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20 Gennaio 2026

Ricominciare dalla dignità. La storia di Kristina

Da una drammatica esperienza in carcere alla rinascita, una storia di coraggio e resilienza
Ricominciare dalla dignità. La storia di Kristina
Foto di Jill Wellington
La storia di Kristina è il racconto di una caduta profonda, dell'errore che è costato due anni di carcere. Grazie al progetto RESTART, promosso per accompagnare adulti fragili verso l'autonomia e l'inclusione, il suo percorso di rinascita oggi diventa un segno di speranza e di solidarietà condivisa tra persone, associazioni e territorio.
Ci sono donne con storie molto dure alle spalle che segnano la loro anima e anche il loro corpo. Spesso cadono vittime di uomini che maltrattano senza alcuna pietà. Queste vicende sono tragicamente all’ordine del giorno. Altre volte accade che siano invece mani femminili a ferire. Oltre alle ferite e agli errori, alla solitudine e alla sensazione di non uscire più dal tunnel del dolore, alcune vite possono tornare a rinascere grazie ad una mano tesa che offre loro una possibilità di riscatto e di futuro. Quella di Kristina è una di queste.

Dalla violenza subìta al carcere, un percorso ad ostacoli

Kristina nasce in una città del centro America bagnata dal Mar dei Caraibi, alla fine degli anni ’80 in un periodo segnato ancora da grande instabilità sia economica che politica dopo anni di dittatura. E proprio per questo la mamma decide di partire per l’Europa coi suoi figli tentando di assicurare loro una vita più sicura e serena. Kristina e la sua famiglia si stabiliscono col tempo nell’Italia del nord in una città marittima che le ricorda, anche se con tante differenze, il paesaggio della sua patria. Finalmente ha la possibilità di crescere, studiare e costruire il suo futuro senza doversi sempre guardare le spalle. Arriva persino a laurearsi in Storia dell’Arte, ottiene la cittadinanza italiana. La sua vita sembra trovare un equilibrio, finché gli affetti si disperdono: la madre inizia una nuova relazione, altri familiari si trasferiscono all’estero e Kristina decide di andare a vivere con alcune ragazze per diventare sempre più indipendente. Quelle che sembrano amicizie si rivelano presto pericolose.
Da quella convivenza infatti nasce un incubo: Kristina viene coinvolta in una vicenda giudiziaria che la porta a una condanna di due anni ma soprattutto diventa vittima di violenza, cosa che non avrebbe mai immaginato: una coinquilina le versa dell’acido addosso, sfigurandole il collo e il petto.
Due anni in carcere sono un tempo lunghissimo per riflettere, per ripensare alle proprie capacità buttate al vento e ai sogni infranti. In più durante il tempo in carcere perde la madre, cosa che la fa precipitare in una profonda depressione. Nonostante tutto, Kristina dimostra una forza silenziosa: è una detenuta modello, lavora, partecipa alle attività, non riceve mai richiami. In carcere Kristina conosce educatrici che le propongono la pena alternativa. A lei viene offerta questa chance proprio per la sua voglia di rinascita dimostrata ogni giorno.

Una casa che diventa famiglia per tornare ad essere protagonista

È così che inizia il percorso di reinserimento grazie al progetto promosso da ASP Città di Bologna. Finalmente dal buio si inizia ad intravedere la luce. «Non mi sembrava vero non trovarmi più tra quelle mura, senza aria, da sola coi miei pensieri tristi, senza il mare, senza vedere più la vita coi suoi colori» racconta Kristina.
Nella casa di accoglienza della Comunità di don Oreste Benzi inizia a sentirsi di nuovo valorizzata, importante per qualcuno, capace di mettersi in gioco per riprendere il lavoro grazie al contesto familiare e al supporto di persone non solo competenti ma allenate ad affiancare le donne più ferite perché possano tornare ad essere protagoniste. Il cammino però è irto di ostacoli: il tirocinio avviato viene interrotto per incompatibilità oraria, altri non partono per mancanza di fondi regionali. Nonostante l’impegno e i colloqui sostenuti, le occasioni di lavoro sembrano non arrivare mai. Kristina rischia di ritrovarsi di nuovo sola davanti alla voglia di diventare autonoma.
Finché per non disperdere quanto costruito e non abbandonare Kristina, nasce un nuovo progetto condiviso: un inserimento lavorativo graduale e concreto presso la Cooperativa La Fraternità nella Valle dell’Idice. Kristina può iniziare finalmente un nuovo percorso in un appartamento in semi-autonomia in provincia di Bologna, sostenuta ancora una volta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, mentre si mette in lista per le case popolari.
«Dopo la delusione della convivenza con le ragazze che pensavo essere mie amiche – spiega Kristina - ritornare a vivere insieme ad altre donne quasi mi spaventava. Ma ci sono operatrici che non mi lasceranno mai sola, mi incoraggiano sempre. In più vivo con una compagna di viaggio segnata dalla violenza come me che mi fa sorridere con la sua battuta sempre pronta quando ci troviamo alla sera tutte insieme. Sono loro la mia nuova famiglia». Un primo prezioso passo verso la serenità e l’autonomia.

RESTART: il progetto che aiuta a ricominciare

Una storia che negli ultimi mesi ha ricevuto una nuova spinta di positività, grazie al progetto RESTART. Percorsi di reinserimento per adulti con fragilità e di supporto alle famiglie, finanziato da Fondazione Carisbo, pensato per sostenere adulti con fragilità che hanno concluso percorsi di accoglienza e riabilitazione e che sono pronti a rientrare in famiglia o a costruire nuove reti di sostegno nel territorio dove vivono
Il progetto RESTART nasce proprio per questo: aiutare a rimettersi in gioco cinque adulti con fragilità, uomini e donne che hanno conosciuto l’emarginazione per perdita del lavoro, mancanza di dimora, disagio mentale, dipendenze, violenza e sfruttamento e che hanno portato a termine con successo percorsi terapeutici e riabilitativi. Attraverso una prospettiva person-centred, RESTART offre accompagnamento psicosociale, misure di inclusione, coinvolgimento di comunità locali e famiglie, affinché il ritorno alla vita non sia un salto nel vuoto ma un cammino condiviso con persone positive nel territorio. Perché l’inclusione inizia sempre dalle buone relazioni.
La storia di Kristina ci ricorda che nessuno si salva da solo ma, come diceva don Oreste Benzi “ci si salva solo insieme”. Ma ci insegna anche che quando una comunità sceglie di non voltarsi dall’altra parte, la rinascita è davvero possibile.