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27 Marzo 2020

Crisi di coppia. Che fare?

10 consigli per migliorare la vita amorosa
Foto di Drobot Dean
È assolutamente normale che nella coppia ci siano delle crisi, delle difficoltà, degli assestamenti. Qui trovi alcuni spunti per approfittare della crisi per mettere in atto delle azioni che rinforzano la gioia della vita a due

Crisi di coppia... che fare? Dieci consigli per capire come superarare la crisi di coppia e vivere a pieno la relazione con il tuo partner.

Questa pagina contine consigli per aiutare tutti quelli che sono stanchi di un rapporto di coppia in crisi e cercano consigli per trasformarlo in un rapporto di coppia sano.
Oppure per ravvivare il rapporto di coppia se cerchi semplicemente degli spunti di crescita.
 

La crisi di coppia quando nasce?

La crisi di coppia nasce semplicemente quando uno o entrambi i partner smettono di lavorare sulla loro relazione.
Può sembrare poco romantico, un tecnicismo, ma la verità è questa: sulla coppia - come su ogni questione della vita - occorre investire energie. L'amore difficilmente sta fermo. Se non viene fatto crescere in continuazione comincia a calare. E quando cala è facile sentirsi lontani e frustrati. Si può "sopportare" questa situazione più o meno a lungo, ma alla fine logorerà anche i più tenaci e se non si separeranno, vivranno comunque una vita di coppia triste e sprecata.

Crisi di coppia: come superarla?

Ma c'è una buona notizia: la relazione di coppia è una realtà dinamica e trasformabile. Anche se molte persone che incontro usano per la loro relazione metafore mutuate dalla meccanica (è logoro, si è consumato, si è rotto qualcosa...) l'essere umano è sempre in grado di scegliere di investire e far rinascere l'amore. Altrimenti cadremmo nel fatalismo, nell'idea magica che sia questione di fortuna e sfortuna (certo, c'è anche quella che gioca un ruolo, ma non determinante). E allora che fare? C'è bisogno di gesti, sguardi, parole, sorprese: in altre parole, c'è bisogno di azioni concrete. Di seguito le trovate più o meno tutte!

 

 

Primo: nella coppia dedicatevi del tempo

Coppia felice che condivide una coperta
Crisi di coppia. Per affrontarla è necessario dedicarsi del tempo di qualità
Foto di Jacob Lund

È incredibile quante coppie sostengano di non avere tempo per loro, o confondono il tempo di coppia con il tempo che passano insieme ai bambini. Ribadiamolo ancora una volta: il tempo con i bambini è importantissimo ma si chiama "tempo di famiglia". Il tempo di coppia è invece un tempo di qualità che i due partner si dedicano. Ricapitolando - tolti il lavoro e le funzioni vitali (mangiare, dormire, ecc) - i tempi si dovrebbero suddividere in:

  1. Tempi di famiglia: sono quelli finalizzati a far star bene i figli e accrescere il senso di comunione in famiglia
  2. Tempi di coppia: quelli che servono affinchè la coppia si rigeneri
  3. Tempi personali: da dedicare alle proprie passioni per portare novità agli altri membri della famiglia.

Ovviamente - in base alla fase del ciclo di vita nella quale siete - dovrete dedicare più o meno tempo alla famiglia, ma i tempi di coppia non devono mai mancare ed in questo pezzo ci dedichiamo a questi. Se la prima domanda che vi viene in mente è: "Tempi di coppia? Per fare che cosa?" allora significa che ne avete proprio bisogno. Perdonatemi, ma poi non stupitevi se non vi dedicate tempo e vi sentite come estranei. È matematico.
Importante:  tempi di coppia non esistono, quindi bisogna crearli appositamente, agenda alla mano.  Attenzione! Nel tempo i vostri interessi, quello che vi piace fare e quello che vi piace fare insieme, possono cambiare. Anziché scoraggiarvi come fanno molti, godete questa ulteriore possibilità di crescere e di conoscervi reciprocamente.

L'uscita di coppia deve essere qualcosa di speciale: prendetevi il tempo per prepararvi, sia fisicamente che psicologicamente, e predisponetevi a passare un bel momento nel quale - obbligatorio - non si parla di problemi nè di figli.
Siate simpatici come gli amici e dolci come gli amanti.
Toccarsi, darsi la mano, abbracciarsi mentre si cammina. Vedetelo come una sorta di carburante per i momenti in cui dovrete tornare alla vita ordinaria.
Un'altro scoglio che spesso mi viene presentato è: ma perché devo sempre proporre io?
La regola è: chi ha più iniziativa, proponga, e l'altro si impegni a non ostacolare. Non fatevi scoraggiare da partner apatici o lamentosi, superate con uno slancio, e chiedete entusiastica collaborazione.

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Secondo: fatevi belli!

Coppia allo specchio mentre si prepara
Crisi di coppia. Anche la cura del corpo gioca un ruolo importante
Foto di Kalim

È possibile avvicinarsi a questo tema con due atteggiamenti distanti e polarizzati. Da una parte ci saranno quelli che pensano che la cura del corpo è una frivolezza, e che ritengono che chi ama dovrebbe occuparsi di ben altro; dall'altra quelli che tirano un sospiro di sollievo e pensano che "era ora che si trattasse apertamente questo argomento". Entrambi questi atteggiamenti, nella loro versione più estrema, sono rischiosi, perché da una parte è vero che l'amore trascende di gran lunga l'aspetto e la cura fisica, ma d'altra parte - fidatevi - ne ho sentite davvero troppe per pensare che l'aspetto fisico sia qualcosa di irrilevante: "Non si lava", "Ha sempre i capelli sporchi", "Si veste in modo inguardabile, mi fa vergognare", "Vuole fare l'amore con l'alito che puzza", "Ha messo su 10 chili di pancia"...

Si pongono un paio di questioni non semplici e foriere di parecchi malumori:

  • È giusto soddisfare i gusti del partner o bisogna difendere la propria libertà?
  • Se mi dà fastidio un certo elemento (modificabile) del mio partner glielo posso dire? Come?
Se veramente tenete alla vostra coppia, la prima domanda non ve la dovreste nemmeno porre. Vi rimando al video Siate falsi! nel quale, in maniera un po' paradossale, ho cercato di spiegare che una delle caratteristiche dell'amante (= "colui che ama") è quella di sintonizzarsi con i desideri del partner, e che trovo che in genere nelle coppie molti siano un po' adolescenti, un po' immaturi quando considerano uno sforzo immenso anche quello di fare dei piccoli passi per far piacere alla persona che hanno accanto. Tua moglie ti vuole fresco e profumato? E fatti una doccia, che ci vorrà mai? Tuo marito ti vuole più in forma? Fatti una corsetta, mangia un po' di meno. Che ci vorrà mai? Non puntiamo alla perfezione, ma ad avvicinarci ai gusti di chi abbiamo accanto. Non per ricatto, non per paura del giudizio, ma perché siamo talmente forti che il desiderio dell'altro, dell'altra, è una spinta ad un'azione. Via ogni vittimismo, mi raccomando! Le azioni di amore non spontanee rimangono sempre un atto di grande eroismo, non una gogna deprimente.
Sulla seconda domanda l'ironia popolare riconosce che - sul piano estetico - chiedere un cambiamento ad un uomo è faccenda molto più semplice che chiederlo ad una donna! Effettivamente è vero, prendiamone atto.
Allora evitate richieste quando siete arrabbiati, evitatele anche quando state vivendo un momento romantico perché rischiate di rovinarlo. Siate gentili e pazienti, il rischio di ferire è molto alto, eventualmente scusatevi. Magari potete voi anticipare il vostro partner chiedendogli se quell'aspetto di voi gli va bene così o lo preferirebbe differente. Se riuscite utilizzate l'ironia che - vi ricordo - è quella battuta che fa sorridere entrambi, altrimenti si chiama sarcasmo e non va bene.
Quindi in definitiva, non ci si ama perché si è Venere o Adone, ma curarsi per avvicinarsi alla bellezza è cosa buona; evitate la trascuratezza, fatti salvi i periodi pesanti per impegni di lavoro e di cura di neonati o genitori anziani. Cercate che siano transitori.
Siate pazienti con il partner ed esigenti nel vostro essere piacevoli.
Il consiglio per ogni marito: ama tua moglie per come è ma presentati a lei al tuo meglio!
Il consiglio per ogni moglie: ama tuo marito per come è ma presentati a lui al tuo meglio!

