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6 Ottobre 2020

Diamo voce ai minori abusati: nasce il sito

Safe è un progetto in rete tra movimenti ecclesiali per prevenire, riconoscere e contrastare gli abusi nei confronti dei minori e delle persone vulnerabili.
Foto di Daniele Calisesi
L'abusatore fa sentire la sua vittima speciale e unica. La vittima, in forza di queste attenzioni, si fida dell'abusatore e incrementa la sua fiducia in lui, perché nella maggior parte delle situazioni l'abusatore è una persona conosciuta.
Basta abusi. La Chiesa non li può tollerare, ma li combatte fermamente. Lo ha richiamato forte e chiaro papa Francesco nel  “Motu proprio” del maggio 2019 sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili.
Da qui la responsabilità «di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi».

Papa Francesco e la Chiesa contro gli abusi sui minori

Papa Francesco nella lettera al popolo di Dio, nell'agosto 2018 scriveva: «Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità».

Rispondendo a questa chiamata il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita si è attivato convocando nel giugno del 2019 i rappresentati dei movimenti a Roma. In quell’occasione il Cardinale Farell, prefetto dello stesso dicastero, ha ribadito l’importanza «a essere profetici, affinché nelle famiglie, nella società, nei luoghi ricreativi, nei contesti ecclesiali non abbiano più a insinuarsi e tantomeno a coprirsi comportamenti abusivi di alcun genere e si stabiliscano relazioni autenticamente evangeliche».

E qui ha affondato nella piaga dicendo: «Per adempiere a questa sfida educativa, non possiamo accontentarci di buone intenzioni. Occorre che ciascuna delle vostre associazioni riconosciute dalla Santa Sede predisponga gli strumenti necessari, formi persone idonee, competenti».

Il progetto SAFE

Una sfida quanto mai attuale per la società e la Chiesa tutta, che il mondo dell’associazionismo ha subito raccolto mettendo in campo idee e progetti per far fronte alla piaga dei soprusi ai danni dei minori, causa di indicibili sofferenze a questi piccoli. 
Le realtà cattoliche si sono unite contro gli abusi sessuali nei confronti dei minori. 

Il 2 ottobre è iniziato ufficialmente il primo anno formativo mediante webinar pubblico di Safe dal titolo: Accogliere in ambienti sicuri. Per una Chiesa e una società dalla parte dei piccoli. Guarda la registrazione:



Il sito web

«Il progetto prevede un sito, come luogo di promozione della cultura della tutela dei minori e delle persone vulnerabili», spiega Giuseppe Piacenza della Comunità Papa Giovanni XXIII.
«Servirà — continua Piacenza — per aprire uno spazio di approfondimento per una comunicazione trasparente, aperta , vigile su temi delicati, ai fini di favorire una prevenzione ad ogni forma di abuso, che parta dal saperne parlare, per rompere un tabù, superare ansie e sospetti».
Ogni mese nella parte pubblica del sito ci saranno blog con articoli e video per promuovere spazi di riflessione e confronto,  recensioni di film e libri per accedere ai vari temi attraverso il linguaggio narrativo e favorire il dibattito.

webinar progetto safe

Abusi sui minori: cause e conseguenze

Chiara Griffini, psicologa e psicoterapeuta della Comunità Papa Giovanni XXIII è l’incaricata del progetto Safe: educare e accogliere in ambienti sicuri. «Ma non si tratta di sicurezza come l’abbiamo intesa in questo tempo di Pandemia», dice.
 
Di cosa si tratta esattamente?
«Di sicurezza intesa come responsabilità nei confronti delle giovani generazioni.  Safe è un progetto che promuove la tutela dei minori e delle persone vulnerabili tra persone e in ambienti finalizzati alla protezione sociale, alla ricreazione nello sport e nel tempo libero. Capofila è la Comunità Papa Giovanni in partnership con l’Azione Cattolica, il Centro Sportivo Italiano e il dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna, che formerà le forze dell’ordine e gli studenti che frequentano la Laurea magistrale in Scienze criminologiche e dell'investigazione.»
 
Chi sono i soggetti coinvolti?
«Il progetto che prende il via da un bando promosso dall’Unione Europea si rivolge alle organizzazioni religiose italiane perché aumentino la politica di tutela dei minori come primo strumento di prevenzione nei confronti di ogni forma di abuso, e nella fattispecie l’abuso sessuale.»

Quale sarà il compito degli enti partecipanti?
«Da ottobre ad aprile i tre enti promuoveranno percorsi destinati ai loro associati e responsabili in 27 territori italiani, con l’obiettivo di rendere sempre più autorevole  e responsabile lo stile educativo e di accoglienza che anima le relazioni, gli ambienti, le attività svolte.»

In che cosa consiste la formazione?
«Una sana comunità educante muove non da ansie, sospetti, ma da interventi positivi e propositivi. Che si traducono in uno sguardo vigile e aperto, in un discernimento comunitario reale e corresponsabile, in codici di condotta condivisi che aiutino a gestire non solo “l’imprevisto”, cosi come spesso appare l’abuso, ma a prevenirlo, promuovendo la cultura del rispetto in contrasto a quella del potere, perché ogni persona, a partire dai piccoli, da chi è vulnerabile, ha una sua dignità a prescindere, che chiede riconoscimento, accoglienza, valorizzazione.»

