Mentre la chiusura degli impianti in Qatar apre un vuoto nell'offerta globale, gli esportatori statunitensi raddoppiano i profitti sui carichi di GNL destinati all'Europa. Gli esperti avvertono: per l'UE l'autonomia energetica non è più solo una scelta climatica, ma un imperativo di sicurezza.
La guerra in Iran non è solo una crisi geopolitica: è anche un'enorme opportunità di profitto per le compagnie statunitensi del gas naturale liquefatto. Mentre i mercati energetici globali tremano e i governi europei cercano di contenere l'impatto sulle bollette, dall'altra parte dell'Atlantico c'è chi si prepara a incassare. A metterlo nero su bianco è un'analisi di EnergyFlux.com, secondo cui gli esportatori americani di GNL potrebbero realizzare oltre un miliardo di dollari a settimana in profitti straordinari come conseguenza diretta del conflitto.
Al centro della questione c'è la chiusura dell'impianto di Ras Laffan in Qatar, un colosso che da solo copre circa un quinto della produzione mondiale di GNL. Il vuoto di offerta che ne deriva spalanca le porte del mercato ai fornitori statunitensi, che si trovano nella posizione ideale per riempire quel vuoto — a caro prezzo.
Il raddoppio dei profitti in pochi giorni
I numeri parlano chiaro. Secondo i dati raccolti da EnergyFlux, l'impennata dei prezzi del gas registrata dall'inizio del conflitto, ha fatto raddoppiare la redditività di un singolo carico di GNL consegnato in Europa: si è passati da circa 25 milioni di dollari della settimana precedente a oltre 50 milioni al 2 marzo.
Proiettando queste cifre su scala più ampia, le esportazioni americane di GNL potrebbero generare fino a 4 miliardi di dollari in profitti straordinari nel caso in cui l'impianto qatariota restasse fermo per un mese. Se poi la chiusura dovesse protrarsi fino all'estate, la stima sale a 20 miliardi di dollari al mese. I mercati hanno già reagito: le azioni di Venture Global e Cheniere Energy, le due principali società statunitensi "pure play" nel settore del GNL, hanno registrato rialzi marcati a partire da venerdì.
L'Europa rischia di pagare il conto
Ma se per gli esportatori americani il conflitto in Iran è una miniera d'oro, per l'Europa il quadro è molto meno roseo. Il Vecchio Continente, che negli ultimi anni ha faticosamente ridotto la propria dipendenza dal gas russo reindirizzando gli approvvigionamenti verso il GNL — in larga parte proprio dal Qatar e dagli Stati Uniti — si ritrova ora esposto a un nuovo shock di offerta e a un rialzo dei prezzi che rischia di pesare su famiglie e imprese.
Lo sottolinea con chiarezza Giulia Giordano, Direttrice Strategia Mediterraneo e Globale del think tank ECCO, che legge l'intervento militare statunitense come un tentativo di ristabilire la supremazia americana su Cina e Russia — non con uno scontro diretto, ma isolandole da un alleato chiave e fornitore energetico. Una mossa coerente, secondo Giordano, con la dottrina della cosiddetta "energy dominance".
In questo scenario, avverte l'analista, l'Europa e l'Italia rischiano di trovarsi dalla parte dei perdenti, con i prezzi del gas naturale già in forte impennata. La lezione, secondo ECCO, è una sola: per il Vecchio Continente, ancorare la propria sicurezza energetica allo sviluppo delle rinnovabili, delle reti, dei sistemi di accumulo, delle interconnessioni, dell'efficienza e del risparmio energetico non è più solo una scelta climatica, ma un imperativo di sicurezza e di autonomia strategica.