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Terzo: confidatevi di più e dialogate di meno

Dialogo di coppia
Crisi di coppia. La conoscenza reciproca, la possibilità di rivelarsi e meravigliarsi... L'intimità psicologica può essere eccitante come l'intimità sessuale?
Foto di Antonioguillem

Sarebbe stato logico iniziare questo capitolo con un breve trattato sul dialogo, ma ho pensato che sul dialogo si è già detto molto e che spesso viene sopravvalutato. Mi spiego: dia-logos, un "discorso fra". Quante volte il dialogo diventa fonte di fra-intendimento piuttosto che di comprensione? Quante volte vorreste spiegarvi e il vostro dialogo si trasforma in un ping-pong tra due sordi? Il rischio che il dialogo diventi l'anticamera di un conflitto è molto alto. Succede quando le parole si mettono - appunto - fra - in mezzo - a voi. Se le parole diventano un muro anziché un ponte. Con questo non voglio dire che il dialogo sia in assoluto da evitare, anzi, ma che - prima - nella coppia occorre allenare altre modalità di comunicazione.
Credo che il bisogno maggiore sia di confidenza, di intimità psicologica. Il bisogno profondo, nella coppia, è di potersi rivelare, di poter parlare apertamente, e al tempo stesso di riuscire a meravigliarsi per quello che l'altro sta rivelando.

Ecco un piccolo schema per allenarvi a confidarvi:

  1. Chi ha la necessità di comunicare qualcosa, prenda l'iniziativa e inviti l'altro.
  2. Condividete la voglia di sperimentare una comunicazione più profonda: se non si è entrambi ben disposti a questo esercizio, è meglio rimandare.
  3. Scegliete un tempo e uno spazio nel quale sapete di non essere disturbati.
  4. Fondamentale: chi parla parla e basta, chi ascolta ascolta e basta!
  5. Non verbale: state vicini, toccatevi, cercate il contatto visivo, senza insistenza. Questo vi aiuterà molto.
  6. Per chi parla: può iniziare con qualcosa di positivo, in genere dà un buon registro alla relazione. Poi può esprimere quello che sente: un suo pensiero, una emozione, un turbamento, una preoccupazione. L'obiettivo è quello di parlare di sè.
  7. Per chi ascolta: ascoltare con attenzione significa lasciar adagiare in sè quello che il partner sta rivelando. Si tratta di fare spazio all'altro.
  8. «Grazie»: alla fine potete ringraziarvi.

Questa modalità non va usata per ogni comunicazione della vostra vita, è un momento speciale e come tale deve rimanere.

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Quarto: breve corso di altrostima

 

Coppia che dialoga
Crisi di coppia. Apprezzarti anzichè disprezzarti. Gioire della tua presenza anziché lamentarmi. Che cosa te lo impedisce?
Foto di Juli166


Vi fate puntualmente notare quello che non va?
Non ce la fate proprio a tenervi?
Credete di farlo "per il suo bene"?
Vedete soprattutto i suoi difetti?
Avete fatto dei tentativi di stimarlo/a ma vi siete sentiti falsi come Giuda?
E allora siete capitati nel posto giusto!

Se - come capita alla maggior parte - c'è stato un periodo in cui vedevate solo rosa e adesso vi pare di vedere solo nero, il problema è che siete stati innamorati. Mi spiego: l'innamorarsi (che gli anglosassoni chiamano più precisamente fall-in-love evidenziandone gli aspetti accidentali) è un momento di forte attrazione (fisica e/o mentale e/o spirituale) verso un'altra persona.

Perché questa attrazione irresistibile? Perché l'altro, l'altra, ha qualche caratteristica della quale mi sento fortemente mancante. Insomma noi saremmo attratti da un bisogno di compensazione
Vi pare un ragionamento strano? Provate a prendere un difetto e a portarlo a quando eravate innamorati. Fate uno shift velocissimo, e siate sinceri:

  • Mi irrita il suo essere logorroico con gli amici (e mi ha fatto innamorare quella volta che al ristorante teneva banco con tutti)

  • Non sopporto che è disordinata (e ricordo me impacciato e inquadrato che cominciavo a respirare nella sua casa sottosopra e tra i suoi capelli spettinati)

È la stessa caratteristica che contemporaneamente esercita su di me sentimenti contrastanti.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior
Valerio Catullo, I sec a.C.

Siate sinceri: la stessa caratteristica ad un altro non darebbe così fastidio ma, seguendo gli esempi sopra...

  • Proprio io che sono così riservata mi ritrovo con un chiacchierone egocentrico!

  • Proprio io così preciso mi trovo con una disordinata!

Fin qui il problema. E la soluzione?
Continuando a giocare per opposti (l'abbiamo detto che serve molta energia per stare insieme) posso cominciare a pensare che proprio quella persona che ho a fianco ha delle qualità - quelle che ora vedo come un problema - estreme ma che mi sono carenti.
Che io posso crescere, attraverso di lui, attraverso di lei, perché posso prendere un pezzettino di quel carisma così estraneo e integrarlo nella mia personalità. "Non sarò mai come te" ma...

  • Mi fa comodo apprendere un po' di estroversione

  • Mi rilassa sganciarmi dai miei schemi rigidi

Questo è possibile con un atto intelligente di volontà, tecnicamente non possibile nell'innamoramento, ma auspicabile nell'amore, perché necessita del riconoscimento di essere di fronte ad un TU irriducibile.
Non sono chiamato a dire cose false ma a cambiare il mio sguardo.

Imperativo categorico: non parlate male del vostro partner con gli altri in sua presenza o meno

Gli sposi che si amano e si appartengono, parlano bene l’uno dell’altro, cercano di mostrare il lato buono del coniuge al di là delle sue debolezze e dei suoi errori. In ogni caso, mantengono il silenzio per non danneggiarne l’immagine. Però non è soltanto un gesto esterno, ma deriva da un atteggiamento interiore
Papa Francesco, Amori Laetitia, 113

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Quinto: fate l'amore!

 

Coppia a letto
Crisi di coppia. Non astenetevi tra di voi se non per brevi periodi e di comune accordo (Paolo di Tarso)
Foto di Sabina Tone


«Fare l'amore?» «Chi se lo ricorda?» «Devo chiederle un appuntamento!» «Ah, ormai... ci abbiamo messo una croce» «Passiamo oltre dotto'». Grasse risate... amare.
Sono queste comunemente le prime reazioni all'emersione del tema sesso in un gruppo di coppie.
E così rimango sempre più sorpreso di come - in una società così fortemente sessualizzata ed erotizzata come la nostra - il sesso in una coppia stabile sia fatto di più bassi che di alti: stanchi per il lavoro e la cura dei figli, senza passione e desiderio, con rancori arretrati, la coppia fatica a trovare un incontro sulla modalità, sulla frequenza, sul tempo da dedicare alla sessualità. E si scoraggia, e retrocede.
Per prima cosa mancano le parole: come siete soliti chiedere al vostro partner? Con il classico banaleggiante  «Facciamo sesso?» o «Facciamo l'amore», oppure state su un registro allusivo «Lo facciamo?», «Andiamo...?» o vi arrischiate tra il volgare e il goliardico «Scopiamo?», «Quattro salti sul letto?».
Probabilmente non lo chiedete. Come la maggior parte delle coppie vi avvicinate, oppure avete dei piccoli rituali che conoscete solo voi.
Pro e contro: se è vero che lasciare da parte le parole e far parlare il corpo è il sistema migliore per lasciarsi scivolare nell'amore, è altrettanto vero che questo funziona quando le cose vanno bene. Quando non c'è intesa la mancanza di parole crea un vuoto ancora più profondo che non permette al desiderio di esprimersi. E la distanza aumenta. Aumentano i silenzi o le velate allusioni o - peggio - le sarcastiche frecciate quando litigate, che non fanno che aggiungere "another brick in the wall".
Quindi il sesso è una faccenda innanzitutto corporea e fatiosamente descrivibile con categorie linguistiche, ma siccome dobbiamo scriverne, qui useremo l'espressione "fare l'amore" non perché mi faccia personalmente impazzire, ma perché trovo azzeccato l'accostamento dei due termini:

  • FARE: nel senso pratico di costruire. C'è un'idea di laboriosa attività che - come ho già scritto sopra - è la chiave di volta per affrontare ogni crisi di coppia. Ci mettiamo in moto fisicamente per "creare" qualche cosa. Che cosa? "Amore" ovviamente.
  • AMORE: l'atto sessuale crea amore, e lo crea in modo profondo. Lo crea in una condizione in cui siamo nudi, sinceri, esposti. Ma, proprio perché nudi, sinceri ed esposti, occorre accettarne anche i rischi.
Quali sono i rischi? Che si può "fare l'amore" ma che si può anche "fare l'odio", o "fare l'assenza".
Se non avete mai provato dubito che possiate cogliere in profondità il significato di queste parole.
Altrimenti un piccolo esame di coscienza: è mai capitato di offrire il corpo tenendo lontana la mente? Di assumere una posizione (involontariamente?) scomoda? Di farlo frettolosamente? Di farlo pensando ad (un) altro?
Peccato!
E qui mi piace la doppia semantica di "peccato" che da un lato ci richiama al venir meno ad una legge divina ma, guarda caso, colloquialmente si riferisce anche ad un'occasione mancata... peccato!
Ecco, sviluppiamo questo sentiero. Il sesso diventa peccato (peccato...) quando non "fate l'amore".
Un'occasione di incontro sprecata, un passo verso "l'inferno" della lontananza-intima (lo so, è un ossimoro)
Mi piace - e piacerà a tutti, non solo ai cattolici - citare Paolo di Tarso, che circa 2000 anni fa scriveva agli abitanti di Corinto: «Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione».
Andrebbe riletto come un mantra e appeso sopra la testiera del talamo. Analizziamolo insieme: l’astinenza deve essere “di comune accordo”, quindi non è un’arma di ricatto, né un premio il concedersi, né la richiesta un modo per far pressione. Poi è “temporanea” e su questo direi che un mese (ma ho trovato anche di più) dal mio punto di vista è molto oltre ciò che dovrebbe intendersi con temporaneità. L’astinenza ha poi uno scopo (per San Paolo “dedicarvi alla preghiera”) e quindi non esiste un’astinenza per noia o per tacito accordo di non investire sulla propria relazione. E c’è un motivo per tutto questo: “satana non vi tenti”. Siccome satana è definito “colui che divide” (diavolo letteralmente significa questo), mi prendo la licenza di parafrasare San Paolo e dire che non curare la sessualità è condannarsi alla divisione. Magari non quella davanti al giudice, ma una sottile e fastidiosissima divisione interiore, che parte a livello del corpo, della pancia, e si estende anche al cuore e alla testa, per usare un linguaggio corporeo.

