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2 Marzo 2026
Ultima modifica: 2 Marzo 2026 ore 09:00

«Le Paralimpiadi rivoluzioneranno il mondo»: intervista al Commissario Giuseppe Fasiol

Verso Milano-Cortina 2026: il cantiere dell'inclusione e la sfida del design universale
«Le Paralimpiadi rivoluzioneranno il mondo»: intervista al Commissario Giuseppe Fasiol
Foto di Thomas Lovelock for OIS
Il 6 marzo 2026 l'Italia torna al centro dello sport mondiale con i Giochi Paralimpici invernali. L'ingegnere Fasiol racconta la complessa macchina organizzativa tra accessibilità integrata, gestione dei villaggi e la lotta al pietismo: «L'obiettivo è un'eredità culturale che vada oltre le infrastrutture».

Il 6 marzo 2026, a un mese esatto dalla conclusione dei Giochi Olimpici, l'Italia tornerà al centro del mondo sportivo con l'inizio dei Giochi Paralimpici. Non sarà solo una competizione, ma un manifesto di condivisione e sano agonismo. A guidare la complessa macchina organizzativa è l’ingegnere di origini polesane Giuseppe Fasiol. Con una lunga esperienza nelle infrastrutture della Regione Veneto, Fasiol ricopre oggi il ruolo di Commissario straordinario del governo per l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi. Lo abbiamo incontrato per capire come si stia preparando il Paese a questo appuntamento storico.

Ruolo e compiti del Commissario Straordinario Paralimpiadi 2026

Dottor Fasiol, partiamo dal suo incarico. Quali sono i compiti concreti di un Commissario straordinario per le Paralimpiadi?

  
«Il mio è un ruolo di coordinamento di tutte le azioni necessarie all’organizzazione dei giochi paralimpici. In un evento di questa portata, il rischio principale è la frammentazione degli interventi. In Italia, per legge, la Fondazione Milano-Cortina è il soggetto che organizza i giochi, sia olimpici che paralimpici. Parallelamente opera la Società infrastrutture Milano-Cortina (Simico), che realizza le opere necessarie.

Tuttavia, la complessità di questa edizione è senza precedenti

«I giochi olimpici e paralimpici si svolgeranno su un territorio molto ampio: Regione Veneto, Regione Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano. Sono interessati vari Comuni: oltre ai comuni di Milano e Cortina, anche Predazzo, Tesero, Bormio, Livigno e Verona. Proprio per questa complessità il governo ha deciso di individuare una figura di coordinamento, e ha scelto me per questo incarico. Ho quindi avviato un confronto con tutti i soggetti coinvolti per verificare che ciascuno stia facendo quanto necessario, con particolare attenzione a accessibilità e inclusione. Si tratta di un’attività molto pratica fatta di sopralluoghi sul campo e verifiche tecniche costanti (senza dimenticare il lavoro d’ufficio altrettanto necessario). Ad esempio, la cerimonia di apertura delle paralimpiadi si terrà all’Arena di Verona, mentre altre manifestazioni e gare si svolgeranno a Milano e in diverse sedi montane.»

Wheelchair curling Paralimpiadi
Foto di Chloe Knott for OIS

Questo ruolo esisteva anche nelle precedenti edizioni delle paralimpiadi?

«No, non è un ruolo storico. È stato istituito proprio per Milano-Cortina perché, come dicevo, queste paralimpiadi sono molto diffuse sul territorio, a differenza di edizioni precedenti che si svolgevano in una sola città. Inoltre, al mio incarico sono state assegnate risorse pubbliche, che metto a disposizione dei vari soggetti per allestimenti e organizzazione generale. Questo aumenta ulteriormente la complessità rispetto al passato.»

Organizzazione Giochi: villaggi olimpici e investimenti infrastrutturali

Di quante opere infrastrutturali si sta occupando? Quante persone saranno accolte complessivamente?

«Per quanto riguarda le opere infrastrutturali, non possiamo distinguere tra quelle per le olimpiadi e quelle per le paralimpiadi. Il programma delle opere è comune a entrambi gli eventi: il decreto approvato dal governo nel settembre 2023 prevede circa 3 miliardi e mezzo di euro. Io però non mi occupo delle singole opere pubbliche, ma dell’organizzazione dell’evento: cerimonie di apertura e chiusura, villaggi olimpici, accoglienza degli atleti, dei dirigenti, dei media e degli spettatori.»

