Dal buio del venerdì santo alla luce della resurrezione. Dal buio del carcere, la testimonianza di Giovanni fa intravedere come anche nel "sepolcro" del carcere possa rinascere la speranza in una vita nuova, da risorti.
Nel Vangelo della mattina di Pasqua, troviamo la vicenda di Maria di Magdala, che si reca al sepolcro quando «è ancora buio». Come viviamo il buio del nostro tempo, delle crisi personali e di quelle sociali, politiche ed internazionali? Maria di Magdala ci stimola a cercare, a non rimanere immobilizzati, ma ad uscire da sé, perché «a chi cerca, viene promesso di trovare».
Se non cerchiamo, ci nascondiamo e ci seppelliamo in quel buio, che ha la forma della delusione, della malattia, della prova.
Ma «la pietra è stata tolta dal sepolcro»: questo è l’annuncio pasquale! Quale è questa pietra? Quella che ci tiene prigionieri nel non sentirsi mai abbastanza, che ci pesa sul cuore e ci soffoca in gola, quel grido che sentiamo il bisogno di elevare a Dio. La pietra che ci separa dagli altri inchiodandoci a giudizi e paure; insomma, quella pietra che non permette ai nostri sogni di volare.
Oggi quella pietra è stata tolta definitivamente dal sepolcro! Chi l’ha tolta? Il Signore Gesù, entrando nella morte e risorgendo, ha tolto per sempre la pietra che generava solitudine e morte, che noi non eravamo in grado di sollevare, e ci ha aperto così la via alla vita. Grazia e misericordia!
Ora Cristo è in grado di entrare in ogni nostra morte e in ogni nostro buio perché troviamo la forza di uscirne salvati! Colui che dà a Cristo l’accesso per entrare, sperimenta da subito una sensibilità nuova, mai conosciuta. Un sentirsi di Qualcuno e parte di qualcosa di più grande. Questo è ciò che fa Maria di Magdala, quando corre a chiamare i fratelli: è un bisogno sorgivo di condividere, di camminare insieme, di confrontarsi e di raccontarsi l’esperienza di fede. È una mozione dello Spirito Santo con cui il Signore, vivo e in mezzo a noi, ci attira a Sé, come ci esortava sempre il nostro caro don Oreste. Nel sepolcro, «i teli posati là», insieme «al sudario piegato» sono particolari di un Amore che si fa presenza e vicinanza, e che si mostra nella ferialitá. Un Amore “a portata di mano” che ci invita ad uscire con coraggio dal nostro buio, perché Cristo, luce del mondo, è nel mondo, in questo nostro mondo così com’è. L’equazione buio/mondo non è verità, è piuttosto il nostro ripiegarci su noi stessi, il nostro rinunciare alla vita, alla verità, alla giustizia, il buio che si crea!
Pertanto, per dare forza a questa mia riflessione, vi condivido con gioia la bella testimonianza di un uomo, detenuto in carcere, che ripercorre sulla propria pelle, la stessa esperienza di liberazione di Maria di Magdala: dal buio alla luce.
Testimonianza di Giovanni, detenuto in carcere
«Ciao a tutti, mi chiamo Giovanni (nome di fantasia; in realtà è il nome di mio padre che io amo tantissimo). Sono stato per alcuni anni uno sportivo. Ho vissuto quegli anni tra lusso, eccessi e disordine, ma mai pienamente soddisfatto. “Ho tutto” mi ripetevo quasi per convincermi, ma era una bugia! Dentro piangevo, ma non avevo il coraggio di prendermi sul serio. Non volevo interrompere un sogno! Oggi sono qui, nei pochi metri quadrati di una cella a scontare la mia pena: ed è giusto cosi! Eppure, oggi, ringrazio per la luce che ogni mattina vedo entrare dalle finestre e stagliarsi tra le sbarre di ferro. Apprezzo quando qualcuno si avvicina al blindo della mia cella e mi offre un semplice caffè. Oppure quando incrocio un sorriso inaspettato nel corridoio o un “Ciao, come stai?”. Godo di queste piccole attenzioni, che qui dentro sono luce.
Mi rigenera partecipare alla Messa: leggere e ascoltare la Parola di Dio, l’omelia. Cantare insieme, poter “svuotare” il cuore davanti al Signore. Mi piace pensare che siamo tutti parte della stessa Chiesa e che mentre celebriamo la Messa cadono tutti i nostri confini e siamo “una cosa sola”! Ero bambino quando ho smesso di fare queste cose, ma ora, da adulto, ho ritrovato lo stesso entusiasmo! Pensavo di essere vivo, di sapere cos’è la vita quando ero famoso: pieno di donne, ricchezze e possibilità, ma ora che sono qui dentro, in questa penombra, ammetto che le cose le vedo meglio adesso! Quando stavo fuori, mi illudevo di essere libero, in realtà mi guidava solo il bisogno di soddisfare tutti i miei piaceri. Sembra difficile da credere, ma è adesso, nel buio della mia condizione di limite alla libertà, che sto scoprendo la vera libertà! Ero cieco, ma non lo sapevo!
Quanto mi riempie il cuore sentire la guardia che mi chiama per dirmi di andare a fare colloquio: qualcuno è qui per me! Penso: forse mio figlio, la mia compagna. Forse un amico? Uno dei momenti più belli, dove mi sento scoppiare il cuore dalla gioia, è quando mio figlio viene, mi abbraccia, mi stringe forte e mi dice: “Papà, ti voglio bene; mi manchi!”. È come sentirmi in paradiso: tutto il resto non conta più nulla! E poi, quando va via e mi saluta, io torno in cella, e mi metto sulla branda. In silenzio, a rivivere ogni istante, ogni parola, ogni sguardo, per infinite volte, e mi domando: “Dove sono stato fino ad ora?”.
Forse chi sta fuori, pensa a me nel buio di un carcere, e mi pensa solo un condannato, ma in realtà, prima ero nel buio di una profonda solitudine, quando mi sentivo di tutti, ma ero di nessuno. Ora comincio a capire che la luce si accende ogni volta che qualcuno bussa alla porta del mio cuore, non perché ha bisogno di qualcosa, o vuole fare una foto con me da far vedere agli amici, ma semplicemente perché vuole stare con me! Oggi, scelgo di aprire ogni volta che qualcuno bussa, perché come la volpe alla domanda del piccolo principe: “Cosa ci guadagni nell’avere amici?”, la volpe risponde che “ci guadagna il colore del grano”, io ho capito che “ci guadagno la mia vita” Questo è il vero miracolo!»