La sessualità necessita di integrare nella coppia le tre polarità della teorizzazione di Sternberg, che dal mio punto di vista si possono associare alle tre componenti che si intrecciano nella persona, come una sinossi:
  • Passione - CORPO: è la dimensione attrattiva della relazione e della sessualità. Questa dimensione parte dal corpo e dalle sue pulsioni. Talvolta precede il rapporto (specie nei giovani, e negli uomini) cioé il desiderio dell'altro crea una specie di calamita che attrae, attiva fisiologicamente il corpo e lo predispone all'amplesso. Altre volte si accompagna all'incontro (specie nelle donne, e nei meno giovani). In poche parole è assolutamente normale che quando una coppia è giovane parta da un desiderio (anche da un pensiero) che causa un'attivazione fisiologica (diciamo un aumento della frequenza cardiaca, un'erezione e una lubrificazione, ma non solo) e che desidera l'incontro. A mano a mano che l'età avanza, sarà la relazione stessa che favorirà il corpo all'incontro. Lo scoraggiarsi per le perdute performance potrebbe riflettere un'idea della sessualità molto legata all'adolescenza che - fortunatamente - per ragioni anagrafiche, non potrà che essere abbandonata. Alcuni esperti ritengono che grazie a questo fatto all'avanzare dell'età gli uomini e le donne - a discapito dei corpi che invechiano - diventano sessualmente più compatibili. Ad una certa età anche l'uomo - come la donna in genere - ha bisogno di un tempo e di una vicinanza. Sempre riguardo al corpo, e ai dettagli sopra, non siamo pornografici e nessuno si dovrebbe scandalizzare. C'è chi ha fatto notare (Lowen, leggetelo!) che l'incontro sessuale avviene dove il sangue - da sembre simbolo di vitalità e di libido - affluisce maggiormente alla superficie. Come dire che - altro che spiritualismo - la sessualità desidera che due corpi stiano più vicini possibile. Le zone erogene - la lingua, le labbra, i genitali - sono i punti del nostro corpo nei quali andiamo più vicini all'altro "Le tue labbra stillano nettare, o sposa, c’è miele e latte sotto la tua lingua", si legge nel Cantico dei Cantici. Se vogliamo spingerci ancora oltre: le zone erogene - più irrorate di sangue - sono le zone in cui mi avvicino maggiormente al tuo... cuore. Il cuore, che lungi dal rappresentare una semplice pompa cardiaca - è l'organo per eccellenza legato ai sentimenti, alle emozioni, all'amore. "Mi hai rubato il cuore", "Ti do il mio cuore", ma anche "Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" sono frasi tutt'altro che metaforiche!
  • Intimità - MENTE: la dimensione psichica, la nostra intelligenza di cercare e trovare modalità funzionali di relazione. L'intelligenza di diventare amici (come "amica...", "sorella...", "sposa..." descrive l'amata sempre il Cantico). Confidarsi, apertamente e spontaneamente: "Come preferisci?". Mente per capire il momento giusto, le parole giuste, per diventarti caro, cara. Intimità per il desiderio di stare bene insieme e fare cose belle, ri-creative. Diciamo che la mente - nella sessualità - stempera i bollori della passione e ci rende più umani (la passione sessuale, l'impulso, parte dal nostro cervello rettiliano che se lasciato solo non potrà fare molto più di un rettile). L'intimità cerca il bello, il sorriso, gli occhi nei quali mi posso rispecchiare. Fa sì che l'atto sessuale - in accordo con il cuore - sia un'esperienza in cui c'è anche tenerezza, interesse per l'altro, sincero. Se la passione "prende" e "prae-tende", l'intimità si "prende cura" e "ad-tende".
  • Impegno - ANIMA: nella coppia, e di conseguenza nella sua espressione sessuale, c'è una dimensione spirituale, soprannaturale, che si esprime praticamente in una piena assunzione di responsabilità, un ethos. Io scelgo te, io prendo te, io accolgo te. L'anima entra nella sessualità anche perché la sessualità si apre alla vita, e se non genera sempre vita genera la nostra storia, quindi ci unisce, ci cementa, in una zona che trascende la corruttibilità del nostro corpo, gli scherzi della nostra mente, e ci fa guardare insieme verso un'orizzonte di significato condiviso. Qui ci sta il grande timore e tremore di trovarsi di fronte ad un "tu" e ad un "Tu" che ci abbraccia entrambi. Questo succede nei momenti magici in cui mentre si fa l'amore gli occhi si fanno lucidi, perché ti vedo nella tua essenza, fuso con te e contemporaneamente presente a me. Ti vedo (ti accolgo)! Ti guardo (ti scruto con intenzionalità amorevole)! Un'esperienza mistica. Tranquilli, non succede sempre, però...
Fatte queste premesse si capisce come diventa superfluo spiegare perché è importante la fedeltà, perché gli adolescenti disimpegnati, i "tromb-amici", non possono esperire una sessualità piena, perché non serve drogarsi di sesso. Diventa superfluo. Potrò indicare, difficilmente obbligare. Casomai dirò "Peccato..." ma non con il dito puntato; piuttosto con gli occhi tristi e il sorriso sulle labbra.

Per chiudere consigli al volo! Quelli che vengono:
  1. Fate l'amore più spesso possibile: vi diventerà più naturale, non vi arrabbierete se qualche volta non va proprio come lo desiderate, anche se non è perfetto conduce all'unione.
  2. Siate amorevoli: non portate nel letto i vostri rancori, le vostre incomprensioni. Ci sono, ma qui siamo su un'altro piano. Può essere un'operazione difficile ma non impossibile. Casomai chiarite prima, o create una zona di sospensione, si può.
  3. Siate forti: siete adulti. Non negatevi per partito preso, perché l'altro o l'altra vi sovrasta e vi soffoca. Non siete bambini, siete adulti. Se avete dei traumi irrisolti fatevi aiutare da qualcuno. Non siate fragili: chi desidera propone, senza preoccuparsi se è sempre lui o lei. Chi riceve la proposta - al netto di gravi problemi - la accoglie. "Ora non desidero ma posso nutrirmi del tuo desiderio". "L'appetito vien mangiando", scusate se l'accostamento vi disturba. Ovvio che il massimo è la reciprocità, ma la reciprocità è un punto di arrivo, non la norma.
  4. Organizzatevi: se viene spontaneo ok. Se non viene spontaneo ritagliatevi "agenda alla mano" dei tempi e degli spazi in cui poter stare insieme, stare vicini, toccarvi. Il resto verrà da sè.
Ne sono usciti 4, il numero della completezza, della totalità, delle fasi lunari, delle stagioni, dei punti cardinali.
Il numero del cuore e delle sue 4 camere. Che permette alla vita di fluire e alle emozioni di esprimersi, e che batte forte quando si fa l'amore.

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Sesto: festeggiate e celebrate

Coppia che festeggia
Crisi di coppia. Come siamo emotivamente turbati dai litigi, dalle incomprensioni, dalla piattezza, così - per bilanciare - è importante imparare a celebrare la pace, festeggiare le ricorrenze e i momenti speciali
Foto di Split Shire


Correva l'anno 1996, avevo 25 anni ed ero sposato da pochi mesi. Nonostante una discreta intelligenza e vita sociale, non avevo assolutamente idea di che cosa fossero San Valentino, la festa della donna, il compleanno, l'anniversario di matrimonio. Più che altro non ne coglievo il significato, men che meno l'utilità. C'è voluto un po' di tempo e di pazienza perché mia moglie Alessandra mi "addomesticasse". Sono stato un po' come la volpe del Piccolo Principe (Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, 1943):

«Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste...»
«Non posso giocare con te - disse la volpe - non sono addomesticata».
«Ah! scusa», fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
«Che cosa vuol dire "addomesticare"?» [...]
«È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"...»

Ho scelto questo passo perché da un lato racconta come nel corso della vita di coppia ci si "addomestica" a vicenda, e dall'altro spiega in maniera molto poetica il bisogno di ritualità che i festeggiamenti ripropongono.