Un punto centrale è la gestione dei villaggi olimpici.

«Ne avremo uno a Cortina da circa 1400 posti; un grande villaggio a Milano, che dopo i Giochi diventerà studentato universitario; un terzo villaggio a Predazzo, presso la caserma della Guardia di Finanza. Tutti questi spazi vanno allestiti e organizzati pensando anche alle disabilità degli atleti, degli accompagnatori, dei giornalisti e del pubblico.»

I numeri parlano di un'edizione record. Cosa dobbiamo aspettarci in termini di partecipazione?

«Le previsioni ci dicono che gli atleti paralimpici saranno circa 660. Se i numeri verranno confermati, saranno le Paralimpiadi invernali più numerose di sempre. A questi si aggiunge la cosiddetta “famiglia paralimpica”: staff, media accreditati, dirigenti, volontari, tecnici. Oltre, ovviamente, agli spettatori. Gli atleti non sono obbligati a stare nei villaggi, ma noi offriamo loro questa possibilità proprio per favorire la creazione di una comunità »
 

Valori dello sport paralimpico e lotta ai pregiudizi

Colpisce molto questa idea che si possa creare una comunità anche attraverso i villaggi olimpici

«È uno dei principi fondamentali del movimento paralimpico: condivisione, non discriminazione, lealtà e spirito agonistico positivo. Ho avuto il privilegio di assistere a diverse gare, come quelle di sci alpino e sci di fondo, ad esempio, durante la coppa del mondo di sci alpino paralimpico a Cortina. Gli atleti che hanno partecipato a queste competizioni sono davvero straordinari. Gareggiano con lo spirito che ho menzionato: la realtà della competizione è importante, ma la correttezza e la non discriminazione nei confronti di qualsiasi tipo di disabilità sono fondamentali.»

Secondo lei che cosa può insegnare lo sport paralimpico a chi non vive la disabilità?

«Come dice il presidente del Comitato paralimpico internazionale Andrew Parsons: «Le paralimpiadi possono contribuire a rivoluzionare il mondo». Avvicinano le persone senza disabilità a comprendere meglio il tema, superando stereotipi e pietismo. A Parigi 2024, ad esempio, le paralimpiadi hanno avuto un enorme successo di pubblico proprio perché sono state percepite come “sport vero”.

Paralimpiadi 2026 manifesto
Iconic Poster dei Giochi Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026
Foto di Carolina Altavilla

Universal Design e accessibilità: progettare ambienti per tutti

C’è un concetto tecnico che le sta molto a cuore: l'Universal Design. Come si applica ai Giochi?

«L'idea è semplice ma rivoluzionaria: la disabilità non è una caratteristica della persona, ma il risultato del rapporto tra la persona e l'ambiente. Se l’ambiente non è progettato correttamente, può creare disabilità. Pertanto, ogni ambiente dovrebbe essere progettato in relazione alla sua funzione e tenendo conto di tutte le possibili caratteristiche delle persone. Per questo mi avvalgo della consulenza di Roberto Vitali, professionista molto noto in Italia, che vive la disabilità motoria. Con lui verifichiamo aspetti concreti: rampe, porte, banconi, servizi igienici, segnaletica, altezze dei campanelli. Spesso sono accorgimenti semplici e poco costosi, ma fondamentali.»

Legacy Milano-Cortina 2026: l'eredità culturale e materiale

Cosa resterà all'Italia una volta spenta la fiamma paralimpica?

«Parliamo della cosiddetta legacy. C’è quella materiale (strade, gallerie, impianti sportivi), ma soprattutto una legacy immateriale: una maggiore consapevolezza su accessibilità, inclusione e disabilità. Nonostante l’impegno e la fatica su molti fronti, le paralimpiadi sono una grande opportunità, anche in termini di sensibilizzazione. Un ambiente può essere accessibile, ma non inclusivo. Noi stiamo lavorando, ad esempio, affinché nelle tribune degli stadi non ci siano spazi separati, ma integrati. Questo evento può contribuire ad un cambio di mentalità che parta dai territori ospitanti per poi estendersi a livello nazionale e internazionale.»

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