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11 Agosto 2021
Ultima modifica: 11 Agosto 2021 ore 09:34

Coppia. Perché state insieme?

Ecco una "scala" delle motivazioni più comuni
Foto di Image by Alfred Derks from Pixabay
Quando le difficoltà arrivano, esistono criteri per capire se stare insieme oppure no? Su che cosa si basa la scelta?
Quando le cose non vanno, perché state insieme lo stesso?
È una domanda che faccio quasi sempre alle coppie che incontro.
«Perché in fondo lo/la amo» mi sento rispondere, mentre cerco di far luce su quel “in fondo”, che solitamente conferma che di amore, in quel momento, c'è poco-poco.

La fiera delle frasi fatte

Anche «Perché credo nel matrimonio» può diventare una frase fatta e quindi inutile, se “credere nel matrimonio” ed essere sposati in Chiesa solleva dalla responsabilità di cesellare quotidianamente quel sacramento attraverso gesti, attenzioni, perdono, dialogo.
Quando lo scarto tra l’ideale ed il reale si fa estremo, la coppia vive in una sorta di dissociazione, e soffre ulteriormente.
Quando all’ideale si danno nomi altisonanti come “amore” o “sacramento”, mentre il reale è fatto di incuria, del non dormire nello stesso letto, del sarcasmo, della disperazione, anche l’ideale viene svilito e perde la sua funzione di orizzonte di significato verso il quale tendere per migliorarsi.
Allora – lo so è faticoso– si può cominciare a dire la verità, meglio se davanti ad una persona che aiuta ad accoglierla con bontà e pazienza.
«Sto con te perché ci sono i figli, altrimenti me ne sarei già andata/o»
«Resto qui perché non abbiamo i soldi per separarci»
«Facciamo finta altrimenti i miei genitori ci tolgono la casa»
Sono frasi che sono già state dette litigando, magari urlate, e quindi rese inutilizzabili per la riflessione.
Poterle riflettere pacatamente, invece, allinea la persona e non costringe più la coppia a sentirsi straziata, dissociata tra un reale umiliante e un ideale sentito come irraggiungibile.

Partire dalla realtà

Oggi siamo questi, da qui possiamo partire.
È molto importante che le miserie della coppia, le ambivalenze, le immaturità, non vengano restituite come una condanna a morte: «Guardate come siete messi, non avete speranza».
È necessario restituire uno sguardo benevolo, compassionevole, paziente, che aiuti la coppia spostare l’attenzione dalla disperazione di un rapporto che non è come desiderato, all’altra/o, un Tu reale, vero, umano, con cui camminare verso una relazione d’amore, di dedizione reciproca.
In fondo, amare, è donare amore. Chi te lo può impedire?

Foto di Image by olcay ertem from Pixabay

La scala delle motivazioni

Si può individuare, per le coppie che continuano a stare insieme nella crisi, una scala di motivazioni con un livello evolutivo crescente.
  1. Per i figli. È la motivazione base, ottima come deterrente temporaneo ma un disastro (anche per i figli) se usata come motivazione stabile. Avete mai provato la sensazione che i vostri genitori stessero insieme per voi, nonostante si detestassero? Com’è?
  2. Per principio. La motivazione “cattolica”, l’indissolubilità. Quando è sganciata dalla prassi, diventa vuota, sterile, e svilisce il sacramento stesso. Diventa un principio astratto. 
  3. Per la nostra storia. Abbiamo costruito tanto insieme, ti riconosco come persona importante anche se adesso va male. Non voglio buttare quello che c’è stato. Già meglio.
  4. Perché io scelgo te. Ogni giorno, in ogni istante, nonostante tutto, io scelgo quello che sei, in maniera incondizionata. Ti amo perché sei tu. Ti amo di un amore personalizzato perché sei unico/a ed irripetibile, come lo è il nostro viaggio insieme.
Quest'ultima è il punto a cui arrivare!