«Non si conoscono che le cose che si addomesticano — sentenziò la volpe. —
[...] Se vuoi un amico, addomestica me!»
«Che si deve fare?» domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti — rispose la volpe. —
In un primo tempo ti siederai sull'erba un po' distante da me, così. Io ti seguirò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla.
Il linguaggio è una fonte di malintesi. Ma, ogni volta, potrai sederti un po' più vicino…»
Il piccolo principe ritornò all'indomani.
«Sarebbe meglio tornare sempre alla stessa ora — disse la volpe.
Per esempio, se tu vieni sempre alle quattro del pomeriggio, alle tre io già comincerò ad essere felice.

Più si avvicinerà il momento, più mi sentirò felice. Alle quattro comincerò ad agitarmi e sarò in apprensione; scoprirò allora qual'è il prezzo della felicità! Ma se tu vieni quando ti pare, non saprò mai quando preparare il mio cuore… c'è bisogno di riti».
«Che cos'è un rito?» — disse il piccolo principe.
«È una cosa purtroppo dimenticata — rispose la volpe.
È ciò che fa di un giorno un giorno differente dagli altri, una certa ora, un'ora differente dalle altre ore».

Ed è vero... comincio a diventar felice qualche giorno prima di ogni festeggiamento, di ogni momento speciale; ma purtroppo, occupandomi anche di coppia in generale, divento triste - come il piccolo principe - quando ogni anno, all'arrivo di San Valentino, o degli anniversari di matrimonio, si spreca lo schernirsi più che l'essere gioiosi, quando non ci si cimenta addirittura in pratiche di cinismo: "San Valentino, la festa di ogni cretino, che crede di essere amato, e invece è soltanto fregato"
Mi chiedo, vi chiedo e vi provoco: da che cosa vi dovete difendere? Dalla paura di essere presi nel vortice del "festeggiamento commerciale"? Ma chi vi crede? Anche Natale può essere vissuto come una festa commerciale!

Credo che in realtà vi stiate difendendo da due paure:

  • di non essere perfetti
  • dell'invidia
E allora si spiega perché - anche chi non disprezza il festeggiamento - debba sempre fare qualche appunto, quasi condizionarlo: "Ma guardate che non è mica tutto perfetto, ci sono i momenti no anche tra noi", "L'amore si dovrebbe costruire tutti i giorni".
Come se bisognasse avere un certificato di imperfezione per essere giustificati. O la patente di perfezione per poter festeggiare! Come se non si sapesse già che chi sta festeggiando ha i suoi alti e bassi. Come se poi io non sapessi che col cavolo che una coppia media costruisce l'amore tutti i giorni!
Che cosa aggiungono i vostri pavidi appunti? Forse che se qualcuno vi vede litigare potrebbe dire "Ma guarda che ipocriti quelli! Hanno festeggiato l'anniversario ma hanno litigato giusto ieri".
Ma che problemi avete?
Ve lo dico io che problemi avete: avete paura dell'invidia, e avete ragione, perché non c'è categoria più invidiata di due persone che si amano.
Due persone che si amano sono il trionfo della speranza, del bene, degli opposti che si riconciliano, della capacità di perdonare.
E quindi volete chiedere scusa, storditi e drogati dall'invidia e dal cinismo. «Scusateci tutti se festeggiamo il nostro amore, scusateci voi coppie più perfette di noi, scusateci pure voi coppie in crisi, e scusateci pure voi single!»
Scusateci di esistere e, oggi, di voler essere felici!
Lo sapeva bene Eros, che metteva in guardia Psiche dall'invidia delle sorelle: «Non ti accorgi che grande pericolo ti sovrasta? La Fortuna ti osteggia da lontano, e se non stai in guardia con molta fermezza, ti salterà addosso in un baleno. Quelle perfide lupacchie ti stanno preparando con ogni studio ignobili insidie, la peggiore delle quali è di persuaderti a cercar di veder il mio aspetto».  (da L'asino d'oro di Apuleio)
Eros in persona, «il più bello fra gli dei immortali, che scioglie le membra, e di tutti gli dei e di tutti gli uomini doma nel petto il cuore e il saggio consiglio» (dalla Teogonia di Esiodo), pure lui teme l'invidia che una coppia di amanti può suscitare, e gli effetti che può sortire.

Possiamo permetterci di essere felici?
Lo chiedo spesso alle mie coppie. Ed è una domanda per la quale non voglio che diano risposta. Una domanda che deve rimanere domanda. Mi merito di essere felice con mio marito, con mia moglie?

E la perversione è tale che si scivola senza accorgersene sul piano diabolico: celebro ciò che non va. Pensate solo alle litigate, ai conflitti, di cui parleremo in una prossima puntata: spesso sono "celebrate", evidenziate, palesate da lunghe disussioni, le incomprensioni da infiniti musi, posate che sbattono sui piatti tagliando il silenzio.
E figli, e pure voi, costretti a nutrirvi di questa anti- festa.
«Come festeggiate la pace dopo la guerra? Chiedo. Ballate? Cantate? Vi abbracciate davanti ai bambini?», chiedo spesso ai miei clienti.
«Ma dottore che dice? Ci vergogniamo, è ridicolo».
Cioè - capite? - non vi vergonate a dare il peggio di voi perché "scappa" e "quando ci vuole ci vuole" e vi vergognate a festeggiare?
L'importanza di fare e celebrare la pace, come ho spiegato nel libro "3 regole per litigare" nel quale vi do anche qualche dritta sui differenti canali da attivare per fare la pace, con qualche consiglio pratico.

E allora volete essere una coppia felice? Volete attraversare ogni crisi?
  • Festeggiate, celebrate il vostro amore: festeggiate per voi, per dirvi "quanto siamo stati bravi?", "quanta Grazia abbiamo ricevuto?"; festeggiate anche pubblicamente, perché il mondo ha bisogno di amore e di bellezza. E ha bisogno che chi crede nell'amore, nell'impegno e nella passione dell'amore, abbia la possibilità di nutrirsi alla fonte di altre coppie che festeggiano l'amore.
  • Gioite per l'amore altrui: uscite dalle fila di coloro che invidiano chi si ama! Sono affettivamente felice? E allora non vorrò che questa bellezza sia solo mia. Sono triste? Un periodo no? E allora posso gioire per l'amore che c'è nel mondo, per chi lo manifesta, perché vedendo gli altri sento un po' del loro profumo, e posso prendere coraggio.
Ci sono tanti modi di festeggiare, potete prenotare un posto nel ristorante più costoso della vostra città, ma potete anche uscire e mangiarvi una pizza, o semplicemente passeggiare mano nella mano. Non è una questione di soldi, quella è una scusa. Potete regalare un gioiello tempestato o una rosa presa dal pachistano di turno. Non importa. Quelli sono i gesti esteriori, importanti perchè si vedono, ma limitati.
La prossima festa, il prossimo anniversario, fate così: guardate le coppie di amanti, chi sono, cosa fanno, e sappiate guardare oltre, perché stanno sì festeggiando in modo visibile e forse un po' banale, ma se guardate più a fondo vi stanno dicendo, strizzandovi l'occhio, che quello che sta succedendo tra loro «non si vede bene che con il cuore. L'essenziale resta invisibile agli occhi».
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Settimo: Onora il padre e la madre... e lasciali

Giovane oppia pensierosa
Crisi di coppia. Come comportarsi con i suoceri? Meglio tagliarli fuori dalla vita di coppia o coinvolgerli ed onorarli? Un bel dilemma per le coppie...
Foto di Drobot Dean


