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30 Dicembre 2021
Ultima modifica: 30 Dicembre 2021 ore 13:22

Chiari e scuri sul sociale nella Legge di Bilancio 2022

Approvata oggi in via definitiva la Legge che stabilisce le spese e le entrate dello Stato per il 2022. Ecco che cosa cambia per il sociale.
Foto di ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Dall'assegno unico universale per i figli al Fondo per le politiche in favore delle persone affette da disabilità. Novità lungimiranti ma anche tante occasioni perdute come la Riforma fiscale del Terzo settore.
La Legge di Bilancio ha i suoi riti, da sempre. Per settimane sui quotidiani leggiamo i retroscena più o meno seri, si citano le cosiddette “marchette”, si sprecano le citazioni sulle “fonti parlamentari” ovviamente sempre anonime. 
Possiamo adottare un criterio di discernimento per dare un giudizio ad una legge di bilancio che comunque rimane un provvedimento complesso e il passaggio legislativo più importante della vita democratica di un paese? O per lo meno, darci un punto di vista per leggerla nella sua complessità?

Come leggere la Legge di Bilancio

Mettiamo a valore le parole utilizzate più frequentemente per definire il Piano nazionale - resilienza, ripresa, coesione sociale… - e collochiamole in una prospettiva unitaria che metta al centro le comunità locali, le persone, soprattutto le più fragili, e connetta le dimensioni del vivere da troppo tempo tenute separate: quella economica con il sociale, la tutela dell’ambiente con uno sviluppo equo e sostenibile, le nuove tecnologie digitali con un lavoro degno e tutelato. Se questo è lo sguardo scelto come criterio per una valutazione un po’ a caldo della legge di bilancio il giudizio che ne traiamo è un giudizio di chiari e scuri, seppure la manovra sia strettamente correlata all’implementazione del PNRR e alle ingenti risorse che mette a disposizione. Ma andiamo nel merito.
La manovra di finanza pubblica prevede per il 2022 misure espansive per 37 miliardi e coperture per 13,8 miliardi rispetto al quadro tendenziale, il resto in deficit. Un quarto delle risorse è destinato al finanziamento di misure temporanee legate a fattori contingenti (come il prolungarsi della crisi pandemica e l’aumento dei prezzi dell’energia), mentre quasi la metà va al finanziamento di strumenti già esistenti, con qualche occasione perduta. Solo il restante quarto è destinato a riforme strutturali: in particolare, all’attuazione del primo stadio della riforma fiscale e al riordino degli ammortizzatori sociali. E già su questa ripartizione potremmo trarre un primo giudizio.

Cosa manca nella Legge di Bilancio

Ma tra i tanti capitoli nei quali si articola la Legge di Bilancio vorrei soffermarmi su  due  “occasioni perdute”,  se così vogliamo chiamarle, e su alcuni investimenti nel sociale non ancora completati ma portatori di visioni innovative e più coerenti con il tempo che viviamo.

Tra gli strumenti rifinanziati e tra le “occasioni perdute” vi è:

Il Reddito di cittadinanza
La manovra non interviene sulle principali criticità, limitandosi a rendere più stringenti i controlli e i requisiti per mantenere il sussidio. Diversamente, l’associazionismo da tempo impegnato nel contrasto alle povertà, aveva raccomandato di modificare la scala di equivalenza che attualmente sfavorisce le famiglie numerose con minori e ridurre il requisito minimo di residenza per gli stranieri (che rimane a 10 anni). Come resta irrisolto il problema relativo alla diversità del costo della vita e quindi della soglia di povertà nelle diverse aree territoriali del paese.  Non si interviene sufficientemente nemmeno sul secondo obiettivo del RdC, cioè l’occupazione dei beneficiari idonei a lavorare (un terzo del totale).

Iva al non profit
Una seconda “occasione perduta”, dopo l’opportuno rinvio al 2024 dell’entrata in vigore dell’IVA per tutte le organizzazioni di Terzo settore, è non aver sciolto i nodi sulle questioni fiscali che coinvolgono l’intero non profit, adottando provvedimenti attesi da tempo e previsti dal codice del terzo settore.

Investimenti lungimiranti per le politiche sociali

Due sono gli investimenti che possono aprire una stagione lungimirante di politiche sociali per un welfare di comunità finalmente compiuto e adeguato alle sfide che si pongono davanti a noi, in un paese che sta invecchiando e con il più basso tasso di natalità nel mondo.

Fondo per le politiche in favore delle persone affette da disabilità
Il primo provvedimento è l’attribuzione al Fondo per la disabilità e non autosufficienza la nuova denominazione di "Fondo per le politiche in favore delle persone affette da disabilità";  si dispone il trasferimento presso lo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per dare attuazione a interventi legislativi in materia di disabilità diretti al riordino ed alla sistematizzazione delle politiche di sostegno alla disabilità a seguito della approvazione definitiva della legge delega di riforma sulle disabilità.

Il Fondo è incrementato di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2022 fino al 2026. Vengono inseriti, tra gli ambiti di intervento verso cui orientare gli specifici progetti da finanziare con le risorse del Fondo, le iniziative dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico.

Assegno unico universale per i figli
Il secondo provvedimento è l’Assegno unico universale per i figli. La misura parte da una cifra minima mensile di 50 euro a figlio fino ad un massimo di 175, viene erogato dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni compiuti. Non sono mancati appunti e note critiche (su risorse economiche e soglia Isee) che annunciano possibili miglioramenti.

Rimane fermo un punto: è questo il primo provvedimento organico e strutturale a sostegno della famiglia con figli; certo il cammino è ancora lungo se solo si confrontano le politiche per la famiglia adottate in altri paesi europei, in primis la Francia. Ma perché non rimanga un provvedimento isolato sarà indispensabile chiamare all’impegno e alla costante vigilanza la buona politica e le associazioni che da sempre sono vicine alle famiglie.