Capita che uno dei due sia eccessivamente votato alla gioia dell'altro. È giusto? Torniamo sul tema della dipendenza e dell'autonomia nella coppia
Chiaro che l’amore è anche donarsi gioia reciprocamente. Sintonizzarsi sui bisogni dell’altro/a e agire di conseguenza è una delle regole base di un rapporto di coppia che cresce continuamente nella dedizione, nell’impegno, nella passione di un cammino di integrazione reciproca.
Il libro “I 5 linguaggi dell’amore” di Chapman ne è un bellissimo esempio: serve capire – scrive l’autore – qual è il linguaggio d’amore del coniuge e agire proprio facendo quello che lui/lei desidera, in un afflato di amore gratuito e liberante.
Fin qui tutto bene, se i due si attivano reciprocamente, la coppia non potrà che andare sempre meglio, fiduciosi e rassicurati del bene dell’altro.
Libertà e obbligo di donare gioia
Diverso il caso in cui uno dei due si sente “obbligato” alla felicità altrui e l’altro si sente continuamente scontento, nonostante gli sforzi del primo.
In questo caso il legame tende ad irrigidirsi in un circuito vizioso disperante: «Con tutto quello che faccio per te!» e «Non fai abbastanza». Questa forma di legame è sbilanciata sulla dipendenza reciproca, una dipendenza asfissiante e fusionale che assomiglia più ad una relazione genitoriale (in cui uno dà e l’altro riceve) che una relazione di coppia (tendenzialmente paritaria e reciproca).
Che fare quando ci si accorge di entrare in una dinamica come quella poco sopra descritta?
Se la coppia è affiatata, non perdere l’amorevolezza nel dialogo che cerca di indagare e capire come uscire da questa spirale.
Imparare a chiedere amorevolmente
«Che cosa posso fare per te?» «Se nelle prossime due settimane io potessi fare qualcosa per sollevarti, che cosa di realistico e concreto mi chiederesti?» «Ti chiedo, se puoi, di fare questo per me perché ci tengo molto».
Richieste semplici, che sviluppano empatia reciproca, che si pongono come le dichiarazioni di due individui differenti che cercano di relazionarsi nella libertà.
L’altro non è l’autore della mia felicità, ma può alleviare le mie tensioni soprattutto se mi sento capito ed accolto.
In sintesi l’amore è un po’ dipendenza (aiutarsi reciprocamente) e un po’ autonomia (io sono l’ultimo responsabile della mia felicità) e occorre sapere dosare sapientemente i due ingredienti.
Il mito: «La mia luce sei tu»
«Non mi spaventano più le tenebre notturne: ora la mia luce sei tu». A pronunciare queste parole è la bella Psiche del celebre mito Amore e Psiche di Apuleio. Una Psiche evidentemente in un momento fusionale e dipendente assoluto. I due si incontravano tutte le notti senza vedersi. Il mito però racconta che a questa fase seguirà una fase sana di separazione, in cui gli amanti dovranno crescere nella loro individualità per potersi incontrare poi ad un livello più alto. Psiche dovrà superare da sola le prove che le imporrà Venere, e anche Amore dovrà avere il coraggio di uscire dalla sfera di influenza della madre per riavvicinarsi alla sua amata Psiche. Prima dipendenza, poi autonomia, poi relazione. Anche nel mito la coppia ripercorre le tappe di sviluppo di ogni coppia, di ogni tempo.