Vita Consacrata, la testimonianza di Chiara Vitale: dalla laurea in ingegneria alla scelta radicale della castità, povertà e obbedienza: il viaggio interiore di chi ha trovato la luce proprio dove non pensava di cercarla.
Vita consacrata: non chiamatela rinuncia: «La gioia di essere luce della notte»
Foto di Foto di Petra da Pixabay
Chiara Vitale racconta la sua vocazione tra le fila della Comunità Papa Giovanni XXIII. Una ricerca della felicità passata attraverso il "buio" dell'anima, oggi trasformata in una missione di accoglienza e formazione per illuminare le periferie esistenziali.

Ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Vita Consacrata, nel giorno della presentazione di Gesù al tempio, festa della Candelora, festa della luce. Gesù è la luce e i consacrati sono chiamati ad essere trasparenti a Lui, luce per illuminare le genti, chiara luce della notte.

In questo solco si inserisce la mia storia. Mi chiamo Chiara Vitale, sono nata e cresciuta a Palermo. Dopo la laurea in Ingegneria, nel 2004 la mia vita ha preso una direzione inaspettata quando ho conosciuto don Oreste Benzi, Grazia e Nicola in una casa di preghiera. Da quel momento mi sono trasferita a Rimini, iniziando il cammino con la Comunità Papa Giovanni XXIII. Ho donato la mia vita al Signore con i vincoli di verginità, povertà e obbedienza. Dopo anni di condivisione di vita con gli ultimi, ho proseguito la mia formazione a Roma con gli studi di Teologia per approfondire la “mistica della ferita”: strumento di incontro con l'amore misericordioso di Dio. La mia quotidianità si divide tra l’accoglienza in casa di preghiera, l’insegnamento e la formazione attraverso giornate di ritiro, esercizi spirituali e corsi accademici.

L’errore di fuggire l’oscurità

Gesù, Signore mio, presenza nella mia vita, Luce del mio cuore. Questo è l’unico motivo per cui oggi posso dire di essere una donna felice. Come tutti cercavo la felicità. Volevo la luce (forse anche per il mio nome Chiara). Ma il mio errore era pensare che per vivere la luce bisognava evitare il buio. Invece è proprio qui che fin da piccolina mi ha attratto la Sua Presenza.

Con me nei momenti più silenziosi, presenza discreta, gentile e rassicurante che mi attraeva e confortava. Crescendo poi sono stata attratta da tante altre cose. La mia vita ha avuto un corso “normale” fino al momento in cui mi sono arresa, non potevo più farcela da sola senza di Lui, non riuscivo più a far finta che andava bene così. Mi sentivo spesso triste, insoddisfatta, sempre alla ricerca. Tutto era poco. Tutto finiva. Niente poteva saziare la mia fame di amore. Non trovavo l’amore che cercavo.

Un passo alla volta nell'eterno presente

Proprio nel momento più buio della mia vita, Gesù mi ha detto: «Chiara tranquilla, io e te siamo sempre insieme passo per passo». Gesù mi ha chiamata a stare con lui Presente passo per passo, sempre. Non sono stata attratta ad attendere qualcosa nel futuro, ma a viverlo oggi nel mio presente, perché lui è presente, momento per momento. Passo per passo, qui ed ora: una lotta continua perché ciò che viene dall'esterno mi proiettava altrove. Oscillavo tra un pesante attaccamento al passato e tanti slanci illusori nel futuro.

Il Signore si è impegnato tanto con me, ci ha creduto, continuava sempre ad attrarmi senza stancarsi mai. Seguendo la mia chiamata, ho trovato un posto nella Chiesa per vivere con Gesù al centro, perché solo con lui mi sentivo profondamente me stessa. Riconoscendo a fatica di andare bene così come sono, ho avuto bisogno di essere accompagnata a crescere nella vita di preghiera, trovando in essa la verità di me. Nei momenti più intimi di preghiera, ho potuto ricevere l'amore che desideravo, senza dimostrare di valere e senza meritarmi nulla.