Ma vi pare che in un decalogo per affrontare la crisi di coppia potevamo saltare a piè pari il tema dei suoceri?
Il rapporto con le famiglie di origine è uno dei grattacapi più intriganti della relazione di coppia. A parte pochi fortunati, tutti si trovano prima o poi a dirimere questioni spinose:
«Natale dai miei o dai tuoi? O alterniamo?»
«Accettiamo l'appartamento che ci hanno offerto i miei? Sotto il loro?» «Ma così non siamo più liberi!» «Ma forse un rifiuto sarebbe un affronto»
«C'è proprio bisogno che telefoni a tua madre tutti i giorni? Pure in vacanza?»
«Perché passi tutti i giorni a trovare tuo padre con il quale già lavori insieme nell'azienda di famiglia, invece di tornare prima da tuo figlio?»
Quando arrivano i figli la faccenda si fa ancora più calda:
«Mia madre è disponibile a tenercelo, gratis» «Sì, però si deve adeguare a quello che diciamo noi» «Ma dai, sai com'è fatta, è un po' permalosa» «Sì ma ai miei figli decido io cosa dar da mangiare» «Ok, diglielo, ma poi voi donne litigate» «Infatti, non glielo dirò io... è giusto che glielo dica tu che sei suo figlio».
Sudori freddi, ansia, conflitti di lealtà, equilibrismi, isterismi silenziosi. A volte si perde la pazienza, a volte si sbotta, poi non ci si parla,  si fanno tesissime riunioni per riallacciare i rapporti. Che dura la vita intergenerazionale...
Trattiamo questo argomento in un prontuario per "crisi di coppia" perché la coppia si trova all'incrocio delle tensioni tra le stirpi e le generazioni.
Facciamo un piccolo schemino:
  • Immaginate geometricamente una coppia. Immaginateli come due cerchietti vicini con una lineetta orizzontale rossa che li unisce: è la loro relazione. Di quella lineetta stiamo parlando in tutto questo articolo. Lì c'è l'amore, il conflitto, il progetto, tutto quello che riguarda ciò-che-avviene tra i due partner, visibile ed invisibile. Non sono bravo a disegnare, altrimenti vi farei uno schizzo qui a fianco.
  • ora immaginate da ognuno di questi due cerchietti salgano in verticale due linee azzurre che collegano ognuno dei partner ai suoi  genitori. Anche i genitori sono uniti tra loro da una linea orizzontale. Sono vivi? Sono morti? Sono insieme o separati? Si vogliono bene? Si odiano? Sono stati insieme solo per il figlio? Ci sono altri figli? Ognuna di queste domande darà un significato alla linea verticale. Se avete un po' di immaginazione visiva vedrete che si crea una specie di albero, dove le linee orizzontali rappresentano i legami affettivi, e quelle verticali i legami genitoriali. Da ogni relazione, se ci sono più figli, scenderanno più linee e si faranno altri cerchietti, che sono i fratelli e le sorelle dei partner
  • Ora - dalla prima linea rossa - fate scendere una linea verde o tante linee quanti sono i figli. E alla fine di ogni linea un cerchietto. Sono i figli della coppia. Provate a disegnarla a mano, vedrete che è più facile di quanto sembri.
  • A rendere il tutto ancora più complesso è che questo disegno non è fermo, statico, ma si muove nel tempo. Cioé quei due cerchietti che siete voi due non siete stampati su un foglio, ma vi muovete alla velocità della luce con tutto questo sistema. Lo capite perché la famiglia è una faccenda così complessa? Complessa e affascinante!
Ma torniamo alla nostra coppia: la coppia si trova in mezzo. Ognuno dei due scende da una famiglia alla quale è intimamente legato. Questo legame non si può tagliare, nemmeno volendo, è un legame di sangue, biologico, ma anche di esperienze, di miti, di modi di intendere la vita. Tutte queste cose ci fanno sentire molto agganciati ai nostri genitori. Qualcuno crede che mettendo qualche centinaio di chilometri tra lui e la sua famiglia, o arrabbiandosi, questa relazione si indebolisca, ma sbaglia. Il legame è forte, primario, e occorre rendersene conto.
La coppia crea un nuovo legame, ma questo legame in qualche modo viene dopo, per cui non conviene mai mettere in competizione questi due piani, perché se si cercano di strappare i fili di questo disegno, chi è in mezzo soffrirà terribilmente. Bisogna solo dare ordine, e di questo stiamo parlando, e per dare ordine serve molta pazienza.
Ognuno ha un'idea sulla sua famiglia, e la sua famiglia ha un'idea e anche delle aspettative su di lui.
Quando vi mettete in coppia, vi fate delle idee sulla famiglia dell'altro, dell'altra. E anche la sua famiglia (i suoi membri) si fa un'idea su di voi e si crea delle aspettative. Queste idee e aspettative reciproche creano una tensione.
Ad esempio, quando avete un figlio, per voi è un figlio, ma per entrambe le famiglie è un nipote. A me vengono i brividi a pensare a questo grande miracolo che voi, attraverso la vostra relazione, avete mescolato due stirpi che non avevano niente a che fare tra di loro. Possono essere molto differenti, e guardarsi con diffidenza, e voi le avete unite. Se non cogliete la grandezza di questa cosa, faticherete a capire perché tante tensioni, tante incomprensioni, tanto peso, insieme a tanto desiderio, si riversa su una coppia dai sistemi parentali.

Fatta questa lunga premessa, come ci si deve comportare rispetto ai genitori quando si forma una coppia?
Vi voglio dare prima delle indicazioni "profonde", di principio, attingendo dalle nostre radici giudaico cristiane, e poi qualche consiglio di buon senso, più terra-terra. Non vanno in contraddizione.
Le indicazioni profonde le troviamo nei testi sacri. Il nostro testo sacro di riferimento è la Bibbia. Non sono un teologo e quindi può essere che non ne colga a pieno il significato; ma sono esperto di coppia e questo mi spinge ad utilizzarli perché li trovo molto utili ai fini di una corretta impostazione del rapporto con le famiglie di origine:
  • L'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne: lo troviamo all'inizio della Bibbia, in Genesi 2,24, anche se - grazie alle nuove tecnologie - ho scoperto che è ripetuto anche in Marco 10,7 ed Efesini 5,31, buono a sapersi. Questo significa che - quando un uomo, ma anche una donna, si sposa - in qualche modo deve "lasciare" suo padre e sua madre. Non smette di essere figlio, figlia, ma diventa soprattutto marito, moglie. Qui la finezza sta nei dettagli e nell'equilibrio. Ogni posizione estrema è avventata. Come è ormai chiaro che è assolutamente disfunzionale essere più legati ai propri genitori che al coniuge, è altrettanto saggio non tagliare con violenza il legame. "Lasciare" è un verbo dolce, almeno in italiano, e si "lascia" solamente con amore, con rispetto, con gratitudine. Ogni strappo crea una lacerazione, e la ferita cementerà il legame in maniera più profonda. Provate a pensare alle situazioni in cui si va via sbattendo la porta, non ci si parla più. Si pensa di essere staccati, in realtà si è legati, talmente legati che quando ad esempio non si è in pace con una persona continui a pensarla e a comportarti facendo riferimento diretto o indiretto ad essa... se non è legame questo... è un fortissimo legame, una prigione. Questo legame di sofferenza danneggia la coppia.
  • Onora tuo padre e tua madre lo troviamo nel Deuteronomio 5,16, meglio conosciuto come il "quarto comandamento". Ecco la risposta, o meglio il completamento a quanto stavamo scrivendo sopra. I genitori vanno trattati con "onore", una parola desueta ma molto evocativa. Non si parla in fatti di "rispettare" o "voler bene" (troppo blando) ma nemmeno di "dar ragione" (non c'entra nulla). Si tratta di "onorare", qualcosa che ha più a che fare con un senso di profonda riconoscenza. Grazie a questa riconoscenza infatti mi potrò sentire abbastanza uomo, abbastanza donna, abbastanza "appartenente" da trovare la forza per tessere una nuova relazione con mio marito, con mia moglie. Come faccio a relazionarmi se mi sento interiormente orfano? Scappato? Arrabbiato?
Con amore, quindi, onoro e lascio i miei genitori e mi unisco a te.

Visto che è passato qualche millennio, e di faccende familiari ne vedo parecchie, mi permetto qualche consiglietto decisamente più superficiale ma altrettanto utile nel quotidiano. Su questi potete essere più o meno d'accordo, e potete adattarli al vostro stile personale:
  1. Non cambiate i suoceri, cambiate voi: tante coppie si rivolgono a me pensando che io abbia il potere di cambiare i suoceri. Per fortuna non è così. Ma la buona notizia è che i suoceri sono una meravigliosa occasione per cambiare (in meglio) la propria coppia. Esempio: la tua suocera può essere effettivamente invadente, ma pensi di poter cambiare una sessantenne? Forse è il caso che pensiate a che cosa state facendo voi per sposarvi con la sua invadenza: chi le ha dato le chiavi di casa? A chi spetta informarla (con gentilezza) di quali sono i vostri ritmi, i momenti in cui non volete essere disturbati? O per caso è successo che quando eravate in rotta ne avete parlato con lei? Ecco, in genere sono gli atteggiamenti della coppia che devono cambiare. Quando la coppia matura, è coesa, dalla mia esperienza tutto il mondo intorno si adatta. Provare per credere!
  2. Le feste sono sacre, non fate i bambini: è bellissimo quando le famiglie si ritrovano felici, e vi auguro che per voi sia sempre così. Se però ci sono dei malumori in corso, il mio consiglio è quello di "sospenderli" in alcuni momenti "comandati". Il pranzo di Natale, i compleanni, i sacramenti: trovo davvero immaturo non partecipare. Non si tratta di essere falsi nè di soffrire, io la vedo così: ci sono avvenimenti che sono "sopra" le nostre piccole e grandi beghe. Trovo corretto essere maturi e affrontare questi momenti con dignità e rispetto verso tutti, quelli che stanno simpatici e anche quelli con cui faccio fatica. Non c'è bisogno di fare facce strane o mandare messaggi non verbali: chiaro che con chi mi sta simpatico mi troverò anche la domenica successiva, per quanto riguarda gli altri un saluto e un augurio non hanno mai ammazzato nessuno.
  3. Mai mettersi contro la mamma: questo è (soprattutto) per le mogli. Può essere che vostro marito vi ami sinceramente, ma che sua madre eserciti su di lui una potenza tale per cui non riesce proprio a contrastarla. Non c'è bisogno che vi spieghi quanto il fatto che l'abbia portato in grambo per 9 mesi, e cullato e cresciuto possano aver contato. Ora, non serve metterlo alla prova in inutili e laceranti "scegli lei o me". Siate furbe, e chiedete a vostro marito di essere furbo. La mamma non si lascia sfacciatamente (altrimenti rimarrete incastrati tra le sue braccia!). Alla mamma si dà ragione, si rimane (moderatamente) figli, e si fugge altrove a vivere la propria avventura d'amore, tutti i giorni. Ce lo insegna la storia attraverso il mito: Eros, per sfuggire dagli sguardi di mamma Venere, ha nascosto il suo amore con Psiche in un luogo segreto; il protagonista del Rugginoso (Fiaba dei Grimm) ha rubato da sotto il cuscino della madre la chiave della sua libertà. Le mamme soffrono, fatevene una ragione e non mettetele alla prova inutilmente.
Abbiamo ragionato a lungo sulle nostre radici, senza le quali semplicemente non esisteremmo noi, e nemmeno il nostro amore.



