Il racconto di Lia Sanfilippo e Mauro Del Gaudio, esperti di biodanza, nell'esperienza con i "recuperandi". La testimonianza di persone segnate dalla vita che riscoprono le loro emozioni in sintonia con i movimenti del corpo.
Siamo Lia e Mauro di Roma, membri della Comunità Papa Giovanni XXIII da circa cinque anni. Abbiamo conosciuto Franco e la moglie Silvia, responsabili del CEC (Comunità Educante con i Carcerati) di Vasto, grazie alla loro testimonianza, durante un’esperienza in Puglia.
Siamo stati molto colpiti dalla condivisione dell’esperienza di Franco e, finalmente, ci siamo decisi ad andare a conoscere direttamente la realtà di Vasto alla fine di gennaio di quest’anno.
Vivere un fine settimana al CEC ci ha fatto sentire accolti con tanto affetto e generosità da parte di tutti. Condividere i pasti, l’andare a Messa, creare semplici relazioni ci ha emozionati e riempiti di tanta Grazia di Dio. Veramente abbiamo visto come, misteriosamente, il Signore agisce e, quando ci si affida a Lui, trasforma la vita di ciascuno e ne guarisce le ferite.
Ci siamo proposti di ritornare mensilmente proponendo un ciclo di incontri di gruppo sul “Vangelo danzato”. Ringraziamo Franco e Silvia e tutti i ragazzi per la fiducia nell’accettare la nostra proposta. Così nel pomeriggio di sabato 21 febbraio abbiamo iniziato questo percorso dando spazio, nella prima parte, alla lettura e condivisione delle meditazioni di ciascuno sul Vangelo del giorno, che è stato ricco di riflessioni e di doni reciproci.
La biodanza per dare spazio al proprio vissuto e alla fraternità
Siamo poi passati al secondo momento che comprendeva, appunto, un laboratorio esperienziale con proposte di esercizi e musiche selezionate tratte dal metodo della biodanza. Un percorso che io – Lia – ho integrato negli anni con il mio cammino di fede. Ho scelto il tema dell’identità e autostima, e c’è stato molto coinvolgimento da parte di tutti. Si è sentito forte il bisogno di poter utilizzare anche i canali dell’espressione corporea delle proprie emozioni oltre quelli della parola. Quindi il guardarsi negli occhi, il camminare abbracciati, sostenersi l’un l’altro anche giocando… Canali che, spesso, appunto, aiutano ad esprimere più liberamente la parte affettiva. Lo scopo del laboratorio, infatti, era quello di potenziare la possibilità di conoscere meglio le proprie emozioni e rafforzare legami di amicizia e fraternità nel gruppo.
Le testimonianze dei detenuti
Di seguito riporto alcune riflessioni dei ragazzi del CEC, tratte dalle loro condivisioni. Sono state tutte positive e questo ci incoraggia a proseguire.
C. «Bella esperienza di gruppo, piacevole stare con me stesso, con gli altri: dà la possibilità di stringerci come gruppo. Guardandoci negli occhi».
D. «La sensazione di essere fratelli e felici. Mi è piaciuto tanto»
D. «Mi sono osservato nei movimenti. Ho sentito la rigidità del mio corpo che so che trasmette agli altri. È stato bello sentirsi uniti, parte di un tutto»
N. «Tanta fraternità, emozionante. Grazie».
L. «Ballare, giocare insieme è bello. Mi piace»
A. «Ho visto l’aspetto della meditazione, del gioco, affrontandoli per superare le mie difficoltà».
S. «Bella esperienza di fraternità conviviale».
G. «Bellissimo momento. Grazie a chi ha organizzato questa giornata»
M. «Mi sento emozionato. Mi sono commosso».
S. «Felicità, famiglia, guarigione, commozione, unione. Grazie».
A. «Bello, piacevole esternare emozioni che tengo nascoste non permettendomi di viverle. Ho paura… Bello. Bello».
Abbracciarsi, ballare, fraternizzare
E ancora, altre testimonianze tratte dai diari e dalle riflessioni dei recuperandi.