Gesù ha vinto

Andando avanti nel cammino spirituale, ho conosciuto in Gesù oltre all'amore gratuito anche l'amore inutile che non solo non riceve un grazie, non viene neanche riconosciuto per quello che è. Questo svuotamento di Gesù ha iniziato a svelarmi sempre più che il vuoto è fecondo. Per trapianto vitale, ho visto come nel vuoto, laddove sembra non poterci essere nulla, può nascere una vita nuova: Gesù ha vinto, ha vinto ogni vuoto. Quando si dice che l'amore è più forte della morte è vero, si può fare esperienza di Gesù vivo nelle situazioni più critiche.

Gesù ha vinto la mia tristezza, ha cambiato la mia tristezza in gioia, lasciandomi la certezza che questa gioia è per tutti. Mi sento solidale a Lui che vuole raggiungere chi soffre, chi si sente sbagliato, chi ha perso ogni speranza. Vedo che nel mondo chi sembra far parte degli ultimi, è primo agli occhi di Dio, perché si trova ad un passo dall'unione intima con Lui. Penso di poter dire di aver ricevuto il dono di conoscere chi già ha goduto di un'unione intima con Cristo su questa terra: come maestri nell'amore, trasparenti all'amore, questi fratelli mi hanno aiutata e mi aiutano a farmi sentire amata dal Signore.
Ho imparato che ciò che sembrava solo negativo, può diventare un'occasione per affidarsi di più a Lui. Il suo amore vince tutto, il suo amore non finisce mai e può sorprendere sempre. Questo l'ho potuto sperimentare grazie alla fiducia che lui stesso ha avuto in me. Fiducia che neanche io avevo in me stessa: puro dono ricevuto attraverso la Parola di Dio, buona notizia nel mio cuore. Penso che quello che mi è stato donato da vivere sia per tutti: con Gesù può cambiare il punto di vista su ogni cosa della vita. Lui vuole la gioia per tutti: nel buio delle notti esistenziali, quando sembra anche di morire, lui è lì presente. Solo lui, gioia di un eterno presente. Sapevo bene che il dono ricevuto nella fede si può vivere in tante modalità, diversi stati di vita.

Essere trasparenza nella notte

Mi sono sentita chiamata a donarmi a Gesù quando meno me l'aspettavo, ritrovandomi fortemente attratta dall'abbraccio eterno del Padre più di ogni altra cosa: è risultato evidente per me questa via per poter camminare nel suo amore.
Ho vissuto un discernimento che mi ha portato a scegliere tutto nell’eterno presente di questo abbraccio, il suo abbraccio misericordioso dentro al quale la mia persona trova riposo. Non ci sono più meriti legati ai progetti personali, ma soltanto per i suoi abbracci misericordiosi. La scelta che porto avanti oggi è vivere la vita interiore cercando sempre la sua presenza e continuando a lottare per vincere ogni resistenza al suo amore. Non vuol dire soffrire di più o di meno, ma cercare di andare fino in fondo dentro di me e ai fatti della vita.

È nel buio la vera luce che ha illuminato la mia vita, sono immensamente grata perché ho trovato Dio. Quello che è nato da questo senso di gratitudine è il desiderio di trovarlo nel buio dell'umanità, perché Lui è luce per illuminare le genti. Nel buio c’è sempre una buona notizia. Chi come me si sente chiamato in questo cammino di donazione, ricevendo questa buona notizia nell’obbedienza di Gesù, nella povertà di Gesù e nella verginità di Gesù, vuole vivere come lui si è fatto conoscere.
Sotto lo sguardo d'amore di Dio, si vive nell'obbedienza per aderire liberamente alla propria realtà, rendendo grazie nella povertà che è ricordo costante del grande dono ricevuto, rispondendo all'amore accolto nella castità senza trattenere nulla.

Questa vita è luce nel buio, festa senza fine. Ogni anno si celebra la festa della vita consacrata nel giorno della presentazione di Gesù al tempio, festa della Candelora, festa della luce. Gesù è la luce e i consacrati sono chiamati ad essere trasparenti a Lui, luce per illuminare le genti, chiara luce della notte.