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Ottavo: Datevi ragione!

Coppia innamorata
Crisi di coppia. Che cosa succederebbe se potessimo permetterci il lusso - qualche volta - di darci ragione?
Foto di nd3000

«Sì»
«Hai ragione»
«Hai proprio ragione!»
«Ma sai che hai proprio ragione?» (con sorriso luminoso e incoraggiante)
Più eccitante di un sogno erotico potrebbe essere il sogno di ricevere dal partner una tale progressione di assenso.
Un sogno? Sì, perché un altro degli effetti paradossali del matrimonio, della convivenza, della vita di coppia in generale, è quello di entrare in una sorta di regno del torto. Un luogo ostile nel quale pare impossibile aver ragione, ma anche semplicemente essere apprezzati per quello che si dice o si fa. Mentre le critiche e le contestazioni vengono elargite copiosamente, a piene mani.
Nel corso della consulenza di coppia in genere sono gli uomini che lamentano la tendenza giudicante della donna, ma andando un po' più a fondo spesso si scopre che - magari con modalità differenti - anche loro si sentono "giudicate", "criticate", "sotto controllo" o "valutate".
Al netto dei temperamenti personali infatti, come abbiamo scritto altrove, vige una sorta di pareggio implicito nelle interazioni di coppia e quindi è sensato aspettarsi che la critica, la contestazione, più che appartenere ad uno dei due siano una modalità comunicativa co-costruita.
L'atmosfera all'interno della quale la comunicazione avviene è infatti creata insieme, spesso inconsapevolmente, e diventa un'abitudine, e come tutte le abitudini è molto difficile da modificare.

Ma procediamo per gradi.
Abbiamo sempre sostenuto che la coppia è formata da due individui differenti: ci sono un uomo e una donna innanzitutto, poi ci sono caratteri e temperamenti diversi, una storia alle spalle, esperienze, e poi due famiglie di origine, due stirpi con miti e riti propri. In quanto differenza (di-fero = porto qualcosa d'altro) è salutare e vitale che la crescita avvenga nell'incontro con una persona che è un universo altro-da-sè attraverso il quale, la quale, diventiamo fecondi. La fecondità infatti necessita di una differenza (un gamete maschile e uno femminile), e parallelamente sul piano psichico noi non possiamo che essere fecondi attraverso l'intrecciarsi di pensieri differenti. L'abbiamo trattato ampiamente al punto quarto: abbiamo una specie di sesto senso per innamorarci di chi ci porta un alto grado di differenza, e questa differenza - non neghiamolo - è anche una fatica.

Allora la domanda è: questa differenza è solo fonte di fatica? Di lavorio ed elaborazione continui? Di adattamento? Di pazienza?
La risposta è "fino ad un certo punto".
Perché se noi sosteniamo - giustamente - che ogni differenza è una ricchezza, poi dovremmo anche essere coerenti e poterlo sperimentare nella relazione più intima che abbiamo.
Altrimenti il rischio è che bevete e vi ubriacate di frasi fatte (l'armonia degli opposti, chi critica sposa, l'amore bello e litigarello, ferita-feritoia), poi andate ad un corso di formazione professionale in cui si incoraggia il pensiero divergente, l'apporto di ogni idea, la curiosità su ogni punto di vista. E poi vi basta andare a casa, e vi cascano le... braccia.

Ecco allora che il darsi ragione non avviene perché la pensate allo stesso modo, ma perché assumete un atteggiamento positivo, costruttivo, incoraggiante, nei confronti di chi avete a fianco.

Vedo due ostacoli abbastanza comuni nel mettere in atto questo atteggiamento:

  1. La reattanza: è quel particolare modo di fare per cui si contesta l'altro "per principio", "per partito preso". La reattanza è come certe figure geometriche nei quiz grafici. Non si vede mai, ma dalla prima volta che qualcuno te la fa notare, non riuscirai più a smettere di vederla. Vi siete mai trovati nella condizione di pensare «Se non me lo chiedesse lui/lei magari lo farei»? O «Più insiste più mi passa la voglia»? O ancora «Se me lo chiedesse un'altra persona sarebbe diverso»? Ecco, in quei momenti siete vittime di reattanza. L'età in cui si manifesta in maniera più evidente è l'adolescenza: l'adolescente dice di no per opporsi ai genitori, non perché ha riflettuto se l'oggetto della discussione è per lui giusto o meno. Per quale motivo? Perché è schiavo del bisogno di dimostrare la sua autonomia. Cioé si costruisce da solo un paradosso: se li contesto litigherò, ma se do loro ragione dimostrerò la mia dipendenza. Così tutte le volte che cadiamo nella trappola della reattanza è perché non accettiamo di essere troppo dipendenti dal nostro partner. In realtà, in questo modo ci dimostriamo molto dipendenti. Perché una persona autonoma non ha bisogno sempre di contestare. Valuterà con libertà se e in che misura una proposta è accettabile o meno.
  2. L'avarizia nelle carezze. Ferradini docet: «Prendi una donna, dille che l'ami... e poi ti lascerà». Talvolta ci si costruisce nella mente una regola implicita: dare troppa soddisfazione a qualcuno (in questo caso al partner) lo metterebbe in una condizione di forza. Questa regola è ovviamente errata e non ha alcuna correlazione con la realtà, a meno che non vi troviate all'interno di un rapporto con tratti sadici, masochistici, o vittimistici, ma allora la gentilezza non è il vostro problema principale. Usiamo "carezza" nell'accezione che ne dà l'Analisi Transazionale, cioé qualsiasi atto che soddisfi il naturale bisogno di riconoscimento. Talvolta - in corrispondenza dell'avarizia nel dare carezze - si struttura una difficoltà nel riceverle. In questo caso avrete sperimentato che se una persona si schernisce o cambia discorso o si ritira ogni volta che le fate un complimento o le date ragione... semplicemente vi passerà la voglia di farlo.
Allora torniamo all'azione attraverso alcuni semplici accorgimenti che potete usare nella vostra comunicazione di coppia:
  • Non è necessario che dichiariate tutte le volte che siete in disaccordo. Non è obbligatorio dare la propria opinione contraria su ogni punto. Ci sono argomenti in cui è inevitabile, altri in cui è discutibile, altri ancora in cui è semplicemente superfluo. Una regola che applichiamo naturalmente quando siamo al lavoro. Un imperativo se svolgiamo una professione a contatto con le persone, in cui la cura della relazione, della ricerca di ciò che sintonizza e accomuna determinano se il cliente resta con noi o meno. Lo fate col cliente, e poi non lo fate con la moglie, con il marito... perché? Perché al lavoro vi sforzate e invece col partner potete essere spontanei? Bel guadagno questa spontaneità!
  • Se non siete d'accordo potete tacere. Perché questa ansia di affermare la propria idea, sempre? Qualche volta, se qualcosa non vi convince, potete semplicemente tacere. Tacere in questo contesto non significa "tapparsi la bocca" o "mordersi la lingua", immagini pessime. Tacere è creare uno spazio perché l'altro, l'altra si esprima. Tacere è ritirarsi e riflettere su quello che ho sentito, e dare al partner la possibilità di fare altrettanto. Non è intrigante questo spazio di silenzio e riflessione?
  • Impegnatevi a darvi ragione. Sì, c'è scritto di "impegnarsi". Come sempre e linearmente sostenuto in questo lungo articolo. Contestarsi di continuo può diventare una (brutta) abitudine, e per cambiare abitudini non ci sono magie o scorciatoie. Occorre allenarsi, fare pratica: se state affrontando una discussione tranquilla, ci saranno aspetti in cui siete concordi ed altri meno. Sforzatevi di trovare i punti comuni e fateli notare. «È vero!» «Hai ragione» «È proprio così»

Uno spunto per la vostra porssima discussione:
«Secondo me quello che ha scritto Scarmagnani non è corretto»
«Hai ragione!»
Potreste ottenere questo risultato
 

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Nono: Siate liberi

Coppia che salta in riva al mare al tramonto
Crisi di coppia. È possibile coniugare una relazione con la libertà? Ci si può sentire liberi e legati allo stesso tempo?
Foto di Antonioguillem

«Ciao sono Antonella, cerco una relazione appassionante e duratura, ma con una persona non asfissiante. Detesto chi mi controlla o non sa stare senza di me. Voglio un uomo sicuro e completo, detesto - ne ho già avuti - quelli dipendenti che ti chiedono dove sei e cosa fai»
«Sono Giovanni, cerco una donna che sappia amarmi per quello che sono e con cui fare una famiglia. Negli ultimi due anni ho avuto 6 storie. Tutte finivano quando io - giustamente - chiedevo i miei spazi per giocare a calcetto con gli amici o uscire la sera»
«Sono single e cerco l'anima gemella»
«Sono sposato e ho bisogno della mia libertà»
Come il bambino che muove due passi lontano dalla mamma e poi si gira angosciato per vedere se c'è, così è l'attuale bipolarismo affettivo tra il bisogno di vicinanza e quello di solitudine.
Tanti bei dilemmi ai quali verrebbe da chiedere banalmente «Ma perché ti sposi se hai bisogno di stare libero?» o «Ma perché rifiuti di legarti se ti secca stare single?»
Domande banali, è vero, che non colgono la complessità del problema.
Cerchiamo di sbrogliare la matassa della libertà-nella-relazione in tre semplici passaggi.