«Questo pomeriggio Lia e Mauro sono tornati a trovarci e ci hanno coinvolto in alcune attività che, inizialmente, avevo poco considerato per via del mio momento “no” poi piano, piano ho iniziato a viverlo con l’emozione che la fratellanza ti dà».
«Pensare che due mesi fa le giudicavo male queste cose che abbiamo fatto. Invece servono tanto. È stato stupendo abbracciarsi, ballare, sentire il calore che viene dal cuore in ognuno di noi. È stato bellissimo. Ho avuto parecchie emozioni e credo che ve ne siete accorti. Il piangere veniva dal cuore. Solo a scriverlo sto piangendo di nuovo. Sto capendo che la felicità si trova anche in una stretta di mano. Grazie per tutto quello che fate».
«Ed eccoci un’altra volta. Oggi la situazione che ho trovato mi ha sorpreso. Non mi aspettavo questa accoglienza e soprattutto questo incontro, ma devo dire che mi ha aiutato a sciogliere un po' la tensione perché non sapevo come la casa mi avrebbe accolto. Ma strano a dirsi mi sono sentito molto più “a casa” oggi che negli ultimi 6 mesi. Comunque volevo dirvi che, stavolta, la scelta c’è, perché io mi voglio conoscere per capire come ho fatto a restare così. A riperdere tutto: dignità».
«Tu chiamale, se vuoi, emozioni»
«“Tu chiamale, se vuoi, emozioni”, diceva Lucio Battisti e l’incontro di oggi ha avuto il pregio di liberarle: dal riso al pianto senza tristezza, simile piuttosto a quello di un atleta che raggiunge un risultato e gioisce per liberarsi, poi, della tensione. Il momento più bello della giornata, però, è stato quando M. si è avvicinato a G. poco dopo che si era ferito e, con sincera commozione, unita a un atteggiamento dolcissimo l’ha abbracciato».
«È stato un piacere avere e passare momenti così con gli ospiti e spero che ce ne saranno altri. Una cosa importante che ci lega e se ne parla spesso nel Vangelo è amare il prossimo. Non è facile amare, soprattutto persone che non si conoscono ma è un allenamento farlo. Una cosa che mi ha colpito nell’esercizio di stasera, è quello del gioco di essere accompagnati. Con gli occhi chiusi. Io, personalmente ho provato un senso di fiducia ma sarebbe capitato con vicino ognuno di noi».
Un'esperienza da ripetere
«Mi sono divertito, inaspettatamente, per due motivi. Non mi aspettavo nulla e tantomeno ciò che gli altri ci hanno proposto. Inoltre sentivo che, facilmente, sarei andato oltre quella che pensavo fosse la mia area di comfort. Area che, a quanto pare, si è estesa visto che, per l’appunto, mi è piaciuto. È stato anche interessante. Non conoscevo la biodanza e tutta quella roba. In passato avrei provato solo disagio, nonché repulsione, imbarazzo, tanta tanta vergogna. Ora, invece quegli sguardi, quelle strette di mano, quei balli... Il presente è decisamente più felice, più sereno. Ho percepito quell’affetto, quel calore che c’è tra fratelli, tra familiari. È stata una bella giornata. Tra questo e il buon lavoro non posso dire nulla se non che oggi è un buon giorno».
«Oggi è stata una bella giornata. Il gruppo che abbiamo fatto, secondo me, è stato basato sui valori di una famiglia. Il guardarsi negli occhi, il dire, con fierezza: questo sono io. Il divertimento e la bellezza nello stare insieme, ma nel fidarsi con la danza dell’angelo è stato molto bello. Questo dimostra che, a volte, diamo per scontate delle cose che basta aprire gli occhi e ce le abbiamo qui».