Gli adulti sono messi sotto inchiesta, praticamente.
«Il percorso formativo mira a far acquisire la consapevolezza che essere un adulto affidabile, ovvero che non tradisce la fiducia riposta, è il primo e fondamentale passo richiesto per un’accoglienza e un’educazione responsabile e sicura, che promuove la crescita di un’affettività matura.»

L'identikit dell'abusatore

Come si riconosce un abusatore?
«Non è facile individuare un abusatore attraverso test psicologici di personalità. La psicologia individua piuttosto dei fattori di rischio e su questi occorre porre particolare attenzione: sono legati al contesto in cui nasce la relazione abusatore-vittima e alla storia personale dell’abusatore: se ha alle spalle vissuti traumatici come abusi o violenza o se ha vissuto traumi come lutti o perdite di persone importanti o relazioni familiari trascuranti.»

Come può agire indisturbato l’abusatore?
«Alcuni studi americani ed europei aiutano a farsi un quadro più preciso della situazione. Tra l’abusatore e la vittima s’instaura una relazione che tecnicamente viene definita di “grooming”, cioè di adescamento. L’abusatore sceglie la sua vittima facendola sentire speciale e unica, creando una relazione esclusiva che la fa sentire privilegiata agli occhi di quella persona. La vittima, in forza di queste attenzioni, si fida dell’abusatore o incrementa la sua fiducia in lui, perché nella maggior parte delle situazioni l’abusatore è una persona conosciuta, come rivelano anche i dati nel nostro Paese nel dossier 2019 di Telefono Azzurro, il 20,5% persona amica, il 17,9% un familiare.»

Come evitare coperture anche, da parte dell’ente di appartenenza?
«La prima forma di prevenzione è una comunicazione trasparente, che chiede il passare da una cultura del silenzio ad una che affronta in modo aperto la questione, nel rispetto di tutti gli attori coinvolti. Un buon ascolto delle vittime infatti tutela tutti, perché improntato all’emersione della verità e della giustizia.»

C’è un’età in cui si diventa abusatore?
«Non c’è un’età specifica, ci sono circostanze e contesti che possono favorire l’insorgere di condotte di abuso. Un dato preoccupante però è l’aumento in Italia di abuso e molestie su minori. Sul versante nazionale, secondo i dati Istat più recenti, nel 2015 sono state avviate 1.032 indagini per il reato di atti sessuali con minorenni, nonché 720 per pornografia minorile. Nell’ambito della pedopornografia online, lo scorso anno, sono state registrate 532 denunce e 43 arresti. Anche in Italia fenomeni quali il sexting, la sextortion e il revenge porn stanno prendendo sempre più piede.»

Come tutelare i minori dall'abuso sessuale in rete?
«L’aumento del numero degli adolescenti presenti sul Web ha determinato una crescita esponenziale dei minori vittime di reati contro la persona a sfondo sessuale: dai 104 casi registrati nel 2016 dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni si è passati a 177 nel 2017 fino a 202 nel 2018, le vittime hanno tutte un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Credo che questi dati ci portino a non chiederci a che età si diventa abusatore , ma in che modo oggi si può essere abusati e certamente la rete merita attenzione, non in termini di privazione ma di educazione ad abitare questo continente, il digitale in modo consapevole. Una buona conoscenza della rete, dei suoi meccanismi e una buona educazione alle relazioni dentro di essa sono la sfida educativa dell’oggi.»

Bimbo
Foto di Chicco DodiFC


Dati e circostanze degli abusi ad opera di volontari che operano nel mondo delle associazioni ecclesiali italiane?
«Non abbiamo dati precisi a disposizione. La Conferenza Episcopale Italiana ha annunciato una ricerca sugli abusi in ambito ecclesiale in Italia. Certamente le situazioni accertate richiedono l’urgenza di una formazione che metta al centro il “saper essere custodi” (il safeguarding) per “saper fare i custodi ”, una conversione dello stile comunitario a partire dal riconoscere come il “safe community” (una comunità sicura) parta dalla consapevolezza di un safe self ( sicurezza di se stessi) e pertanto porti al riconoscimento della necessità di dotarsi e attuare codici di condotta e buone prassi condivisi (safe organizzation, la sicurezza organizzativa) per relazioni interpersonali e ambienti di vita.»

Il ruolo dell'educatore in un gruppo ecclesiale

Come si diventa un bravo educatore?
«Prima che curare le ferite degli altri è indispensabile partire della consapevolezza della cura delle nostre ferite, per imparare a curare la nostra identità e intimità per sapere perciò curare anche l’identità e intimità dell’altro non solo a livello individuale ma anche comunitario. L’abuso come la pandemia, possono per certi versi, essere degli imprevisti ma per altri non lo sono, perciò come tre realtà ecclesiali abbiamo scelto di camminare insieme per diventare educativamente efficaci per la prevenzione di questo genere di imprevisti e offrire alle giovani generazioni degli ambienti sicuri nei quali crescere nelle responsabilità gli uni nei confronti degli altri, diventando consapevoli del proprio valore educativo, che chiede formazione al “saper essere” figura di custodia, ad uno stile che orienta delle prassi.»