Primo: il balletto tra autonomia e dipendenza
Tutta la nostra vita è un continuo alternarsi di bisogni contrapposti e noi - come quando pedaliamo su una bici - ci sbilanciamo continuamente da una parte e dall'altra trovando un equilibrio dinamico e andando avanti. Se stiamo fermi, cadiamo. Un pedale si chiama autonomia, l'altro dipendenza. Andiamo avanti.
Prendiamo forma nella pancia della mamma, in un mondo di assoluta dipendenza
Poi veniamo al mondo, respiriamo autonomamente e immediatamente cerchiamo il suo corpo e il suo calore.
Poi siamo bambini di 2-3 anni che dicono «no» per affermare la propria persona: «Non dipendo in tutto da voi, cari geniori, e per dimostrarmelo e dimostrarvelo mi posso opporre»
Diventiamo adolescenti, e la parola d'ordine è "indipendenza". L'indipendenza - la totale autosufficienza, sia fisica che psichica e affettiva - non è possibile per gli esseri umani. L'adolescente "rompe" con la sua famiglia per cercare una sua identità. Nella migliore delle ipotesi svilupperà una dipendenza dagli amici o dalle relazioni affettive: è una dipendenza tendenzialmente sana che gli permette di sperimentarsi fuori dal contesto familiare e pervenire all'autonomia. L'autonomia - a differenza della dipendenza - non è "fare a meno di voi", ma riuscire a fare delle scelte, ragionando con la propria testa, tenendo conto del contesto ma anche delle inclinazioni personali.
Mi sono molto dilungato in questa descrizione perché il balletto tra autonomia e dipendenza comincia molto presto, e quello che si vive nella coppia è il risultato dell'incontro di due persone che hanno vissuto (con più o meno difficoltà) le relazioni precedenti.
Mi accorgo ora che con "relazioni precedenti" potremmo intendere sia le relazioni primarie familiari che le relazioni con gli "ex". Questo è un capitolo talmente ampio che mi riservo di scriverne in un'altra occasione. Per ora sappiate che le relazioni affettive passate hanno un peso enorme nella relazione attuale.
Tornando alla coppia, è normale che da un lato si cerchi dipendenza (l'innamoramento in particolare è dipendenza allo stato puro), dall'altro si cerchi autonomia (che porta ad una maturazione della coppia, grazie alla quale ognuno potrà dare un contributo personale più arricchente alla relazione), e dall'altro ancora ci siano delle fughe adolescenziali verso l'indipendenza (voglio - in certi momenti - fare come se tu non ci fossi) che - non essendo compatibile con l'essere umano - non è compatibile nemmeno con una relazione affettiva.
Come ogni relazione precedente andava "risolta" in una sorta di dialettica hegeliana dipendenza-indipendenza-autonomia/interdipendenza così non vi spaventate se nella coppia si ripropongono ciclicamente questi temi.

Secondo: le giuste distanze
Grazie al fatto che siamo differenti, tema già ampiamente discusso sopra, dovremmo essere facilitati a trovare una giusta distanza tra l'attaccamento ossessivo simil-infantile e il distacco simil-adolescenziale.
In genere uno dei due è geloso, l'altro no; uno vuole passare tutto il tempo libero insieme, l'altro vuole una sera per uscire con gli amici; uno vuole stare appiccicato sul divano, l'altro su un divano differente.
Sono dinamiche fastidiose ma assolutamente negoziabili. Se diventano fonte di grande sofferenza, significa che uno o entrambe non hanno ben risolto qualcuno dei passaggi che abbiamo visto sopra, e il consiglio è quello di farsi aiutare da un professionista in un lavoro sui temi della dipendenza (se vi riconoscete, ci scommetterei che nelle relazioni che vi hanno preceduto ci sono persone che sono state dipendenti da alcool o da sostanze, perché è un altro modo per rispondere - male - alla difficoltà in questo campo).
Comunque, dicevamo, se questo tema non è drammatico, lo affronterei con un classico protocollo di cerchiobottismo (un colpo al cerchio e uno alla botte):
- se lui volesse uscire sempre con gli amici e lei desiderasse sempre stare con lui, vorrà dire che usciranno insieme ma lui qualche volta uscirà con gli amici (in luoghi compatibili con il matrimonio e la relazione ovviamente!)
- se lei si sente soffocare quando lui vuole stare a guardare il film abbracciati sul divano, vorrà dire che lei starà con lui e poi ad un certo punto con molta semplicità si siederà sull'altro divano
Non è difficile, le coppie in genere risolvono questi atteggiamenti con molta semplicità. L'importante è essere chiari e sereni. Nessuno vuole essere soffocato o soffocare. Si passeggia mano nella mano, consapevolmente, sentendo una presa viva; poi se uno si vuole staccare da una stretta un po' più energica e si stacca, poi quando vuole si riattacca. Nessuno vuole una mano flaccida, ma una mano presente che c'è e poi si differenzia.
Rispettate sia il vostro bisogno di contatto che quello di distanza. È sano avere bisogno -  in una relazione - di tempo per sè, per stare con se stessi, per rientrare e ricentrarsi.

Terzo: liberi da...?
Chi non vuole essere libero?
L'ultimo spunto è un po' filosofico e cerco di ragionare intorno all'atteggiamento interiore con cui guardiamo al senso della nostra libertà. Attingo liberamente dal pensiero di Viktor Frankl.
Se vivete in coppia,  non si tratta di essere liberi da (te) o di essere liberi di (fare quello che vogliamo). È paradossale!
La libertà si esprime nella libertà di aderire con entusiasmo a quello che avete scelto. È la più grande libertà dell'essere umano per tuffarsi direttamente nella dimensione del senso, del significato.
Siete liberi di dare significato pieno alla vostra vita. E se quello che avete scelto è la sfida della coniugalità, della vita di coppia, siete liberi di amare oltre misura, rispondendo così ad una grande vocazione, liberi per dare senso pieno alla vostra vita. E il bello è che nessuno ve lo potrà impedire!
Non è un moralismo, avete sotto gli occhi la tristezza di chi è solo e pubblica post patetici sui social, di chi è sposato ma non vorrebbe esserlo, o invidia chi è libero, il quale a sua volta invidia chi ha qualcuno a cui voler bene.
Uscite da questa triste lagnanza, lanciatevi con gioia nella libertà di amare la persona che avete accanto. Con tutte le vostre forze. Stando insieme e stando da soli, in quel balletto dell'allontanarsi e del riavvicinarsi che ricorda molto il perdersi e ritrovarsi del Cantico dei cantici.

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Decimo: Litigate bene!

Coppia che si lancia i cuscini
Crisi di coppia. Il conflitto esprime le divergenze che inevitabilmente emergono tra due persone differenti. Attenzione! Tenersi lontani dai due estremi: litigare sempre, non litigare mai.
Foto di fizkes

"L'amore non è bello se non è litigarello"
Ma davvero? Io non ci ho mai creduto. Litigare è un pessimo modo per passare il tempo. Poi, avendo scoperto e sperimentato personalmente che non avere divergenze in coppia è impossibile, ho cercato delle vie per depotenziare il conflitto, e toglierne la carica distruttiva e disfunzionale.
Il risultato del mio sforzo immane - dovevano essere dieci punti e me ne sono usciti 3 - è stato recentemente raccolto nel libro 3 regole per litigare.
Litigare con delle regole? Sì certo. Pur conscio che il conflitto si genera in parti di noi che poco si adeguano alle regole, alcuni comportamenti si possono sicuramente "educare".
Si tratta di operare con un certo equilibrismo. Da una parte non è opportuno (e lo vedo nelle coppie che incontro) eliminare il conflitto, perché l'assenza di divergenze esplicite spesso genera guerre di trincea, ben più logoranti; dall'altra occorre calmierare gli aspetti distruttivi del conflitto. Come? Con le tre regole. Eccole in sintesi: appendetele sopra la testiera del talamo, accanto al quadro della Madonna o alla foto del matrimonio.

