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28 Luglio 2021
Ultima modifica: 30 Agosto 2021 ore 15:02

Clima. Punto di non ritorno?

Allarme per una catastrofe (quasi) inevitabile
Foto di Image by ELG21 from Pixabay
Gli scienziati del clima sono sempre più preoccupati che il riscaldamento globale possa innescare punti di non ritorno - i cosiddetti “tipping points” - che porteranno a disastri diffusi e forse irrevocabili, a meno che non vengano presi provvedimenti urgenti.
Come spiega l’ultima bozza dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), è probabile che gli impatti siano molto più vicini di quanto la maggior parte delle persone creda e che rimodelleranno radicalmente la vita nei prossimi decenni, anche se le emissioni di gas serra saranno sottoposte ad un certo controllo.
Il rapporto completo che l’Ipcc pubblicherà nel febbraio 2022, non uscirà in tempo per essere preso in considerazione dai responsabili politici alla prossima Cop26, i colloqui sul clima delle Nazioni Unite che si terranno a novembre a Glasgow. Ma la bozza fatta trapelare da AFP (Agence France-Presse), avverte di una serie di soglie oltre le quali il recupero dal crollo climatico potrebbe diventare impossibile. 
Come si legge nella bozza, secondo gli scienziati «i precedenti importanti shock climatici hanno alterato drammaticamente l’ambiente e spazzato via la maggior parte delle specie, sollevando la questione se l’umanità stia seminando i semi della propria scomparsa. La vita sulla Terra può riprendersi da un drastico cambiamento climatico evolvendosi in nuove specie e creando nuovi ecosistemi. Gli umani non possono farlo». 

Cosa sono i “tipping points”

Il precedente report dell’Ipcc era stato criticato in quanto non aveva tenuto conto abbastanza dei punti di non ritorno (tipping points). Molto probabilmente è per questo motivo che la nuova bozza dedica molto spazio a questo argomento. 
I punti di non ritorno si attivano quando le temperature raggiungono un certo livello, per cui un impatto porta rapidamente a una serie di eventi a cascata con vaste ripercussioni. Ad esempio, poiché l'aumento delle temperature porta allo scioglimento del permafrost artico, il terreno che si scongela rilascia metano, un potente gas serra che a sua volta provoca più riscaldamento.
Altri punti di non ritorno includono lo scioglimento delle calotte polari, che una volta in corso potrebbe essere quasi impossibile da invertire anche se le emissioni di carbonio vengono rapidamente ridotte, e che farebbero aumentare catastroficamente il livello del mare per molti decenni, e la possibilità che la foresta pluviale amazzonica passi improvvisamente a savana (condizione che secondo gli scienziati potrebbe arrivare rapidamente e con aumenti di temperatura relativamente piccoli).
Approfondire le conseguenze dei punti di non ritorno - per quanto possibile - significa saper fronteggiare meglio le enormi sfide sociali ed economiche che verranno a crearsi, come migrazioni forzate e conflitti
Questa volta, il linguaggio schietto e sincero dell’Ipcc è ben visto dagli scienziati: in questo modo la società ha la possibilità di capire qual è la reale posta in gioco. Ma attenzione: il messaggio che si vuole lanciare non è quello «siamo comunque condannati, quindi perché preoccuparsi?». Si tratta di un problema, se non risolvibile, almeno arginabile: potremmo rendere gli effetti del riscaldamento globale meno traumatici per le generazioni a venire, quelle dei nostri figli e nipoti. 

Siamo già a +1°

Un decennio fa, gli scienziati credevano che limitare il riscaldamento globale a 2 gradi al di sopra dei livelli della metà del XIX secolo sarebbe stato sufficiente per salvaguardare il futuro. Ora, grazie alla bozza dell’Ipcc, sappiamo che rispetto ai livelli preindustriali le temperature sono salite già di 1,1 gradi centigradi
L’obiettivo dei 2 gradi è sancito dall'accordo di Parigi del 2015, adottato da quasi 200 nazioni che hanno promesso di limitare collettivamente il riscaldamento, se possibile, a 1,5°C. Sulle tendenze attuali il mondo si sta dirigendo verso un aumento di 3°. 
I tipping point stanno cambiando le previsioni degli scienziati del clima: se i modelli precedenti prevedevano un’alterazione irreversibile della Terra non prima del 2100, ora il progetto di rapporto delle Nazioni Unite afferma che il riscaldamento prolungato anche oltre 1,5°C potrebbe produrre «conseguenze progressivamente gravi, secolari e, in alcuni casi, irreversibili».