REGOLA 1) Non vincere!

È lecito cercare di vincere in una disputa. È normale cercare di far valere la propria idea in un dibattito politico. È divertente battere gli avversari in un torneo di calcetto. Ma nella coppia no! Se c’è un luogo nel quale vincere crea disastri è la relazione coniugale.
La coppia infatti vive di una costante ricerca di equilibrio dinamico e questo equilibrio si mantiene a più livelli.  Quando si crea un forte squilibrio, il sistema-coppia tende a riportarsi in asse, e le strategie che usa sono quelle a disposizione dei membri della coppia stessa, e soprattutto non sempre sono consapevoli.
E allora chi, durante un litigio di coppia, si rende conto di essere in una posizione di forza, la usi per cercare di rimettere l’altro/l’altra su un piano più possibile di parità, di pari dignità. Si eviti che esca un vincente e un perdente, semplicemente perché non è possibile: se uno vince avete perso in due.
Non si tratta di non considerare che ci possono essere delle situazioni in cui uno dei due dovrà cedere e si deciderà di seguire una linea educativa piuttosto di un’altra, di acquistare o non acquistare un oggetto. Ma queste scelte non dovrebbero mai trasformare la discussione e quello che ne consegue in un rappoto non paritario: io ho ragione, tu hai torto; io sono up, tu sei down; io sono OK, tu non sei OK, per dirla con l’analisi transazionale.
La coppia è il luogo più evidente dove chi vince resta con un pugno di mosche: ottiene una vittoria esterna, e l’altro si allontana interiormente. Penso che ogni uomo o donna che si trova in coppia da più di un paio di settimane abbia sperimentato quando è frustrante amare da una posizione subalterna.
Ma anche se sei quello/a che ha vinto: che te ne fai di un marito o di una moglie che sei riuscito a “vincere”? Che ne è della tua relazione? Della vostra intimità?
Allora, attenzione ai consigli della prima regola: cercate di non ottenere mai una vittoria su tutti i fronti; non schiacciate mai l’avversario; quando vedete che sta per capitolare lasciategli una via d’uscita; non braccatelo/a. Accontentatevi che la vostra idea è stata presa in considerazione, che si prenderanno le piastrelle del bagno che piacciono a voi, e siate pronti a fornire qualcosa in cambio, magari una partita a calcetto con gli amici se è per lui, o un fiore se è per lei.
Chi non ha dimestichezza con la coppia sorriderà ad esempi tanto banali. Ma “Zigong chiese: «Esiste una singola parola che possa guidare la vita intera?». Il maestro disse: «Non dovrebbe essere la reciprocità?»” (Confucio, Analecta)

REGOLA 2) Definite un ring!

Litigare è il regno dell’agon e del pathos, ma questo non significa che non ci sia un campo di battaglia delimitato e non ci siano delle regole di combattimento.
Queste regole io le chiamo “ring” perché mi piace pensare ai pugili, alle corde che li contengono. Avere un ring aiuta ad impedire che il conflitto dilaghi, che si trascini negli spogliatoi, o tra il pubblico. Traducendo la metafora, potremmo dire di evitare che si trascini in camera da letto o davanti a figli e parenti.
Idealmente ci sono due tipi di ring, due sistemi di definizione dei confini di ciò che è lecito e ciò che non lo è:

  1. il primo è oggettivo, per cui c’è già la legge che indica che certi comportamenti sono inaccettabili e penalmente perseguibili. Di questo non intendo parlare, lo diamo per scontato.
  2. il secondo è un ring di coppia, che si definisce in una relazione di intimità, di conoscenza dell’altro e dell’altra, perché non siamo tutti uguali.

Un esempio per capirci su questo secondo punto: alcune persone non sopportano le offese. Ah che scoperta! A nessuno piace essere offeso! Sì, lo so, ma alcune persone – ve ne accorgerete – all’offesa vanno interiormente in frantumi. Non sono deboli, potreste prenderle a bastonate o toglier loro il cibo, e lo sopporterebbero meglio, ma all’offesa si sgretolano. Sono quelli che – nella categorizzazione di Gary Chapman  – sentono di ricevere amore e nutrimento quando ricevono dei complimenti. Con queste persone si dovrà fare molta attenzione alle offese. Come faccio a litigare con una persona che mi va in frantumi? Non c’è più soddisfazione!
Altre persone non sopportano che si alzi la voce. E via dicendo...
Importante: il ring non è una gabbia ma un sistema di riferimento. Vi scapperà di sbagliare e allora la regola 2 serve per indicare la strada quando si sbaglia. Se uno esce dal ring che insieme avete definito, può chiedere scusa e rientrare. Se può essere utile pensate agli sport di combattimento, se volete pensate ad alcune arti marziali dove chi esce dal tatami fa un inchino e rientra, o alle delimitazioni del campo da calcio. In ogni attività ci sono dei confini, delle regole.
Se il ring non c'è, e non ci sono regole, è più facile e pericoloso scivolare verso il “tutto è permesso”... "se le è volute"... "gliela faccio pagare"... e il gioco diventa per nulla divertente.

REGOLA 3) Tagliate corto!

Già che parlavamo di boxe e di ring questo paragrafo potevamo chiamarlo “gong”. È la regola più importante e se proprio dovete scegliere di applicarne una sola, applicate questa. Alcune ricerche hanno dimostrato che non ci sono differenze significative tra le coppie felici e quelle disfunzionali su molti aspetti del conflitto. Non ci sono differenze significative nel numero dei conflitti, nell’intensità e neppure nei temi della contesa. C’è un’unica differenza significativa: il tempo.
Le coppie felici riescono ad aprire e chiudere la litigata in tempi brevi, in quelle disfunzionali la litigata non ha mai fine. Ore e giorni e notti di agonia. Ore e giorni e notti inutili, perché alla fine non si arriva ad un accordo ma allo sfinimento, e magari è già pronto un altro argomento da contendere.
Quanto stressano, quanto esauriscono le litigate lunghe? Quanta salute fisica e mentale se ne va? Quante occasioni perse per fare cose buone e belle?
Allora questa regola dovrebbe diventare un imperativo categorico, dove ci si può davvero dare una mano, perché c’è sempre chi ci arriva prima e chi dopo. C’è sempre chi – talvolta lui, talvolta lei – propone “dai finiamola qui” ma poi c’è sempre quella parolina che fa riprendere il discorso.
Allora l’accordo per voi potrebbe essere questo: il primo (o la prima) che desidera chiudere un conflitto che sta andando per le lunghe lo propone. L’altro (o l’altra) si sforzerà di assecondare questo desiderio. Se proprio non se la sente potrà dire con onestà «non mi sento ancora pronto, ma possiamo interrompere la discussione».
Magari non ci riuscirete tutte le volte, ma con un allenamento costante riuscirete in breve tempo a ridurre sensibilmente il tempo passato a litigare.
Certo sono consigli pratici e semplificativi, e magari qualcuno ha bisogno di qualcosa di più profondo, per trovare la motivazione a chiudere, proprio mentre pensa di aver ragione.
A me aiuta molto se riesco a considerare che il mio è solo un punto di vista, non la verità. Recenti ricerche hanno confermato che siamo in genere molto clementi con i nostri difetti e poco con quelli degli altri, che giustifichiamo le nostre incongruenze e radiografiamo quelle degli altri (del coniuge nel nostro caso).
Anche nella coppia, come nelle dispute politiche, caschiamo nel cosiddetto “realismo ingenuo”, la credenza di essere gli unici a vedere le cose “come stanno davvero”.
Sì, lo so, è difficilissimo uscire da questi bias, soprattutto quando l’emozione ti ha scaldato, ma sono millenni che ogni sistema filosofico e religioso cerca di metterci in guardia dall’illusione di essere migliori dell’altro.
E allora chiudiamo con quattro citazioni senza tempo, che ci raccontano di quanto l’essere umano tenda ad essere cocciuto nel pensare di avere ragione:

  • «Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello [o marito, o moglie] mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello» (Gesù di Nazareth, Vangelo di Matteo)
  • «È facile vedere i difetti altrui, più difficile vedere i tuoi. Vagli i difetti degli altri come la pula, i tuoi li nascondi come un baro nasconde un lancio perdente.» (Buddha, Dhammapada)
  • «Malgrado tu veda i sette difetti degli altri, non vedi i tuoi dieci» (Proverbio giapponese)
  • «Il caprone non si rende conto di puzzare» (Proverbio nigeriano)

Ricordiamo allora questa bella immagine del caprone che puzza senza rendersene conto tutte le volte che ci ostiniamo a voler aver ragione ad ogni costo, ed avviamoci alla chiusura della litigata.
A questo punto si aprono naturalmente due nuovi argomenti:

  1. Fare la pace
  2. Perdonare
Lo trovate difficile? Siete capaci? Vi servono strumenti? Avete dei dubbi in proposito?
Intanto inquadrateli come due grandi opportunità, poi casomai ne parliamo in un altro pezzo.

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Superare la crisi di coppia è possibile?

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